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Ricarica rapida e degrado batteria: ecco cosa rivela uno studio

Di Simone Fiderlisi
Pubblicato il 14 gen 2026
Ricarica rapida e degrado batteria: ecco cosa rivela uno studio
Analisi di 22.700 EV mostra che le ricariche DCFC ad alta potenza aumentano il degrado: fino al 3% annuo. Consigli per guidatori e fleet manager su uso e manutenzione.

Il dibattito sulla batteria delle auto elettriche è sempre più acceso, soprattutto quando si parla di durata e costi nascosti nel tempo. Ecco che arrivano dati concreti, che vanno ben oltre le semplici supposizioni: uno studio condotto da Geotab su oltre 22.700 veicoli elettrici porta finalmente un po’ di chiarezza su un tema che tocca da vicino sia i privati sia chi gestisce flotte aziendali. I numeri, stavolta, non lasciano spazio a interpretazioni: la ricarica rapida è un’arma a doppio taglio, comoda ma, alla lunga, costosa in termini di salute dell’accumulatore.

L’indagine ha passato ai raggi X ben 21 modelli diversi, monitorando nel dettaglio il comportamento delle batterie durante il loro ciclo di vita. La tendenza è chiara: chi utilizza prevalentemente le colonnine ad alta potenza, quelle che erogano più di 100 kW, vede il tasso di usura annuale schizzare fino al 3%. Per chi invece si accontenta di ricariche più “tranquille”, rimanendo sotto la soglia dei 100 kW, il degrado resta su un ben più contenuto 1,5% all’anno. Insomma, non è solo una questione di comodità: accelerare i tempi alla colonnina si traduce in una perdita di valore concreta nel tempo.

Ma il vero punto di svolta è la cosiddetta soglia critica: se le sessioni di DCFC (ricarica in corrente continua ad alta potenza) superano il 12% del totale delle ricariche effettuate, il tasso di degrado della batteria fa un balzo deciso, passando dall’1,5% al 2,5% annuo. Un dato che, per chi percorre molti chilometri o gestisce veicoli commerciali, può tradursi in un aggravio di costi non indifferente, tra necessità di sostituzione anticipata delle batterie e riduzione del valore residuo dell’auto.

A complicare ulteriormente il quadro ci si mette anche il clima: le temperature elevate, infatti, sono nemiche della longevità degli accumulatori, contribuendo a un’ulteriore perdita di circa 0,4 punti percentuali all’anno. E non è tutto: l’uso intensivo quotidiano, con ricariche frequenti e percorrenze elevate, aggiunge un altro 0,8% di degrado annuale. Tutto questo, sommato, può trasformare la gestione di una flotta in una vera e propria corsa a ostacoli tra costi di esercizio e tempi di fermo.

Cosa fare, allora, per evitare di trovarsi con una batteria esausta prima del previsto? Gli esperti suggeriscono un approccio equilibrato, quasi “zen”: privilegiare la ricarica lenta nella routine quotidiana, riservando la ricarica rapida alle vere emergenze o ai lunghi viaggi in autostrada. Una strategia che, oltre a salvaguardare la salute dell’accumulatore, permette anche di ottimizzare i costi nel medio-lungo periodo.

Ma non finisce qui: Geotab consiglia anche di mantenere il livello di carica tra il 20% e l’80%, evitando di stressare la batteria con cariche complete o scariche profonde, e di non esporre il veicolo a condizioni termiche estreme quando possibile. In altre parole, prendersi cura dell’auto elettrica significa anche adottare abitudini intelligenti e consapevoli, rinunciando a qualche minuto di comodità per guadagnare anni di efficienza.

Per i gestori di flotte, la sfida si gioca tutta sull’equilibrio tra rapidità di servizio e sostenibilità economica. Scegliere sempre la ricarica rapida può sembrare la soluzione ideale per ridurre i tempi di fermo, ma a conti fatti rischia di tradursi in una spesa maggiore per la sostituzione anticipata delle batterie e una perdita di valore residuo dei veicoli. Meglio, quindi, puntare su una gestione attenta e pianificata, dosando con intelligenza le sessioni di DCFC e sfruttando le ricariche tradizionali ogni volta che è possibile.

Il futuro, in ogni caso, sembra già scritto: case automobilistiche e fornitori di infrastrutture sono al lavoro su sistemi intelligenti in grado di adattare la potenza di ricarica alle reali condizioni della batteria e alle esigenze specifiche di ogni veicolo. Un passo avanti fondamentale per garantire non solo prestazioni ottimali, ma anche una maggiore sostenibilità economica e ambientale.

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