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Gialle, verdi o rosa: cosa dicono i colori delle targhe in Europa

Di Fabrizio Gimena
Pubblicato il 24 gen 2026
Gialle, verdi o rosa: cosa dicono i colori delle targhe in Europa
Analisi dettagliata delle targhe in Europa: formato comune, eccezioni cromatiche, targhe rosa in Francia e tipologie temporanee in Germania e Italia. Impatti su controllo e mercato.

Quando si parla di targhe auto europee, spesso si pensa a una banale sequenza di numeri e lettere, magari su sfondo bianco, senza immaginare che dietro ogni colore e combinazione grafica si nasconda un vero e proprio universo di regole, strategie e curiosità. Basta attraversare il confine per rendersi conto che, in Europa, la targa non è mai solo un dettaglio: diventa un vero e proprio biglietto da visita, capace di raccontare in un colpo d’occhio lo status amministrativo del veicolo, la sua destinazione d’uso e persino le scelte politiche di un Paese. In questo scenario, la tavolozza cromatica delle targhe europee si arricchisce di sfumature e significati che vanno ben oltre la semplice identificazione.

Pensiamo, ad esempio, alle celebri targhe rosa che spopolano sulle strade francesi: una soluzione che, al di là dell’apparenza un po’ eccentrica, risponde a precise esigenze di controllo. In Francia, infatti, il colore rosa segnala in modo inequivocabile che si tratta di un’immatricolazione provvisoria, spesso accompagnata dalle lettere “W” o “WW”. Un sistema che non lascia spazio a dubbi: chi incrocia una targa rosa sa subito che il veicolo non dispone ancora dei documenti definitivi o è destinato all’esportazione. Una scelta di pura praticità, pensata per agevolare il lavoro delle forze dell’ordine e rendere immediata la verifica in strada, senza dover perdere tempo tra banche dati e controlli incrociati.

Ma il panorama delle targhe temporanee in Europa è tutt’altro che uniforme. Ogni Stato sembra voler dire la sua, spesso con soluzioni che sorprendono per fantasia e attenzione ai dettagli. Prendiamo la Germania: qui, le targhe provvisorie si distinguono per una banda colorata sul lato destro, che cambia a seconda della validità. Gialla per i permessi di brevissima durata, ad esempio per spostamenti o test drive di appena cinque giorni; rossa per le esportazioni, quando la permanenza su strada può protrarsi più a lungo. In questo modo, anche chi è solo di passaggio viene immediatamente “etichettato” agli occhi delle autorità.

L’Italia, invece, adotta un sistema tutto suo, a tratti persino più articolato. La celebre targa prova, ad esempio, è facilmente riconoscibile per la sua forma quadrata e il fondo bianco, su cui campeggia la lettera “P”. Si tratta di un lasciapassare indispensabile per concessionari e officine, che consente di circolare legalmente durante test, trasferimenti o consegne. E poi ci sono le targhe di cartone, spesso utilizzate per l’esportazione, dove la scadenza è ben visibile e autenticata dal timbro della Motorizzazione. Soluzioni diverse, insomma, ma tutte pensate per garantire chiarezza e trasparenza nei passaggi più delicati della vita di un’auto.

Non meno variegato è il quadro nei Paesi Bassi e in Lussemburgo, dove il giallo domina la scena, o nel Regno Unito, dove le targhe anteriori sono bianche e quelle posteriori gialle, quasi a voler marcare una sorta di “doppia identità” del veicolo. Negli ultimi anni, poi, la corsa alla sostenibilità ha introdotto nuove cromie: Ungheria e Polonia hanno scelto il verde per identificare i veicoli elettrici e plug-in, facilitando così l’accesso a incentivi e parcheggi riservati. Un modo intelligente per premiare chi sceglie la mobilità a basso impatto, ma anche per semplificare i controlli e distinguere a colpo d’occhio le auto più “virtuose”.

 

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