Suzuki S Presso 2026: il SUV economico che punta ai mercati emergenti
Quando si parla di vetture destinate a conquistare i mercati emergenti, non si può non citare la Suzuki S Presso, un’auto che sembra fatta apposta per riscrivere le regole del segmento SUV economico. Non aspettatevi lussi o soluzioni avveniristiche: qui tutto ruota attorno a una filosofia che punta dritto al sodo, con un approccio pragmatico che fa della leggerezza, della semplicità e dell’efficienza i suoi veri cavalli di battaglia. Non è un caso che il marchio giapponese abbia affidato la produzione a Maruti Suzuki, colosso indiano specializzato nel dare forma a veicoli robusti e affidabili, pensati per resistere alle strade spesso dissestate di Asia, Africa e Sud America.
Il primo impatto con la S Presso lascia poco spazio ai dubbi: dimensioni compatte (appena 3,57 metri di lunghezza), un peso piuma di 770 kg e una linea che strizza l’occhio al mondo dei crossover, senza però lasciarsi tentare da inutili orpelli stilistici. La vera sorpresa arriva però al momento di scoprire il prezzo: circa 9.000 euro, una cifra che oggi sembra quasi fuori dal tempo e che mette in difficoltà persino le utilitarie più essenziali del Vecchio Continente. Basta un confronto con una Dacia Sandero per capire quanto la strategia sia aggressiva: la piccola di casa Suzuki costa quasi la metà, eppure promette cinque posti veri e una discreta capacità di carico, con un bagagliaio da 239 litri che non teme le esigenze di una famiglia numerosa.
Il cuore pulsante di questa proposta low cost è un motore tre cilindri da 1.0 litro, capace di erogare 67 CV e 89 Nm di coppia. Dimenticatevi però accelerazioni da record: qui la parola d’ordine è efficienza, con consumi dichiarati di 20,9 km/l nella versione manuale e addirittura 21,7 km/l con il cambio robotizzato a cinque rapporti. In pratica, bastano meno di 5 litri per percorrere 100 chilometri, un risultato che farà felici tutti coloro che hanno come priorità la spesa alla pompa. Un altro aspetto da non sottovalutare è la semplicità meccanica: pochi fronzoli, nessuna complicazione elettronica superflua, e la certezza di poter contare su costi di manutenzione ridotti all’osso.
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