Specchi retrovisori: verranno sostituiti dalle telecamere?

Sembrerebbe proprio così: lo sviluppo dei sistemi digitali e delle tecnologie di guida autonoma potrebbero, nel futuro, farci dire addio ai tradizionali specchi.

Specchi retrovisori: verranno sostituiti dalle telecamere?

di Francesco Giorgi

14 Marzo 2018

Per i più giovani, il 1977 non rappresenta che un semplice arco di tempo, perso nel passato e, se mai, celebrato in chiave revival. Chi ha qualche capello grigio, ne ricorda l’atmosfera sociale piuttosto delicata, gli “Anni di piombo”, l’eversione di sinistra e di destra, la recessione conseguente alla crisi petrolifera del 1973-74, l’”inflazione galoppante”; ma anche la primavera dei movimenti giovanili degli “indiani metropolitani” scandita dalle centinaia di emittenti radiofoniche (allora si chiamavano “radio libere”, a voler sottolineare la rispettiva non appartenenza alle “antenne di Stato”) che sorsero come funghi in ogni angolo d’Italia.

Il 1977 coincise – da punto di vista dei regolamenti di applicazione del Codice della Strada, nello specifico la legge 707 del 1975 che recepiva le direttive comunitarie 71/127 CEE e 70/221 CEE – con l’obbligo di equipaggiare con specchi retrovisori esterni tutte le autovetture.

Oggi non ci si fa più caso, si dà per scontato che ogni veicolo a motore circolante su strada debba essere provvisto degli specchi esterni. Tuttavia, come detto non molti decenni fa tale obbligo non sussisteva. Anche se molti automobilisti li applicavano “aftermarket”, e molte Case costruttrici ne dotavano i rispettivi modelli, lo specchio esterno non era obbligatorio. Almeno, non in Italia. Ed è curioso che tale applicazione sia stata recepita molti, molti anni dopo il primo esempio, che ancora una volta trae origine dal motorsport (ufficialmente, la prima autovettura equipaggiata con uno specchio retrovisore fu la “Marmon Wasp”, che trionfò alla 500 Miglia di Indianapolis nel 1911 con al volante il proprio costruttore Ray Harroun).

Da allora, tanta strada è trascorsa. Attualmente, gli specchi retrovisori che equipaggiano i modelli di produzione sono dotati di indicatori di direzione, funzioni antiabbagliamento automatiche e riscaldamento, regolazione elettrica e, come complemento, Blind Spot Information System (messo a punto da Volvo nel 2005) che consente l’individuazione di altri veicoli che si avvicinano agli “angoli ciechi” della vettura. Quelli centrali, poi, dispongono anche di funzione dash cam. Una prima “rivoluzione” venne attuata (anche qui complice l’impiego agonistico) da Audi, che in occasione della 24 Ore di Le Mans 2012 dotò in fase sperimentale le proprie R8 TDI con uno specchio “formato tablet”, interamente digitale e abbinato ad una retrocamera, che consentiva una visuale posteriore ancora più ampia e non disturbata da vibrazioni del veicolo né da ostacoli visivi.

Da tempo, inoltre, le concept car via via presentate nelle più recenti rassegne internazionali delle novità automotive (compreso il Salone di Ginevra 2018, in cartellone fino a domenica 18 marzo) mettono in evidenza… un qualcosa che non c’è: proprio gli specchi retrovisori esterni. Per motivi di omogeneità estetica (spesso) o per sottolineare la presenza di sofisticati dispositivi di visuale “alle spalle” del veicolo, sono molti i casi nei quali il prototipo – che sia esercizio di stile o prefigurazione di un modello di futura fase produttiva – non viene equipaggiato di specchi retrovisori.

Bmw i8 Concept come Volkswagen I.D. Buzz, I.D. Crozz e I.D. Vizzion ne sono sprovvisti, allo stesso modo di Toyota Concept-i, Renault EZ-GO e Chryler Portal Concept. E questo, soltanto per citare alcuni esempi fra i più recenti. Del resto, anche Nissan (“Smart Rearview Mirror” con telecamera HD e monitor LCD), Cadillac CT6 – con schermo TFT-LCD da 1.280×240 pixel e 171 ppi messo a punto dalla statunitense Gentex – e Audi a display AMOLED (Active Matrix Organic Light Emitting Diode), quest’ultima tecnologia messa a punto per R8 e-tron, dimostrano come le funzioni degli specchi possono essere adottate da display e telecamere.

In questo senso, una prima “rivoluzione 2.0” per il futuro della visuale posteriore dell’autovettura arrivò in Giappone, meno di due anni fa, con il recepimento, da parte del Road Transport Bureau giapponese (letteralmente: la loro Motorizzazione), di una importante modifica al locale Codice della Strada, nella quale venne autorizzata – a partire dal 2017, cioè da quando le prime applicazioni sarebbero potute essere omologate – la libera circolazione sulle strade pubbliche per gli autoveicoli sprovvisti di specchi retrovisori esterni e di specchio centrale, sostituiti da moduli di telecamere e monitor.

La motivazione addotta dal legislatore giapponese si basava, in effetti, sul maggiore angolo visivo offerto dai sistemi digitali di ultima generazione, in grado non soltanto di eliminare le “zone cieche” da sempre principale motivo di preoccupazione per automobilisti e aziende di produzione componenti automotive; ma anche di offrire una migliore visibilità nel caso di guida al buio, sotto la pioggia o in altre particolari condizioni meteo; di evitare l’abbagliamento e, last but not least, una più efficace penetrazione aerodinamica nel caso di assenza degli specchi esterni, nonché a linee più “pulite”: due aspetti, questi ultimi, piuttosto marginali, tuttavia tenuti ugualmente in considerazione.

C’è, poi, da considerare il costante sviluppo dei sistemi di guida autonoma: finché l’azione del conducente avrà… la maggioranza sul controllo del veicolo, l’azione degli specchi retrovisori (o, in subordine, dei moduli digitali) sarà preponderante. Quando, in un programma a più lungo termine, le tecnologie di comando consentiranno al veicolo di “fare a meno” dell’azione umana – come messo in evidenza, fra l’altro, dal citato prototipo “robo-taxi” Renault EZ-GO esposto in questi giorni a Ginevra 2018 – il compito del “tradizionale” specchio retrovisore potrà definirsi tramontato.

Nel frattempo, i big player della filiera automotive mettono a punto sempre nuovi sistemi digitali, come nel caso della cinese Ichikoh, che recentemente ha sviluppato lo “Smart Rear View Monitor” dalla duplice modalità di funzionamento (“normale” specchio e, per mezzo di un pulsante, display digitale che visualizza le condizioni di traffico alle spalle della vettura); la giapponese Murakami con un proprio progetto di sistema video; e, fra i colossi di componentistica europei, Continental e Bosch. La prima al centro di un programma di sviluppo di una gamma “Digital Mirror” (nonché, per il settore Truck, creatrice del sistema “ProViu Detect”, esposto all’IAA di Hannover 2016 come sistema di assistenza alla guida in caso di svolta a destra); la seconda, sempre riguardo al comparto veicoli commerciali, ha presentato ad Hannover 2016 il “Mirror Cam System”, modulo di telecamere esterne le cui immagini vengono inviate ai monitor di bordo.

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