Tesla e IED Torino: l'auto del futuro non è come la immagini
Quando si parla di futuro della mobilità, spesso si rischia di cadere nei soliti cliché, ma questa volta la scena è tutta per Time, la mostra che al Mauto di Torino porta un soffio di innovazione accademica e un pizzico di visione futuristica. Dal 26 marzo al 3 maggio, le sale del museo diventano il palcoscenico dove la creatività degli studenti incontra la concretezza delle aziende, e dove la mobilità autonoma smette di essere una suggestione da romanzo di fantascienza per trasformarsi in oggetto di dibattito reale, tangibile, immersivo.
Il cuore pulsante di questa esperienza è una concept car sviluppata dagli allievi del Master in Transportation Design dello IED Torino, in collaborazione con Tesla. Non è il solito esercizio di stile fine a se stesso, ma un vero e proprio manifesto che mette sul tavolo interrogativi cruciali: cosa succede quando la guida autonoma entra nelle nostre vite? Come cambiano gli spazi interni dell’auto? E soprattutto, quali sono le ricadute sociali, normative ed etiche di questa rivoluzione che, volenti o nolenti, ci riguarda tutti?
L’allestimento della mostra è un viaggio, un percorso che parte dagli schizzi a matita e arriva ai prototipi tridimensionali, passando per le scelte progettuali che svelano la complessità del design automobilistico contemporaneo. Qui, ogni dettaglio è pensato per stimolare la riflessione del visitatore: dalla sicurezza dei sistemi autonomi all’intelligenza artificiale, dalla trasformazione degli spazi interni fino alla sostenibilità delle soluzioni adottate. Sicurezza, normativa, etica: tre parole chiave che, in questa cornice, assumono una nuova profondità e invitano a un confronto aperto e sincero.
Non si tratta solo di teoria: la collaborazione tra IED Torino e Tesla apre agli studenti le porte di un laboratorio autentico, dove il dialogo con il mondo professionale diventa il vero valore aggiunto. Paola Zini, direttrice dello IED, lo dice senza mezzi termini: “Un laboratorio aperto di sperimentazione in cui il percorso didattico si confronta continuamente con le trasformazioni contemporanee”. Ed è proprio qui che la differenza si fa sentire: la possibilità di lavorare con tecnologie reali, su progetti che non restano confinati tra le mura dell’aula, ma si confrontano con le sfide – e le opportunità – di un settore in piena trasformazione.
Il progetto Time non nasce dal nulla. È figlio di una tradizione di collaborazione tra l’istituto torinese e le grandi case automobilistiche, una storia che parte dalla concept EYE del 2010 – sempre con Tesla – e arriva alla Rapida del 2025, realizzata con Italdesign, che reinterpretava le sportive anni Novanta con una ricerca collettiva di 22 studenti provenienti da undici paesi diversi. Un percorso che dimostra come il design, quando si nutre di contaminazioni e dialoghi internazionali, sia capace di anticipare tendenze e di porre le basi per il dibattito di domani.
Dal punto di vista formativo, il valore aggiunto è sotto gli occhi di tutti: i giovani designer acquisiscono non solo competenze tecniche, ma anche una visione critica e concettuale, indispensabile per orientarsi nella crescente complessità della mobilità contemporanea. Ricerca, creatività, applicazione pratica: sono questi i pilastri su cui si fonda l’esperienza, con un occhio sempre attento alle esigenze di un mercato che cambia a velocità vertiginosa.
Tuttavia, non mancano le voci critiche. Alcuni osservatori sottolineano l’importanza di mantenere un equilibrio tra la sperimentazione accademica e le logiche di mercato, evitando che i progetti diventino semplici strumenti di branding o, peggio ancora, restino lettera morta senza trovare una reale applicazione industriale. Il vero nodo da sciogliere resta quello della scalabilità: come trasformare le scelte estetiche e funzionali in soluzioni sicure e producibili su larga scala? Una domanda che, oggi più che mai, richiede risposte concrete e un confronto aperto tra tutti gli attori in gioco.
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