Pirelli Stella Bianca: il ritorno di un mito

Dalle vittorie sportive all’impiego sulle strade di tutti i giorni: un ventennio di continua evoluzione oggi riproposto nella gamma Pirelli Collezione. La presentazione ad “Auto e Moto d’Epoca”.

Pirelli Stella Bianca: il ritorno di un mito

di Francesco Giorgi

29 ottobre 2018

Una “novità antica” torna ad affacciarsi nel sempre più nutrito panorama delle proposte aftermarket dedicate alle auto storiche: si tratta di Pirelli Stella Bianca, pneumatico-simbolo per l’azienda milanese nel 2015 acquisita dalla holding cinese ChemChina che, in un presente fatto di riconversione industriale, ritorno alla Borsa di Milano, continuo sviluppo hi-tech (qui un nostro approfondimento) e raddoppio del valore di mercato, vede Pirelli aggiungere un ulteriore tassello al proprio “album dei ricordi” oggi riproposto, insieme agli altri prodotti della gamma Pirelli Collezione, ad uso e consumo dei possessori di vetture d’epoca. La “rinascita” di Pirelli Stella Bianca segue, in linea retta, il recente rilancio di Pirelli Stelvio Corsa, altro leggendario pneumatico ideato all’inizio degli anni 60 quale “erede” della altrettanto celebre famiglia “Rolle” e “Sempione”, tornato in auge nei mesi scorsi come specifico equipaggiamento di Ferrari 250 GTO, ed a sua volta chiamato ad arricchire la lineup “storica” (fra le creazioni più recenti, in ordine di tempo, si segnalano il Cinturato CN72 ricreato per Maserati, e la riproposizione in chiave moderna di P7 e CN36 per Porsche).

Per il rilancio di “Stella Bianca”, Pirelli ha scelto una delle rassegne di primo piano nel comparto “vintage”: Auto e Moto d’Epoca 2018, kermesse di PadovaFiere che si è conclusa nelle scorse ore mettendo nel proprio carnet una edizione da primato per numero di visitatori (i primi consuntivi parlano di 120.000 presenze). È nei padiglioni del quartiere fieristico di Padova che, nei giorni scorsi, il grande pubblico ha assistito alla première ufficiale di Pirelli Stella Bianca, definito dai vertici dell’azienda come “Il primo pneumatico moderno nella storia della ‘P Lunga’” oltre che il modello con il più longevo disegno di battistrada.

La nascita di Pirelli Stella Bianca avvenne nel 1927, a sei anni di distanza dal debutto del tipo “Cord”, all’epoca già leggendario per le storiche vittorie nelle competizioni (la Fiat 804 di Pietro Bordino che nel 1922, equipaggiata con pneumatici “Superflex Cord”, si aggiudicò la prima edizione del Gran Premio d’Italia a Monza; la serie di successi ottenuta dal “tandem tutto milanese” Pirelli ed Alfa Romeo, che con le P2 di Antonio Ascari e Giuseppe Campari dominò i Gran Premi del 1924 e 1925, econ Gastone Brilli-Peri conquistò il primo Campionato mondiale).

Dal già ampio expertise dell’epoca, e forte di una presenza industriale di primo piano a livello internazionale – ricordiamo che già nella prima metà degli anni 20 Pirelli contava su una forza lavoro di oltre 15.000 dipendenti, nonché di numerose filiali in molti dei principali mercati – arrivò lo “Stella Bianca”, dalla lunghissima carriera sportiva durata oltre un ventennio.

Suscita quasi impressione il rendersi conto che dalle “veterane” Alfa Romeo 20-30 HP del 1921, Diatto Tipo 30, Itala 61, Lancia Lambda, OM Superba, Fiat 525SS – soltanto per citare i modelli maggiormente rappresentativi dell’industria automobilistica nazionale degli anni 20; e ce ne sarebbero ancora: da Ansaldo a Bianchi, a Chiribiri – che vennero equipaggiate con Pirelli Stella Bianca, questo pneumatico abbia di fatto accompagnato l’evoluzione dell’automobile nei decenni successivi, tanto da essere adottato, anche dopo il termine della Seconda Guerra mondiale, da vetture sportive tecnicamente avanzate quali Ferrari 166 e Jaguar XC120. In mezzo, la lunghissima catena di vittorie Alfa Romeo e Maserati, l’epope a di Tazio Nuvolari e l’eterno duello sportivo con Achille Varzi, le cavalcate trionfali alla Mille Miglia ed a Le Mans. L’ultimo successo in campo agonistico, prima del “pensionamento” deciso dai vertici Pirelli per lasciare spazio al tipo “Stelvio”, avvenne “in casa”, vale a dire al Gran Premio d’Italia, con Alberto Ascari e la Ferrari 500 F2: un trittico di nomi che la dice lunga sull’importanza industriale, sportiva e di costume di Pirelli Stella Bianca nella storia dell’automobile (la vittoria di Monza, ad un tiro di schioppo dallo stabilimento principale; l’alloro conquistato da Alberto Ascari con la marca di pneumatici che quasi un trentennio prima contribuì alla fama del padre Antonio; e Ferrari, il cui stimolo verso Pirelli, attraverso il proprio reparto Ferrari Classiche, ha avuto un ruolo di primo piano nella riproposizione del tipo “Stella Bianca”).

“Oggi – afferma una nota dell’azienda, diramata in queste ore – il Pirelli Stella Bianca torna sul mercato, identico nell’aspetto ma con una tecnologia più moderna. Le mescole utilizzate sono il meglio che offre la tecnologia Pirelli per garantire efficienza, sicurezza anche sul bagnato ed eco-compatibilità”. Tecnicamente, è da rilevare la scelta di “Tornare al passato: dopo oltre mezzo secolo, Pirelli ha ricominciato a costruire pneumatici non radiali ma a tele incrociate, una scelta tecnica compiuta per garantire l’originalità anche dinamica delle auto per cui lo Stella Bianca è rinato”.

Una decisione fra l’altro impegnativa anche per i dipendenti Pirelli che operano nello stabilimenti di Izmit (Turchia), nel quale prendono forma gli pneumatici Pirelli dedicati alle competizioni e quelli della gamma “Collezione”: è stato infatti necessario “Reimparare le tecniche costruttive di un tempo”. “Anche il ‘volto’, cioè il battistrada, del nuovo Pirelli Stella Bianca è quello inconfondibile dell’epoca, ridisegnato grazie al supporto dell’archivio della Fondazione Pirelli che raccoglie tutti i documenti storici dell’azienda. Così come le scritte sul fianco, replicate alla perfezione dopo aver visionato i microfilm conservati dalla Fondazione, e il logo Pirelli con lo scudetto che caratterizzava i prodotti di quegli anni”. In ossequio alla storia, il “nuovo” Pirelli Stella Bianca viene proposto nella misura all’epoca maggiormente utilizzata a bordo delle vetture sportive, ovvero la 6.00-16; per il disegno del battistrada, è stato preferito quello specifico della declinazione “Corsa”, che offriva caratteristiche specifiche per dare la massima aderenza possibile e una resistenza alla fatica adeguata anche per l’uso in gara.