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Tesla addio a Model S e X: il futuro è il robot Optimus

Di Simone Fiderlisi
Pubblicato il 29 gen 2026
Tesla addio a Model S e X: il futuro è il robot Optimus
Tesla annuncia lo stop a Model S e Model X entro il secondo trimestre 2026. Fremont sarà riconvertita per produrre Optimus.

Il mondo dell’automotive è stato scosso da un annuncio che segna un vero spartiacque nella storia di Tesla: la decisione di dire addio a due dei suoi modelli più iconici, la Model S e la Model X, per abbracciare una nuova, audace scommessa sul futuro della tecnologia. Non si tratta solo di una scelta industriale, ma di un vero e proprio cambio di paradigma che porta la casa californiana a rimettere in discussione la propria identità, scommettendo tutto su Optimus e sulla frontiera dell’intelligenza artificiale. Il quartier generale di questa rivoluzione? Il mitico stabilimento di Fremont, pronto a trasformarsi nel cuore pulsante della nuova produzione robotica.

Se fino a ieri Tesla era sinonimo di auto elettriche all’avanguardia, oggi il vento del cambiamento soffia con forza, portando con sé un mix di entusiasmo, incertezza e interrogativi. La notizia della cessazione della produzione di Model S e Model X entro il secondo trimestre del 2026 ha colto molti di sorpresa, ma in realtà era nell’aria da tempo. I numeri parlano chiaro: nel 2025 sono state appena 50.850 le unità vendute dei due modelli premium, un dato che impallidisce di fronte all’incredibile successo della coppia Model 3 e Model Y, che hanno sfiorato 1,6 milioni di consegne nello stesso periodo. Ecco allora che la strategia di Elon Musk si fa chiara: il futuro non si gioca più sulla sola eccellenza automobilistica, ma su una visione più ampia, dove l’innovazione tecnologica diventa la chiave di volta per restare protagonisti in un mercato in continua evoluzione.

Optimus, il robot umanoide che promette di rivoluzionare il concetto stesso di automazione, diventa così il simbolo della nuova era targata Tesla. L’obiettivo? Arrivare a produrre un milione di unità all’anno, puntando su un mercato ancora tutto da esplorare ma dal potenziale immenso. Si tratta di una scommessa che, come spesso accade quando si parla di Musk, non lascia spazio alle mezze misure: da una parte c’è chi intravede un’opportunità unica per anticipare i tempi e posizionarsi come leader assoluto nell’ambito della robotica e dell’intelligenza artificiale; dall’altra, non mancano le voci scettiche che sottolineano la complessità tecnica, le incognite legate alla supply chain e il rischio di una domanda che, almeno per ora, resta tutta da dimostrare.

Il ruolo dello stabilimento di Fremont in questa partita è tutt’altro che secondario. Dopo aver rappresentato per anni l’emblema dell’eccellenza produttiva nel settore automotive, ora è chiamato a reinventarsi da cima a fondo. Parliamo di investimenti massicci in nuove attrezzature, di programmi di riqualificazione del personale e di una completa riprogettazione delle linee di produzione. Una trasformazione che, se da un lato apre scenari entusiasmanti per l’industria e per il tessuto occupazionale locale, dall’altro pone interrogativi pesanti sulla capacità di gestire una transizione così radicale senza perdere il prezioso know-how accumulato in anni di successi.

E proprio qui si gioca una delle partite più delicate: la fiducia dei clienti premium, abituati agli standard di eccellenza di Model S e Model X, rischia di essere messa a dura prova. La reputazione di tesla come pioniera della mobilità elettrica è ormai consolidata, ma il passaggio a una dimensione in cui l’intelligenza artificiale e la robotica diventano protagoniste assolute impone un ripensamento profondo delle strategie di comunicazione e di posizionamento sul mercato. Non solo: il valore azionario del gruppo e la sua capacità di mantenere la leadership tecnologica saranno messi alla prova da questa scommessa che, se vincente, potrebbe aprire le porte a un nuovo ciclo di crescita, ma che, in caso contrario, rischia di lasciare sul campo più di qualche ferito.

A ben vedere, la scelta di puntare tutto su Optimus e sull’intelligenza artificiale rappresenta una sorta di “all-in” che non ammette ripensamenti. I prossimi trimestri saranno decisivi per capire se la vision di Musk saprà tradursi in risultati concreti o se, al contrario, le difficoltà legate alla riconversione di Fremont e alla nuova produzione robotica si riveleranno ostacoli insormontabili. Una cosa è certa: ancora una volta, Tesla dimostra di non temere il rischio e di voler essere protagonista del cambiamento, anche a costo di lasciare indietro pezzi importanti della propria storia. Il futuro, oggi più che mai, sembra tutto da scrivere.

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