Mazda MX-5 Yamamoto Signature: la prova su strada e in pista

Al volante della roadster che è già leggenda da guidare preferibilmente a cielo aperto e magari in pista dove si può assaporare fino in fondo la sua essenza sportiva.

Ci sono auto leggendarie e delle autentiche leggende, perché se la Mazda MX-5 è divenuta leggendaria di generazione in generazione, la MX-5 Yamamoto Signature è una leggenda, in quanto realizzata secondo i dettami di Nubuhiro Yamamoto, l’ingegnere che per 22 anni ha seguito lo sviluppo della roadster più venduta al mondo. L’abbiamo provata, finalmente, sia su strada che su pista, per scoprire quali emozioni riesce a regalare quest’auto esclusivissima, realizzata in soli 4 esemplari.

Esterno: nera e rossa per emozionare

La Yamamoto Signature non è una MX-5 come le altre, e lo si evince già da una prima occhiata perché il nero, pardon Jet Black, della carrozzeria mette in risalto gli elementi aerodinamici con fregi rossi che vanno ad impreziosire il frontale, la fiancata ed il posteriore. È un trionfo di muscoli con le forme enfatizzate dai cerchi in lega ENKEI RPF1 da 16 pollici che riprendono il nero lucido della carrozzeria e poi seducono con la finitura rossa. Quest’ultimi calzano degli pneumatici Toyo Proxes R888R 205/50 semislick che riempiono perfettamente i passaruota e sembrano quasi voler uscire. In questo quadro così aggressivo non manca la targhetta identificativa in metallo imbullonata dietro il retrovisore destro e spiccano le pinze rosse a 4 pistoncini dell’impianto frenante Brembo con dischi anteriori da 280 mm. Assettata a dovere, grazie a molle ed ammortizzatori regolabili griffate Ohlins, questa MX-5 carica di anabolizzanti attira gli sguardi come la Pamela Anderson dei tempi migliori. Bella con la capote in tela tirata su, diventa irresistibile scoperta, al punto che abbiamo sfidato anche il freddo pur di guidarla in purezza.

Interno: i dettagli la rendono unica

L’alcantara rende unico un abitacolo già affascinante grazie a tocchi di colore rosso che abbracciano gran parte dello sterzo, il pomello del cambio e la leva del freno a mano. Le cuciture anch’esse in rosso, fanno da preludio alla firma di Nubuhiro Yamamoto, guarda caso di colore rosso, situata davanti al passeggero. Per il resto, ritroviamo il posto guida fasciante e quello passeggero privo del cassetto portaoggetti, visto che gli spazi svuota tasche sono situati dietro ai sedili. La strumentazione è chiara con il grande contagiri al centro, e non manca il display del sistema multimediale. Completa il tutto l’impianto audio con casse Bose annegate nei poggiatesta.

Al volante: aggrappata all’asfalto

Dopo tanta attesa siamo rimasti sorpresi dal comportamento dinamico della MX-5 realizzata secondo le indicazioni di Yamamoto. Rispetto alla 1.5 da 131 CV, da cui eredita la meccanica, la vettura è notevolmente più rigida e stabile. Anche su pista bagnata e con gomme semislick, la “Yama” rimane tenacemente aggrappata all’asfalto, con il posteriore che solo al raggiungimento del limite, elevatissimo, si scompone in maniera nervosa, ovviamente con i controlli disinseriti. Sembra quasi una Lotus Elise anche se qui il motore è anteriore, e se per la prima MX-5 si era partiti dal concetto della Lotus Elan, si può dire che con la “Yama” gli uomini Mazda abbiano trovato la quadratura del cerchio. Certo, con quest’assetto, nonostante l’allungo del 1.5, si è portati a desiderare qualche cavallo in più, e magari il differenziale autobloccante, ma così forse si andrebbe a perdere la vera essenza del modello, la sua purezza, quindi apprezziamo il fatto che in questa configurazione si può utilizzare anche l’ultimo dei giri motore disponibili della più piccola unità disponibile sulla MX-5. Il fatto è che la “Yama” ti prende piano piano, perché sulle prime le gomme risultano un filo rumorose su strada e l’assetto fino troppo composto in pista, ma poi scopri che tra i tornanti di montagna la puoi sentire come nessun’altra MX-5, con il muso che s’inserisce in curva sfruttando i passaruota come un mirino e il motore che canta a squarciagola mentre le Toyo Proxes R888R ti danno una sicurezza che non pensavi di sperimentare. Mentre in pista è affilata, precisa, e tiene la traiettoria senza sbavature, merito anche della barra duomi; intanto l’impianto frenante Brembo assicura decelerazioni incredibili a questa roadster che vola come una farfalla e punge come un’ape, citando il pugile con più carattere di sempre. Alla fine ci rendiamo conto che Yamamoto aveva ragione a non voler appesantire nemmeno di un grammo la sua creatura, perché solo così si percepisce fino in fondo la sua purezza che l’ha resa così leggendaria e diventa leggenda.

Prezzo: 37.500 euro

La Yamamoto Signature si poteva ordinare esclusivamente online, ed era disponibile solamente in 4 esemplari, noi abbiamo guidato il primo di questi, che un domani sarà oggetto d’interesse tra i collezionisti e che già oggi è oggetto di culto tra gli appassionati. Il prezzo era di 37.500 euro, ma è difficile che oggi uno dei fortunati proprietari sia disposto a privarsene. Ecco, anche questo particolare rende la MX-5 in questione una leggenda, perché ha quel qualcosa in più anche a livello di esclusività rispetto alle sorelle leggendarie.

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7.7
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7.5
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Pro

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