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Stellantis Cassino, ottobre nero: solo 3 giorni di lavoro

Di Emanuela Termonte •
Pubblicato il 22 ott 2026
Stellantis Cassino, ottobre nero: solo 3 giorni di lavoro
Lo stabilimento Stellantis di Cassino rischia di chiudere ottobre 2026 con appena tre giorni di attività sulle linee principali. Produzione in calo del 37,1% e nuovi fermi fino al 30 ottobre.

Per lo stabilimento Stellantis di Cassino ottobre 2026 rischia di diventare un mese da dimenticare. Le linee principali della fabbrica potrebbero chiudere il mese con appena tre giornate di lavoro, mentre un nuovo stop produttivo è già stato comunicato per il periodo dal 26 al 30 ottobre. Una situazione che conferma le difficoltà dello stabilimento laziale, dove vengono costruite Alfa Romeo Giulia, Stelvio e Maserati Grecale, e che alimenta le preoccupazioni sul futuro della produzione e dell’occupazione.

Il problema, però, non riguarda soltanto gli ultimi fermi. Nei primi nove mesi dell’anno, Cassino ha assemblato meno di 9.000 automobili, registrando una flessione del 37,1% rispetto al 2025. Numeri che rendono sempre più urgente una risposta sui prossimi modelli destinati alla fabbrica, mentre i lavoratori continuano a fare i conti con una produzione ridotta e un calendario pieno di giornate di inattività.

Stellantis Cassino, produzione in forte calo: i numeri del 2026

Le uniche giornate di attività sulle principali linee produttive di Cassino, nel mese di ottobre, sarebbero state quelle dell’1, 2 e 5. Il nuovo fermo annunciato da Stellantis per l’ultima settimana del mese coinvolgerà i reparti di lastratura, verniciatura e montaggio, prolungando una sospensione che ha già interessato gran parte di ottobre.

A mantenere un’attività più regolare sono soltanto i reparti presse e plastica, che lavorano anche per lo stabilimento di Atessa. Per il resto della fabbrica, invece, il calendario produttivo continua a essere estremamente ridotto.

La situazione diventa ancora più evidente osservando i dati diffusi dalla Fim-Cisl. Da gennaio a settembre 2026, a Cassino sono state costruite 8.897 vetture, con un calo del 37,1% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

Nel dettaglio, 5.227 unità appartengono ai modelli Alfa Romeo Giulia e Stelvio, mentre le restanti 3.670 sono Maserati Grecale. Ma c’è un altro numero che descrive meglio di qualsiasi altro le difficoltà della fabbrica: nei primi nove mesi dell’anno si contano appena 56 giornate lavorate.

E le prospettive per la chiusura del 2026 non sembrano incoraggianti. Le stime sindacali indicano una produzione complessiva di circa 12.000 automobili, un risultato che segnerebbe un ulteriore peggioramento dopo un 2025 già concluso sotto la soglia delle 20.000 unità.

Il confronto con il resto delle attività Stellantis in Italia rende il quadro ancora più particolare. Nello stesso periodo, infatti, la produzione nazionale del gruppo è aumentata del 28,3%. Un andamento positivo che, almeno per il momento, non riguarda Cassino.

A pagare le conseguenze di questa situazione sono soprattutto i dipendenti. Oltre 500 lavoratori sono coinvolti nei contratti di solidarietà, che prevedono una riduzione dell’orario lavorativo per contenere l’impatto della crisi sull’occupazione. Una misura pensata per evitare conseguenze più pesanti, ma che non può rappresentare una soluzione permanente.

Alfa Romeo e Maserati: il futuro di Cassino dipende dai nuovi modelli

Il vero interrogativo riguarda ciò che accadrà nei prossimi anni. Lo stabilimento di Cassino continua a produrre Alfa Romeo Giulia, Stelvio e Maserati Grecale, ma gli attuali volumi non sono sufficienti a garantire un’attività regolare.

