ACI: troppe auto vecchie in Italia, servono incentivi

In Italia c'è il parco auto più vecchio d'Europa e ciò, secondo l'ACI, porta a dei problemi ambientali e sotto il profilo della sicurezza.

L'Italia è il paese con il parco auto più vecchio d'Europa e questo non è solo un problema economico e ambientale, ma anche sociale. A lanciare l'allarme è l'ACI per mezzo del presidente Angelo Sticchi Damiani in apertura dei lavori della sessantanovesima Conferenza del Traffico e della Circolazione che si tiene a Roma. 

Durante l'evento, a cui partecipano tutti gli operatori dell'automobile attivi in Italia, Sticchi Damiani ha sottolineato che il parco auto italiano ha una media di 9 anni e mezzo e questo comporta un pericolo anche per la sicurezza. Il presidente dell'ACI ha evidenziato infatti che le conseguenze di un incidente sono tanto più gravi quanto più datato è il veicolo coinvolto, questo perché le vetture moderne sono progettate con una maggiore attenzione alla protezione degli occupanti e hanno tra la dotazione numerosi dispositivi dedicati ad evitare o a diminuire le conseguenze degli eventuali impatti. 

A tutto ciò si aggiunge poi il problema ambientale, in quanto le vecchie vetture hanno motori più inquinanti e meno efficienti se confrontati con quelli a bordo dei veicoli attualmente sul mercato.  

Sticchi Damiani ha evidenziato a tale riguardo che un'auto a benzina Euro 1 del 1991 emette il 172% in più di monossido di carbonio rispetto a un modello Euro 4, mentre una diesel Euro 1 moltiplica per 27 volte la quantità di polveri sottili emesse da una Euro 5. 

Dall'ACI è stata quindi inviata al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Maurizio Lupi una serie di proposte per l'adozione di misure utili a smuovere la stagnante situazione. Tra le possibilità sottoposte al vaglio del ministero ci sono l'erogazione di incentivi per consentire la sostituzione dei mezzi Euro 0 o Euro 1, oltre all'obbligo di revisione annuale per tutti i veicoli con oltre 10 anni di età. 

Secondo alcuni addetti, le facilitazioni all'acquisto date alle famiglie sotto forma di bonus potrebbero stimolare la domanda e avrebbero maggiore efficacia se si riuscisse a fruttare la leva fiscale come "incentivo" per chi acquista una vettura di nuova generazione. Resta quindi la proposta che vede l'esenzione del bollo auto per i primi 3 anni dall'immatricolazione di una nuova automobile, con la possibilità che si possa arriva ad un blocco di 5 anni per i modelli a ridotte emissioni. 

In realtà, al di là della reale efficacia di richieste e proposte varie, il vero problema resta la forte crisi economica dalla quale l'Italia è incapace di uscire, per cui l'offerta di incentivi e altre agevolazioni potrebbero non essere sufficienti a far ripartire un mercato automobilistico ormai cronicamente fermo. 

La ridotta capacità di spesa di chi ha perso il posto di lavoro o lavora solo saltuariamente non può essere compensata dallo stanziamento di un bonus di qualche migliaio di euro, in quanto quella cifra sarà probabilmente insufficiente a coprire l'intero (e alto) costo di acquisto di una vettura nuova. 

Allo stesso modo, obbligare le famiglie con auto vecchie alla spesa per la revisione annuale rischia di essere un'ulteriore e gravante penalizzazione che andrebbe colpire proprio quelle fasce di cittadini che, per ragioni di ristrettezza economica, sono costretti a usare vetture parecchio datate.

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di Giuseppe Cutrone | 29 ottobre 2014

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