Fiat, ricorso Melfi: legittimo il licenziamento operai

Luca Gastaldi
15 Luglio 2011
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Fiat, ricorso Melfi: legittimo il licenziamento operai

A un anno dai fatti, il giudice del lavoro ha dato ragione alla Fiat giudicando legittimi i licenziamenti dei tre operai.

A un anno dai fatti, il giudice del lavoro ha dato ragione alla Fiat giudicando legittimi i licenziamenti dei tre operai.

“Non ci arrendiamo”. È stata questa la reazione dei tre ex-operai Fiat di Melfi Giovanni Barozzino, Antonio Lamorte e Marco Pignatelli dopo aver appreso che il giudice del lavoro Amerigo Palma aveva accolto il ricorso presentato dall’azienda torinese contro il loro reintegro al lavoro.

I fatti risalgono ormai ad un anno fa. Nella notte tra il 6 e 7 luglio 2010, nel corso di uno sciopero alla Fiat Sata di Melfi – al quale aderiscono 50 operai contro i 1.750 che proseguono nel loro lavoro – viene interrotta la produzione. Barozzino, Lamorte e Pignatelli bloccano un carrello elettrico automatico che rifornisce le linee di montaggio.

Dopo questo episodio, il 15 luglio 2010 Fiat dispone il licenziamento dei tre operai (due dei quali delegati Fiom), ravvisando una “palese responsabilità” nell’aver bloccato il carrello robotizzato. Il ricorso della Fiom è immediato e il 10 agosto 2010, in seguito ad un decreto del giudice del lavoro Emilio Minio che definisce il licenziamento “sproporzionato e illegittimo”, Barozzino Lamorte e Pignatelli vengono reintegrati, anche se il successivo 21 agosto Fiat comunica che “non si sarebbe avvalsa delle loro prestazioni”. Infatti, i tre trascorrono le loro giornate lavorative in una sala dedicata alle attività sindacali.

La storia non finisce, perché il 29 settembre 2010 il giudice respinge il ricorso presentato dai legali della Fiom-Cgil per ottenere il completo reintegro al lavoro dei tre operai. Il 6 ottobre 2010 inizia poi il processo sul reintegro che si è concluso ieri con la sentenza che ha dato ragione alla Fiat.

Uno dei legali Fiat, Francesco Amendolito, ha dichiarato che “dopo un anno e ben 26 testimoni è stata appurata la verità materiale e giuridica sui fatti; soprattutto perché la Sata non ha mai posto in essere comportamenti persecutori e antisindacali nei confronti della Fiom-Cgil”.

Dall’altra parte, il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini, ha espresso “l’indignazione del sindacato per una sentenza pilatesca” e annunciando l’ennesimo ricorso.

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