Per Giulia e Stelvio si prospetta una permanenza sulle linee fino alla fine del 2027, con la commercializzazione di versioni speciali. Un prolungamento della carriera dei due modelli che consentirebbe di mantenere attiva la produzione, senza però assicurare automaticamente una ripresa significativa.

Il problema è che, al momento, manca un quadro definitivo sui veicoli destinati a sostituirli.

Tra i progetti attesi figura la nuova Maserati Grecale, mentre restano ancora da chiarire le prospettive dei modelli Maserati di segmento E precedentemente annunciati. Non ci sono indicazioni certe nemmeno sulle tempistiche delle future Alfa Romeo di segmento D.

Per lo stabilimento laziale, quindi, l’attesa è tutta concentrata sulle prossime decisioni industriali del gruppo.

Un primo appuntamento importante arriverà a dicembre 2026, quando è atteso il nuovo piano Maserati. Sarà un passaggio fondamentale per capire quali modelli potranno essere assegnati a Cassino e soprattutto quando potrebbe iniziare la loro produzione.

Perché anche un eventuale annuncio positivo non significherebbe una ripartenza immediata.

Secondo la Fim-Cisl, tra la definizione di un nuovo progetto e l’avvio effettivo delle linee possono trascorrere dai 18 ai 24 mesi. Tempi difficili da conciliare con una fabbrica che oggi lavora soltanto per una piccola parte del calendario disponibile.

La questione, quindi, non è semplicemente ottenere nuove assegnazioni. Servono programmi concreti, scadenze definite e volumi capaci di riportare continuità produttiva.

Senza questi elementi, il rischio è che Cassino debba affrontare ancora molti mesi di attività ridotta, anche nel caso in cui arrivassero conferme sui futuri modelli.

La crisi arriva anche nell’indotto: investimenti a rischio

Le difficoltà dello stabilimento Stellantis stanno coinvolgendo anche le aziende che lavorano per la fabbrica. Una situazione particolarmente delicata perché la produzione automobilistica dipende da una rete di fornitori che, negli anni, hanno effettuato investimenti e organizzato le proprie attività sulla base dei programmi dei costruttori.

Tra i casi più significativi c’è quello della Tiberina, azienda con 105 dipendenti che ha prorogato il contratto di solidarietà dal 1° novembre 2026 al 30 giugno 2027.

Anche in questo caso, il problema principale è la mancanza di nuove commesse in grado di garantire un ritorno alla normale attività.

La società aveva investito circa 22 milioni di euro in previsione della produzione delle nuove Alfa Romeo Giulia e Stelvio elettriche. Un progetto che, però, non è arrivato alla fase industriale prevista, lasciando aperta la questione del recupero delle risorse già impegnate.

È un esempio concreto di quanto le decisioni sui nuovi modelli possano incidere non soltanto sui dipendenti dello stabilimento principale, ma sull’intera filiera produttiva.

Quando un programma viene rinviato o modificato, infatti, le conseguenze possono ricadere su aziende che hanno già acquistato macchinari, preparato impianti e pianificato il lavoro in funzione delle future forniture.

Per Cassino si apre quindi una fase decisiva. Da una parte c’è la necessità di gestire un presente caratterizzato da continui fermi e volumi produttivi molto bassi. Dall’altra c’è l’urgenza di definire un futuro industriale credibile, capace di offrire prospettive anche alle imprese dell’indotto.

Il piano Maserati atteso per dicembre potrebbe fornire alcune delle risposte più importanti, ma molto dipenderà dalle tempistiche effettive dei nuovi progetti.

Intanto, la situazione resta difficile: appena tre giorni di lavoro previsti a ottobre, una produzione scesa del 37,1% e oltre 500 dipendenti coinvolti nei contratti di solidarietà.

Numeri che raccontano una crisi ormai prolungata e che rendono sempre più urgente conoscere il destino dello stabilimento. Perché il problema di Cassino non è soltanto quante auto verranno costruite nei prossimi mesi, ma soprattutto quali modelli potranno garantire il lavoro negli anni a venire.

 

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