Stellantis Cassino: crolla la produzione di Giulia, Stelvio e Grecale
Quaranta giorni di stop produttivo, diciottomila vetture in programma per la produzione 2025 e tredicimila previste nel 2026: sono questi i numeri che fotografano senza filtri la crisi che sta attraversando lo stabilimento Stellantis di Cassino. Una situazione che ormai non fa più notizia tra i dipendenti, costretti a fare i conti con una cassa integrazione che ha superato, in maniera preoccupante, le giornate di lavoro effettivo, lasciando nell’aria un senso di incertezza che si taglia con il coltello.
Dal prossimo 16 dicembre, le linee di montaggio si fermeranno nuovamente, e questa volta lo stop si protrarrà fino alla fine di gennaio 2026. Un’ulteriore conferma di un trend che i sindacati avevano già segnalato con forza dopo il blocco del 12 dicembre. Il segretario provinciale della UILM, Gennaro D’Avino, non usa mezzi termini: «Questo nuovo fermo è l’ennesimo colpo per migliaia di lavoratori». La situazione si trascina da mesi, senza che all’orizzonte si intravedano soluzioni concrete. Nel frattempo, il morale in fabbrica è ai minimi storici, e cresce la sensazione che le promesse fatte negli ultimi mesi si stiano sciogliendo come neve al sole.
Il cuore del problema? Il crollo della domanda dei modelli premium prodotti nello stabilimento, vale a dire Alfa Romeo Giulia, Stelvio e Maserati Grecale. Questi modelli, un tempo orgoglio del made in Italy automobilistico, oggi faticano a tenere il passo con le nuove sfide di mercato, in particolare con la transizione verso l’elettrificazione. La concorrenza internazionale si fa sempre più agguerrita e il segmento premium non perdona chi non riesce a rinnovarsi con la giusta rapidità. I sindacati puntano il dito contro l’assenza di un piano industriale credibile: «Si rincorrono solo promesse ricorrenti – sottolinea D’Avino – che non si traducono mai in azioni concrete».
Nel frattempo, i lavoratori e l’intero indotto locale vivono una situazione paradossale: da una parte si alimentano illusioni, dall’altra si fanno i conti con ammortizzatori sociali ripetuti, contratti a termine che non vengono rinnovati e una prospettiva economica che si fa ogni giorno più cupa. La crisi non risparmia nemmeno i fornitori, costretti a lavorare con contratti ridotti all’osso e pagamenti che arrivano con il contagocce. L’intera filiera produttiva, che per anni ha rappresentato un punto di forza per il territorio, oggi rischia di sfilacciarsi irrimediabilmente.
Dal canto suo, l’azienda mantiene il silenzio stampa: nessuna comunicazione ufficiale, nessun segnale di apertura verso i lavoratori. I sindacati, esasperati, chiedono a gran voce un confronto immediato per ottenere garanzie reali su tempi e tutele. Le richieste sono chiare e articolate in tre punti fondamentali: un tavolo negoziale immediato, la definizione di un piano produttivo concreto – con date e obiettivi nero su bianco – e l’implementazione di misure di protezione efficaci per i lavoratori durante la fase di transizione. È un appello che risuona forte tra le mura dello stabilimento, dove ogni giorno che passa aumenta la preoccupazione per il futuro.
La revisione programmata nella seconda metà del prossimo anno rappresenta il prossimo snodo cruciale, ma al momento le posizioni tra azienda e sindacati restano distanti anni luce. Nel frattempo, l’incertezza si fa sempre più pesante, e il rischio concreto è quello di vedere aumentare la disoccupazione e di assistere a un indebolimento dell’intero tessuto produttivo locale. Stellantis a Cassino era sinonimo di stabilità e innovazione: oggi, invece, la fabbrica è diventata il simbolo di una crisi che rischia di lasciare ferite profonde, difficili da rimarginare.
Non va dimenticato che, in questo scenario, la produzione 2025 assume un significato strategico. Diciottomila vetture possono sembrare tante, ma se confrontate con i numeri degli anni d’oro, il confronto è impietoso. Il futuro di Alfa Romeo Giulia, Stelvio e Maserati Grecale si gioca proprio sulla capacità di tornare a essere protagonisti, magari attraverso un rilancio che passi da modelli più in linea con le nuove esigenze di mercato e una politica industriale finalmente all’altezza delle sfide globali.
Ti potrebbe interessare