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Piccola, elettrica e inarrestabile: Mercedes svela i segreti del Baby G

Di Fabrizio Gimena
Pubblicato il 23 feb 2026
Piccola, elettrica e inarrestabile: Mercedes svela i segreti del Baby G
Mercedes Benz presenta il Baby G 2027: un compatto off-road con telaio ladder frame, motore 1.5 litro mild hybrid e versione elettrica.

Quando si parla di fuoristrada iconici, pochi nomi evocano lo stesso fascino e rispetto di Mercedes Benz. Eppure, il 2027 segnerà un punto di svolta: la casa di Stoccarda è pronta a lanciare il suo attesissimo Baby G, una reinterpretazione compatta e moderna della leggendaria Classe G. Un progetto che promette di scuotere il segmento dei fuoristrada premium, grazie a una ricetta che unisce tradizione, innovazione e – soprattutto – accessibilità.

Il Baby G nasce per intercettare una clientela sempre più esigente, desiderosa di vivere l’esperienza del vero off-road senza però dover rinunciare a dimensioni contenute e a un approccio più sostenibile. Il primo colpo d’occhio, inutile dirlo, lascia poco spazio ai dubbi: la silhouette squadrata, i fari rotondi e la ruota di scorta posteriore richiamano in modo inequivocabile la sorella maggiore, ma tutto è declinato in chiave più compatta, con una lunghezza di circa 4,4 metri. Un formato che promette di essere il compromesso ideale tra praticità urbana e avventura su terreni difficili.

Sotto la carrozzeria, il cuore pulsante di questo nuovo modello è rappresentato dal robusto telaio ladder frame. Una scelta tecnica che farà felici i puristi del fuoristrada, perché garantisce rigidità e resistenza anche sulle piste più impegnative. Tuttavia, questa soluzione porta con sé alcune sfide, soprattutto in termini di peso e consumi: un tema che diventa particolarmente rilevante per la versione elettrica, chiamata a gestire una massa superiore rispetto ai tradizionali SUV monoscocca.

La gamma motori del Baby G sarà estremamente articolata. La versione d’ingresso prevede un propulsore turbo benzina da 1.5 litro, quattro cilindri, capace di erogare 188 cavalli e abbinato a un sistema mild hybrid integrato direttamente nel cambio. Una soluzione che mira a ottimizzare i consumi e a garantire la giusta spinta anche nei contesti urbani, senza però tradire lo spirito avventuroso che da sempre caratterizza la Classe G.

Ma la vera protagonista della scena sarà la variante completamente elettrica, lanciata in priorità rispetto alle altre motorizzazioni. Qui, la tecnologia fa un salto in avanti: due motori eATS2.0 – uno per asse – assicurano trazione integrale e prestazioni da vera fuoristrada, mentre la batteria agli ioni di litio da 85 kWh promette un’autonomia dichiarata di 450 miglia. Numeri che, almeno sulla carta, posizionano il Baby G tra i riferimenti assoluti del segmento, soprattutto per chi cerca un’alternativa green senza compromessi in termini di capacità e robustezza.

Il mercato di riferimento non lascia spazio a esitazioni: Land Rover Defender Sport, il nuovo Toyota Land Cruiser FJ e il possibile debutto europeo del Ford Bronco sono avversari dichiarati, pronti a contendersi il cuore (e il portafoglio) degli appassionati. In questo contesto, Mercedes Benz gioca la carta della tradizione, ma con uno sguardo rivolto al futuro: il Baby G vuole essere la porta d’ingresso per una nuova generazione di clienti, affascinati dal DNA off-road ma attenti a ingombri, costi e sostenibilità.

Resta però un nodo cruciale da sciogliere: la promessa di un’autonomia di 450 miglia sarà tutta da verificare nell’uso reale, specie considerando il peso aggiuntivo del telaio ladder frame e della batteria 85 kWh. Non meno importante sarà la questione del prezzo: il posizionamento dovrà trovare il giusto equilibrio tra lusso, tecnologia e capacità off-road, senza però allontanarsi troppo dai listini dei competitor più diretti. Una sfida che richiederà una strategia commerciale raffinata e una particolare attenzione alle esigenze dei diversi mercati europei.

La produzione del Baby G prenderà il via nel 2027, con la variante elettrica a fare da apripista, riflettendo le tendenze attuali verso l’elettrificazione e la crescente attenzione alle emissioni. Un tempismo che, se da un lato cavalca l’onda della transizione energetica, dall’altro impone una riflessione sulle infrastrutture di ricarica e sulla reale fruibilità di un fuoristrada elettrico nei contesti più remoti.

 

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