Dodge Super Charger 1968: un mostro da 1.000 CV al SEMA 2018

Alla rassegna di Las Vegas presentata una storica muscle car che sotto il cofano porta in dote un kit di elaborazione Mopar (regolarmente in vendita) per l’unità V8 HEMI 6.2.

Dodge Super Charger 1968: un mostro da 1.000 CV al SEMA 2018

di Francesco Giorgi

01 novembre 2018

Se i 390 CV sprigionati dalla “storica” Charger 500 – serie limitata della muscle car simbolo dell’Ariete prodotta nel 1969 e nel 1970 – non sono abbastanza, forse è meglio considerare l’opportunità di un upgrade all’unità motrice, in modo da ottenere 1.000 CV sotto il cofano: una potenza-monstre ed in grado di far urlare qualsiasi appassionato di prestazioni “estreme”. Ecco, in estrema sintesi, la carta d’identità del progetto Dodge Super Charger 1968 Hellephant messo a punto in forma “ufficiale” da Mopar – la Divisione aftermarket di tutti i marchi che fanno capo ad Fca-Fiat Chrysler Automobiles – che in questi giorni fa bella mostra di se al SEMA 2018, la rassegna di Las Vegas organizzata dalla Specialty Equipment Manufactoring Association ed interamente dedicata alla filiera post-vendita, agli accessori, alla componentistica “racing” ed al mondo delle elaborazioni che ogni anno, nella fase centrale dell’autunno, catalizza sulla città del Nevada l’attenzione degli enthusiast di tutto il mondo in materia di “trasformazioni” e progetti speciali.

In questo senso, Fca non rappresenta alcuna eccezione: e ciò viene messo bene in evidenza, presso lo stand Mopar, di una “incredibile cinquantenne”, ovvero un esemplare di Dodge Charger del 1968 dotato di un kit di trasformazione Crate sull’unità motrice originaria (il celebre HEMI 6.2 V8) in grado di “esplodere” in una potenza di un migliaio di CV. Da cui la denominazione scelta “Hellephant”, ovvero “Hell” come “Inferno” ed “Elephant” ad indicare gli ingombri esteriori del corpo vettura (ben oltre i 5 m di lunghezza, ed a loto volta “ritoccati”) e della “ultra-poderosa” motorizzazione.

Il purista che non vede di buon occhio le elaborazioni “moderne” su modelli storici, anzi al contrario preferisce mantenerne l’immagine esteriore e la tecnica costruttiva nelle più fedeli condizioni di origine, potrebbe storcere il naso di fronte ad un simile intervento, e per di più “ufficiale”, che dona una nuova caratterizzazione – ancora più “spinta” – alla muscle car di Dodge la cui seconda sefie in questo 2018 celebra i cinquant’anni dal debutto sul mercato. L’appassionato che non va tanto per il sottile, ed al contrario rimane dell’idea che un intervento di “restyling” tecnico è importante di per se, a prescindere dalla “vetustà” del modello sul quale esso viene progettato, è invece pronto a spellarsi le mani (dopo il primo momento di stupore, ovvio…).

In effetti, non soltanto il motore ha ricevuto un corposo re-engineering, ma anche l’insieme del veicolo: il corpo vettura di Dodge Charger 1968 è stato ribassato (63,5 mm in meno rispetto alla versione di origine), allargato (101,6 mm complessivi, in virtù dell’adozione di nuovi – e vistosissimi – codolini passaruota supplementari, necessari per il montaggio di un set di pneumatici da 305 mm di larghezza all’avantreno e 315 mm al retrotreno) ed allungato nell’interasse (50,8 mm in più), a fronte di una lunghezza complessiva invariata per via di una riduzione dello “sbalzo” anteriore. Fanaleria a Led, specifiche appendici aerodinamiche e, nell’abitacolo, un nuovo rollbar e volante, sedili e cambio manuale a sei rapporti “ereditato” da Viper completano l’impostazione del corpo vettura di Dodge Super Charger Hellephant.

Sotto il cofano, un kit di trasformazione (regolarmente in vendita, ad un prezzo che si aggira su 30.000 dollari) installabile su tutti i modelli stradali ed offroad costruiti fino al 1976, modifica gran parte dei componenti d’origine del V8 HEMI 6.2: gruppi pistone-biella, assi a camme, radiatori, volano, pompa dell’acqua, alimentazione (ora ad iniezione elettronica in sostituzione dei carburatori) e adotta un compressore volumetrico, per una potenza di 1.000 CV.