Stellantis in Serbia: manodopera estera per la nuova Panda
:format(webp)/www.motori.it/app/uploads/2025/05/wp_drafter_3644177.jpg)
Nello stabilimento serbo di Stellantis a Kragujevac soffia un vento nuovo, ma non senza polemiche e contraddizioni. La multinazionale automobilistica guidata da Antonio Filosa ha scelto una strada inedita per il rilancio della produzione della Panda elettrica e ibrida, affidandosi in misura crescente alla manodopera estera, con un focus particolare sui lavoratori provenienti dal Nord Africa. Una strategia che, tra numeri, tensioni sociali e obiettivi industriali, racconta molto delle sfide che attendono il settore delle auto elettriche in Europa orientale e non solo.
La fotografia scattata nei reparti produttivi di Kragujevac parla chiaro: sono già un centinaio i lavoratori marocchini impiegati sulle linee, ma il numero è destinato a salire rapidamente fino a quota 800 nei prossimi mesi. Una scelta dettata, secondo le fonti interne, dall’impossibilità di reperire sufficiente forza lavoro locale disposta ad accettare i salari bassi offerti dall’azienda. Qui sta il primo grande nodo: gli operai serbi percepiscono uno stipendio base di circa 600 euro al mese, che può scendere a 500 euro per i neoassunti. Cifre che, se da un lato rappresentano la realtà di molte aree industriali dell’Europa orientale, dall’altro si scontrano con il crescente malcontento sociale e la fuga dei giovani verso opportunità migliori all’estero.
Il paradosso, tuttavia, emerge nel confronto con la condizione degli operai nordafricani. A loro viene riconosciuto un trattamento economico complessivo di circa 1.000 euro, suddiviso tra stipendio e indennità, ma la realtà quotidiana racconta di sistemazioni abitative precarie: cinque o sei persone stipate in un appartamento, lontani dalle famiglie e spesso con benefit inferiori rispetto ai colleghi italiani temporaneamente trasferiti da stabilimenti come Melfi e Atessa. Gli italiani, infatti, godono di una diaria giornaliera tra i 50 e i 60 euro, a conferma di una disparità che alimenta ulteriori tensioni e scontento tra le diverse anime della fabbrica.
Stellantis, dal canto suo, guarda avanti e punta a fare di Kragujevac un laboratorio di formazione per la futura espansione in Nord Africa. Il piano industriale prevede, infatti, il reclutamento di ulteriori lavoratori da Marocco e Algeria, con l’obiettivo di prepararli al trasferimento di competenze nello stabilimento di Orano, in Algeria, destinato a diventare dal 2026 il secondo polo produttivo della Panda elettrica. Un progetto ambizioso, che conferma la volontà del gruppo di consolidare la propria presenza nel mercato delle auto elettriche a basso costo, sfruttando economie di scala e ottimizzazione dei costi.
Ma se la strategia industriale appare chiara, il contesto sociale in cui si inserisce è tutt’altro che semplice. In Serbia, la presenza massiccia di manodopera estera viene vissuta con crescente ostilità da una parte della popolazione, che vede nei lavoratori stranieri una minaccia al proprio futuro occupazionale, pur non essendo disposta ad accettare le condizioni offerte da Stellantis. Il risultato è un clima di tensione, alimentato anche da movimenti nazionalisti e proteste diffuse, che rischia di mettere a repentaglio la stabilità sociale necessaria per sostenere la transizione industriale.
Il governo di Belgrado, guidato da Aleksandar Vucic, si trova così stretto tra due fuochi: da un lato la necessità di mantenere le promesse di rilancio economico legate allo stabilimento di Kragujevac, dall’altro la crescente pressione di una società che chiede salari più dignitosi e maggiori tutele. Per Antonio Filosa e il management di Stellantis, la sfida è trovare un equilibrio tra la competitività indispensabile per affrontare la sfida delle auto elettriche di massa e la responsabilità sociale verso i territori in cui si opera.
In definitiva, la partita che si gioca a Kragujevac va ben oltre i confini della fabbrica. È il simbolo di un’Europa industriale che cerca di reinventarsi, spesso a costo di profonde contraddizioni e sacrifici, nel tentativo di non perdere il treno dell’innovazione e della sostenibilità. Il futuro della Panda elettrica e delle nuove generazioni di lavoratori, serbi e nordafricani, si intreccia così in un mosaico complesso, dove le scelte di oggi peseranno a lungo sul destino del settore e delle comunità coinvolte.
Se vuoi aggiornamenti su Auto elettriche inserisci la tua email nel box qui sotto:
Ti potrebbe interessare
:format(webp)/www.motori.it/app/uploads/2025/08/wp_drafter_3649546-scaled.jpg)
:format(webp)/www.motori.it/app/uploads/2025/08/wp_drafter_3649531.jpg)
:format(webp)/www.motori.it/app/uploads/2025/08/wp_drafter_3649459-scaled.jpg)
:format(webp)/www.motori.it/app/uploads/2025/05/wp_drafter_3644783.jpg)