Suzuki Jimny: in off-road con la grinta dei samurai

La “suzukina” si rinnova senza perdere un briciolo di DNA e rimane inarrestabile nell’off-road più impegnativo.

La Suzuki Jimny è una vettura che è sopravvissuta alla moda dei SUV, un fuoristrada vero e proprio, e adesso si rinnova completamente grazie ad un Marchio che nello scorso anno fiscale ha battuto i suoi record per via un fatturato di 28,9 miliardi di euro (+18,5%) ed un utile operativo di 2,9 miliardi di euro (+40,3%). Inoltre, la Casa giapponese è al primo posto per la produzione dei veicoli dei segmenti A e B, al secondo per quella di veicoli ibridi, e all’ottavo posto nella produzione in assoluto. Ciliegina sulla torta è al primo posto per profittabilità.

A questi successi ha contribuito anche la Jimny, che è stata venduta dal 1970 in 2,85 milioni di unità in 191 nazioni (in Italia in 20 anni ne sono state vendute più di 80 mila), e adesso arriva alla quarta generazione. Quello che colpisce è che l’auto in questione rispecchia in pieno le caratteristiche da off-road pura delle sue antenate, anche perché è palese che la Jimny sia ormai un’icona, come le Converse All-Star, tanto per fare un esempio.

Ad oggi non ha un vero e proprio competitor ma continua a migliorarsi: il motore è tutto nuovo, un 1.5 da 102 CV con 130 Nm di coppia a 4.000 giri; guadagna l’ammortizzatore di sterzo che il modello precedente non aveva; mentre a livello di dimensioni è di 5 cm più corta nonostante passo e altezza siano rimasti invariati. In compenso, è di 4 cm più larga ed ha un’altezza da terra superiore di 2 cm. Il bagagliaio cresce di 53 litri ed arriva a 377 litri a sedili posteriori abbattuti, adesso vanta un piano di carico completamente piatto, e il bello è che il retro dei sedili posteriori è in plastica, quindi non c’è nessun problema nel trasportare oggetti che possano sporcare.

La linea squadrata agevola la guida in fuoristrada anche se non mancano tocchi di stile come i fari anteriori full LED che riprendono il disegno della prima LJ, le feritoie laterali, già viste sulla Samurai, e la griglia che è un chiaro richiamo alla Jimny del ’98. I fanali posteriori posizionati più in basso inoltre, migliorano l’agibilità al vano di carico e la capacità dello stesso.

Gli interni sono scuri e pratici per non distrarre alla guida, i tasti sono grandi per essere utilizzati anche con i guanti, quando si lavora, mentre l’infotainment guadagna uno schermo touch da 7 pollici completo di navigatore e smartphone friendly. Il clima automatico è di serie, ma c’è un occhio di riguardo anche per la sicurezza attiva con vari dispositivi denominati, nell’ordine, “attentofrena”,  “guidadritto”, “restasveglio”, “nontiabbaglio” e “occhioallimite”. Inoltre c’è l’Hill Descent Control di serie.

In fuoristrada può contare su angoli d’attacco di dosso e di uscita, rispettivamente di 37°, 28° e 49°, su un telaio a traliccio che è stato arricchito di una nuova traversa ad X e di altre 2 trasversali per essere più rigido, e sulle sospensioni ad assale rigido sia all’anteriore che al posteriore con molle elicoidali. Poi c’è il sistema di trazione integrale AllGripPro che consente di inserire la trazione integrale e le marce ridotte tramite una leva.

Nel listino c’è un unico allestimento proposto a 22.500 euro con tutto di serie, dai cerchi in lega da 15 pollici al navigatore; 2 gli optional disponibili: il cambio automatico a 4 marce con convertitore di coppia (che arriverà a gennaio ed avrà un costo di 1.500 euro) e la verniciatura bicolore (400 euro).

Non ci sarà un prezzo promozionale, ma il porte aperte del 29/30 settembre sarà utile per conoscere la nuova Jimny da vicino. Per fortuna noi della stampa specializzata non abbiamo dovuto aspettare tanto e abbiamo avuto modo di provarla in Sardegna in un percorso da off-road duro e puro che ci ha condotto sul monte Pinu, attraverso sterrati, rocce, pendenze da capogiro, canaloni e tutte le difficoltà che si possono incontrare in un territorio incontaminato quando si abbandona l’asfalto. Abbiamo attraversato persino un tratto del tracciato del mondiale rally affrontando fango, pioggia, e superfici ad aderenza variabile. In questi frangenti, oltre alle indicazioni degli istruttori di fuoristrada, è stata fondamentale l’agilità della “Suzukina” che riesce ad arrampicarsi sulle mulattiere con naturalezza grazie ad un corpo vettura compatto, alle ridotte, e ad un’elettronica che ci ha veramente convinto simulando il lavoro dei differenziali meccanici. Sull’asfalto, in modalità 2WD, le sospensioni tendono a saltellare, anche per via della gommatura, e lo sterzo non è diretto come quello di un’auto convenzionale, ma la Jimny non è e non vuole essere come le altre auto, è unica, è un’icona, e quando le condizioni tornano ad essere difficili sfoggia un carattere off-road di razza, non si spaventa di niente grazie alla robustezza di un telaio ulteriormente rinforzato, e dove pensavamo che ci saremmo arenati, lei è passata con fluidità, nonostante lo sterrato avesse lasciato spazio a rocce appuntite intervallate da canaloni che avrebbero potuto inghiottire intere sospensioni. Non eravamo su una vettura elaborata, o con gomme specialistiche, ma su una Suzuki Jimny di serie, il che ha reso l’esperienza epica!

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