Stellantis gela Belvidere: il piano cambia e la riapertura slitta
Nel cuore pulsante dell’industria automobilistica statunitense, lo stabilimento di Stellantis a Belvidere, Illinois, torna sotto i riflettori, catalizzando l’attenzione di addetti ai lavori, sindacati e analisti. Dopo mesi di voci e indiscrezioni, è arrivata la conferma: la riapertura del sito produttivo, inizialmente prevista per quest’anno, slitterà a giugno 2028. Una decisione che si innesta in un contesto già segnato da incertezze e tensioni, e che apre una nuova pagina nella strategia industriale del gruppo.
Al centro della scena c’è l’investimento monstre da 600 milioni di dollari, una cifra che da sola basta a restituire la portata della scommessa su Belvidere. La posta in gioco non riguarda solo la rinascita di un impianto storico, ma anche il futuro di 3.300 posti di lavoro, un patrimonio umano e produttivo che rischiava di essere disperso dopo la lunga sospensione delle attività nel 2023. La notizia del rinvio, comunicata tramite documenti aziendali al presidente della UAW Local 1268 Matt Frantzen, segna un punto di svolta e, al tempo stesso, l’inizio di una fase di profonda trasformazione.
La scelta di Stellantis di concentrare la produzione sulle nuove generazioni di Jeep Compass e Jeep Cherokee – lasciando da parte il progetto della gigafactory di batterie e il centro parti Mopar – è la risposta pragmatica a un mercato in rapida evoluzione. L’onda lunga della transizione elettrica, sostenuta da 334,8 milioni di finanziamenti federali, si è infranta contro una domanda meno dinamica del previsto e contro i repentini cambi di rotta nelle politiche di incentivo. Il risultato? Un cambio di passo che punta su modelli dal forte appeal commerciale, capaci di garantire maggiore stabilità alla filiera e ai fornitori della contea di Boone.
In questo scenario, la figura del nuovo CEO Antonio Filosa assume un ruolo centrale. Erede di una situazione complessa, Filosa si trova a dover ricalibrare la rotta, facendo i conti con una domanda di veicoli elettrici che stenta a decollare e con una base produttiva da riconvertire. Il retooling dello stabilimento di Belvidere, programmato tra giugno 2026 e gennaio 2027, richiederà tra i 18 e i 24 mesi, un lasso di tempo che potrebbe rivelarsi decisivo per la ripresa occupazionale e per la tenuta dell’indotto.
Dal fronte sindacale, la UAW mantiene una posizione di vigile attenzione. Il vicepresidente Rich Boyer non si limita a un ruolo di spettatore, ma lavora a stretto contatto con i vertici aziendali per accelerare il reintegro dei lavoratori e garantire loro un ruolo attivo nella fase di ristrutturazione. L’obiettivo dichiarato è duplice: contenere l’impatto sociale del rinvio e difendere il tessuto produttivo della comunità locale, già messo a dura prova dalla lunga inattività dello stabilimento.
Gli analisti leggono il ritardo come il sintomo più evidente di una tensione strutturale che attraversa l’intero settore automobilistico. I piani ambiziosi per l’elettrificazione, alimentati da ingenti risorse pubbliche e private, si scontrano con una domanda ancora incerta e con una filiera delle batterie soggetta a continue oscillazioni. In questo quadro, le case costruttrici sono costrette a rivedere le proprie strategie, puntando su modelli come Jeep Compass e Jeep Cherokee, che offrono maggiori garanzie in termini di volumi e di marginalità.
Non meno rilevante è l’impatto economico territoriale, vero ago della bilancia di tutta l’operazione. Le autorità locali e i rappresentanti sindacali continuano a chiedere impegni concreti alla direzione di Stellantis, consapevoli che ogni slittamento rischia di avere ripercussioni a catena su fornitori, attività commerciali e famiglie della zona. La situazione resta fluida: fattori tecnici, logistici e di mercato potrebbero ancora modificare il calendario, rendendo necessaria una costante attenzione agli sviluppi.
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