Stellantis scuote l'Europa: il diesel non è morto, ecco il nuovo piano
Nel panorama dell’automotive europeo, dove la corsa all’elettrificazione sembra dettare l’agenda di ogni costruttore, la decisione di Stellantis di rilanciare il diesel sulle proprie gamme ha il sapore di una mossa controcorrente, ma tutt’altro che improvvisata. Sotto la guida di Antonio Filosa, il gruppo si muove con un pragmatismo che richiama la concretezza di chi, prima di inseguire le mode, preferisce ascoltare il polso della strada e delle sue reali esigenze. Il piano è ambizioso: generare 1,2 miliardi di dollari di ricavi annui entro il 2026, migliorando i margini operativi di 40 punti base. Numeri che raccontano la volontà di non lasciare indietro nessun cliente, dal professionista che macina chilometri in autostrada, fino all’automobilista delle zone rurali, dove l’infrastruttura elettrica è ancora un miraggio.
Il ritorno del diesel non è un vezzo nostalgico, ma una scelta strategica che coinvolge almeno sette modelli chiave, tra cui la Peugeot 308, la DS 4, la Opel Astra, la Citroën Berlingo, la Peugeot Rifter, la Opel Combo e la Fiat Qubo L. A questi si aggiungono le varianti 2.2 litri per i veicoli di fascia alta come Opel Zafira, Peugeot Traveller e Citroën SpaceTourer, con un calendario che segna l’inizio delle consegne dalla fine del 2025. In un contesto in cui molti competitor sembrano abbandonare progressivamente le motorizzazioni tradizionali, Stellantis punta invece su una pluralità di soluzioni, senza sacrificare l’offerta elettrica e ibrida, ma arricchendola con motori termici di ultima generazione, capaci di adattarsi a normative sempre più stringenti e a un mercato frammentato per esigenze e aspettative.
Antonio Filosa non lascia spazio a fraintendimenti: l’approccio è “customer-centric”, ovvero cucito su misura sulle richieste del pubblico. “Non esiste una soluzione unica per tutti”, sottolinea, e in effetti il mosaico della mobilità europea lo dimostra ogni giorno. C’è chi vive la città e può permettersi di abbracciare la transizione elettrica, e chi invece, tra le colline o sulle strade extraurbane, ha bisogno di autonomia, rapidità nei rifornimenti e costi certi di esercizio. Proprio qui il diesel continua a rappresentare un alleato insostituibile, soprattutto per chi percorre grandi distanze o utilizza il veicolo come strumento di lavoro.
Non per questo, però, Stellantis rinuncia agli obiettivi di decarbonizzazione. Sul fronte ambientale, la vera svolta è l’introduzione del HVO (Hydrotreated Vegetable Oil), un carburante rinnovabile capace di abbattere in modo significativo le emissioni di CO2 rispetto al gasolio tradizionale. Tutta la gamma è stata omologata per l’uso di HVO, un passo avanti che va incontro alle richieste di chi, pur scegliendo il diesel, non vuole rinunciare a una maggiore attenzione all’ambiente. In parallelo, il gruppo ha quasi ultimato i test su 28 famiglie di motori per la compatibilità con gli eFuels, i combustibili sintetici che promettono di rivoluzionare il concetto stesso di motore a combustione, potenzialmente in grado di ridurre fino a 400 milioni di tonnellate di CO2 in Europa tra il 2025 e il 2050.
Certo, le critiche non mancano. Gli ambientalisti vedono nella mossa di Stellantis un possibile rallentamento della transizione verso l’elettrico e temono effetti negativi sulla qualità dell’aria urbana. Dall’altra parte della barricata, però, concessionari e automobilisti delle aree meno servite dall’infrastruttura elettrica accolgono con favore il ritorno del diesel, apprezzandone l’autonomia superiore e i consumi contenuti, fattori che in molti casi fanno ancora la differenza tra un’auto utile e una poco funzionale.
Rimane un nodo cruciale: la variabile normativa. Il futuro dei motori a combustione dipenderà dalla disponibilità e dal costo dei carburanti alternativi, nonché dagli investimenti in infrastrutture per la distribuzione di HVO ed eFuels. Le regole possono cambiare rapidamente e il rischio di trovarsi con tecnologie già obsolete è sempre dietro l’angolo. Ma proprio per questo Stellantis sceglie di giocare su più tavoli, ampliando l’offerta oggi per soddisfare una domanda diversificata, senza perdere di vista l’obiettivo della sostenibilità.
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