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Borealis e Vector: le due "frecce" elettriche canadesi con telaio in 3D

Di Simone Fiderlisi
Pubblicato il 17 feb 2026
Borealis e Vector: le due
Al Canadian AutoShow 2026 il Canada presenta Vector e Borealis di Project Arrow: prototipi elettrici costruiti con stampa 3D, guida autonoma e obiettivo produzione entro il 2028.

Nel cuore pulsante dell’innovazione canadese, un progetto si sta ritagliando uno spazio di assoluto rilievo sulla scena automobilistica internazionale: Project Arrow. Una vera e propria scommessa sull’avvenire, orchestrata dall’APMA (Automotive Parts Manufacturers’ Association), che mira a dimostrare quanto il Canada sia pronto a diventare protagonista nella mobilità elettrica di nuova generazione. Non si tratta di un semplice esercizio di stile: qui la posta in gioco è alta, con oltre 80 fornitori nazionali coinvolti e l’ambizione dichiarata di portare su strada, entro il 2028, un veicolo elettrico completamente progettato e costruito tra Ontario e Quebec.

Al centro della scena, due prototipi che incarnano anime diverse ma complementari del futuro a zero emissioni: Vector e Borealis. Due nomi che evocano forza e innovazione, due approcci che raccontano le molteplici strade della rivoluzione elettrica. Vector rappresenta l’evoluzione razionale, quella che dosa sapientemente potenza e concretezza: i suoi 650 cavalli – in netta crescita rispetto ai 550 CV delle prime iterazioni – sono affiancati da un’autonomia stimata di 550 chilometri, mentre la guida autonoma raggiunge il Livello 3, con modalità “hands-off” e “eyes-off” in contesti predefiniti. Ma ciò che colpisce davvero è il telaio, sviluppato grazie all’intelligenza artificiale e realizzato con stampa 3D in polimeri e alluminio: un mix di innovazione e pragmatismo che rende il progetto appetibile non solo agli addetti ai lavori, ma anche agli investitori più attenti alle potenzialità industriali.

Sul fronte opposto, Borealis osa ancora di più, spingendosi verso territori quasi futuristici. Qui il design diventa quasi scheletrico, il telaio e il powertrain sono realizzati interamente in lega metallica attraverso stampa 3D, e l’obiettivo dichiarato è la guida autonoma di Livello 5: il veicolo, almeno nelle intenzioni, sarà in grado di gestire qualsiasi situazione senza intervento umano, su qualunque strada e in qualsiasi condizione. Ma il vero balzo in avanti è rappresentato dall’autonomia dichiarata di 1.500 chilometri: un valore che, se confermato, potrebbe davvero riscrivere le regole del gioco per i veicoli elettrici destinati alle lunghe percorrenze.

L’adozione della stampa 3D come metodo costruttivo non è solo una scelta di rottura, ma anche una mossa strategica: permette di ridurre drasticamente i tempi di sviluppo, di esplorare geometrie complesse e di ottimizzare il peso delle strutture. Tuttavia, il salto dalla prototipazione alla produzione di massa rimane una sfida tutta da giocare, con ostacoli legati alle economie di scala, alle certificazioni di sicurezza e alla standardizzazione dei materiali metallici. Qui si giocherà una partita decisiva per la sostenibilità industriale del Project Arrow.

La vera frontiera, però, resta la guida autonoma. Il passaggio dal Livello 3 al Livello 5 rappresenta una rivoluzione concettuale e tecnologica: significa affidare completamente il controllo del veicolo ai sistemi digitali, senza alcun margine di intervento umano. Una sfida che coinvolge non solo le case automobilistiche, ma anche le autorità regolatorie, chiamate a definire nuovi standard di omologazione, sicurezza e responsabilità. Il Canada, grazie al coordinamento dell’APMA, potrebbe ritagliarsi un ruolo di pioniere in questo campo, catalizzando il dialogo tra industria, legislatori e amministrazioni urbane.

Non mancano, ovviamente, i nodi da sciogliere. Gli esperti sottolineano come traguardi come i 1.500 chilometri di autonomia richiedano progressi sostanziali nella densità energetica delle batterie o l’adozione di soluzioni ibride innovative, con inevitabili ripercussioni sul prezzo finale. A ciò si aggiungono questioni non strettamente tecniche, ma altrettanto cruciali: l’interoperabilità con le infrastrutture urbane, la cybersecurity dei sistemi di bordo e l’accettazione sociale della guida autonoma.

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