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Stellantis, microturbina sulle auto elettriche: più autonomia?

Di Riccardo Mantica
Pubblicato il 21 set 2026
Stellantis, microturbina sulle auto elettriche: più autonomia?
Stellantis studia una microturbina a gas come range extender per le auto elettriche: produrrebbe corrente per la batteria senza muovere direttamente le ruote.

Una microturbina a gas per aumentare l’autonomia delle auto elettriche. È una delle tecnologie sulle quali sta lavorando Stellantis, almeno secondo quanto emerge da una serie di brevetti depositati dal gruppo. L’idea è utilizzare la turbina esclusivamente per produrre energia elettrica, senza alcun collegamento meccanico con le ruote.

Il principio ricorda quindi quello di un’auto elettrica con range extender: la trazione rimane affidata al motore elettrico, mentre un’unità alimentata da carburante produce corrente quando serve. La differenza è che, al posto del classico motore a pistoni, Stellantis sta studiando una microturbina.

Tra i documenti citati figura il brevetto WO2026190425, pubblicato il 17 settembre 2026, relativo a un turbogeneratore autonomo per la conversione dell’energia. Altri brevetti descrivono soluzioni ancora più articolate, con recupero del calore e possibilità di utilizzare differenti combustibili.

Prima di immaginare questa tecnologia sotto il cofano di una futura Jeep, Peugeot, Fiat o Alfa Romeo, però, serve prudenza: un brevetto non equivale alla conferma di un modello destinato alla produzione e al momento non è indicata una data per un eventuale debutto commerciale.

Come funzionerebbe la microturbina Stellantis sulle auto elettriche

Il concetto di base è relativamente semplice.

La batteria continuerebbe ad alimentare il motore elettrico responsabile della trazione. La microturbina avrebbe invece il compito di generare elettricità, contribuendo a mantenere la carica della batteria durante il viaggio.

Non esisterebbe quindi un collegamento meccanico diretto tra turbina e ruote.

È una differenza importante perché consentirebbe al generatore di non dover seguire continuamente le richieste dell’acceleratore. Durante una forte accelerazione, per esempio, sarebbe la batteria a fornire rapidamente la potenza richiesta dal motore elettrico.

La turbina potrebbe invece lavorare a un regime più stabile, vicino alle condizioni nelle quali raggiunge la migliore efficienza.

Questo è uno dei principi alla base dei range extender. Un motore termico utilizzato direttamente per muovere un’auto deve funzionare a regimi e carichi molto differenti in base a velocità, pendenza, accelerazioni e comportamento del guidatore. Se viene impiegato esclusivamente come generatore, può essere gestito in condizioni più controllate.

Stellantis starebbe però valutando di sostituire il tradizionale motore a pistoni con una turbina di dimensioni compatte.

Per l’automobilista, almeno in teoria, il funzionamento potrebbe rimanere quello di un’elettrica: le ruote vengono mosse sempre dal motore elettrico, mentre il sistema di generazione interviene per estendere la percorrenza disponibile.

IRReGT: recuperare anche il calore che normalmente viene perso

La parte tecnicamente più interessante riguarda una configurazione indicata con la sigla IRReGT, acronimo di Intercooled Recuperative Reheat Gas Turbine.

Il progetto descritto prevede un’architettura decisamente più complessa rispetto a una semplice turbina collegata a un generatore.

Si parla infatti di due fasi di compressione, con un intercooler incaricato di raffreddare l’aria tra un compressore e l’altro. Sono previsti anche due alberi, due turbine e due camere di combustione.

Un altro elemento centrale è il recupero dell’energia termica.

Una parte dell’energia prodotta da un sistema di questo tipo viene inevitabilmente dispersa sotto forma di calore. I brevetti indicano la possibilità di recuperarlo da diverse zone del sistema, compresi gas di scarico, intercooler, macchine elettriche e cuscinetti.

L’energia termica recuperata potrebbe essere sfruttata per migliorare l’efficienza complessiva e, nelle configurazioni descritte, contribuire attraverso un ulteriore circuito alla produzione di elettricità.

In altre parole, l’obiettivo non sarebbe soltanto utilizzare una turbina al posto di un motore tradizionale, ma cercare di recuperare una quota dell’energia che normalmente verrebbe dispersa.

Benzina, etanolo e metanolo tra i carburanti citati

Un ulteriore brevetto, pubblicato nel maggio 2026, descrive una soluzione nella quale il carburante viene introdotto nel recuperatore e miscelato con l’aria compressa prima della combustione. Tra i combustibili citati non compare soltanto la benzina.

La documentazione prende in considerazione anche altri idrocarburi, oltre a biocarburanti, etanolo e metanolo. Questo non significa necessariamente che un’eventuale vettura di serie sarebbe compatibile con tutti questi carburanti: indica piuttosto che il progetto viene studiato con diverse possibilità di alimentazione.

Ed è proprio la flessibilità uno degli aspetti potenzialmente interessanti di una microturbina.

Su un’auto elettrica dotata di range extender, infatti, il combustibile non deve necessariamente alimentare un motore collegato alle ruote. Il suo compito è fornire energia al generatore, mentre la risposta all’acceleratore continua a dipendere dal sistema elettrico.

Più autonomia, ma non è ancora una tecnologia pronta al debutto

Il possibile vantaggio per chi guida è facile da individuare: aumentare l’autonomia senza dipendere esclusivamente dalla capacità della batteria.

Un sistema del genere potrebbe teoricamente consentire di utilizzare una batteria più contenuta rispetto a quella necessaria per ottenere la stessa autonomia su un’elettrica pura, affidando alla microturbina il compito di produrre energia nei viaggi più lunghi.

Ci sono però molte domande ancora senza risposta.

I documenti descrivono il funzionamento tecnico, ma non indicano quale potrebbe essere il peso dell’intero sistema su un’automobile, quanto spazio richiederebbe, quali sarebbero i costi industriali e quale efficienza potrebbe raggiungere nell’utilizzo reale.

Bisognerebbe inoltre considerare rumorosità, temperature di esercizio, emissioni e complessità del sistema di recupero del calore.

Soprattutto, Stellantis non ha ancora annunciato un modello di serie dotato di questa tecnologia.

È quindi prematuro parlare della microturbina come della prossima soluzione destinata alle auto elettriche del gruppo. I brevetti mostrano però che l’idea viene studiata e che il range extender continua a essere un campo nel quale esistono margini per sperimentare architetture diverse dal classico motore a pistoni.

Se il progetto dovesse superare la fase di sviluppo, la novità più importante sarebbe proprio questa: un’auto con trazione completamente elettrica, ma capace di produrre parte dell’energia necessaria durante il viaggio attraverso una microturbina che lavora indipendentemente dalle ruote.

Per sapere se questa soluzione arriverà davvero sulle strade serviranno però indicazioni più concrete. Per ora siamo nel territorio dei brevetti e della ricerca, non davanti all’annuncio di una nuova vettura pronta per il mercato.

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