Multato per divieto di sosta, bestemmia e viene nuovamente sanzionato

Il singolare episodio è avvenuto a Trieste: un automobilista, protestando con un agente di Polizia locale per essere stato multato, ha ricevuto una seconda sanzione di 102 euro.

“La calma è la virtù dei forti”. “La persona serena procura serenità a se ed agli altri”. “Calma e serenità sono quando ciò che dici, e pensi, e fai, sono in perfetta armonia”. Esistono, nella letteratura mondiale, migliaia di aforismi sulla calma; e non tutti scritti in epoca contemporanea o moderna, ma – si può ben dire – “dalla notte dei tempi”, come del resto dimostrano molte religioni orientali che da millenni traggono spunto da meditazione e calma interiore che consentono il “raggiungimento di livelli superiori di coscienza”. Viene quindi da pensare che l’essere umano non è, per sua natura, calmo; o meglio: tende a dimenticarsene qualora la propria emozionalità venga sollecitata.

E, fra i casi di maggiore “stimolo” in negativo che può produrre lo sfogo dei propri istinti, è purtroppo da registrare il fenomeno delle contravvenzioni. Fermo restando (e non è nostra intenzione confutarne la necessità, almeno non in questa sede) il fatto che le multe, da che esiste l’automobile – ma anche da prima, se è vero che regolamentazioni in materia circolatoria esistevano già in epoche ben lontane – trovano applicazione nei molteplici casi di inosservanza alle regole del Codice della Strada, è altrettanto vero che, quantunque “meritate” dal contravventore, una reazione immediata la generino: nervosismo, appunto; a sua volta diretta conseguenza di stupore nel vedersi appioppata la multa, e rabbia generata dall’impotenza di non poter fare niente per tentare quantomeno di giustificarsi.

Occorre, quindi, calma per superare il momentaneo “impasse”. Del resto, tutto passa. Anche le multe. Il rischio, se ci si lascia andare in escandescenze, è di vedersi appioppata una seconda contravvenzione.

Come è avvenuto nei giorni scorsi a Trieste ai danni di un cittadino del capoluogo giuliano. La vicenda, in queste ore ampiamente “captata” dal Web, racconta che il protagonista suo malgrado, multato per un divieto di sosta, ha bestemmiato davanti all’agente di Polizia locale che avrebbe comminato la contravvenzione, e si è visto elevare una seconda multa, questa volta di 102 euro. Non più per il “semplice” divieto di sosta, ma appunto per avere utilizzato bestemmia e turpiloquio in luogo pubblico, non più perseguibile penalmente tuttavia sempre vietata dai regolamenti di polizia urbana.

L’uomo, raccontano le cronache, aveva parcheggiato il proprio veicolo (un’autovettura da lavoro) nella centralissima Piazza della Borsa, in uno stallo nel quale la sosta era permessa esclusivamente alle operazioni di carico-scarico di merci. Il “fermo macchina” potrebbe essersi protratto più a lungo di quanto previsto: ed ecco la sanzione per divieto di sosta, elevata da un agente di polizia locale. Accortosi della multa, il triestino è andato su tutte le furie, e – nell’impeto della discussione con l’agente – si sarebbe lasciato scappare alcune bestemmie. Il vigile, imperturbabile, ha quindi tirato fuori il “blocchetto” per compilare una seconda multa, ed in questo caso di 102 euro.

I principali social hanno diffuso un’immagine dell’uomo, ritratto con in mano la singolare multa.

Secondo la legislazione italiana, che la depenalizzò con la legge n. 205 del 25 giugno 1999 (da quella data non viene più considerata reato penale), la bestemmia è oggi illecito amministrativo, punibile con una sanzione amministrativa che va da un minimo di 51 euro ad un massimo di 309 euro. L’art. 724 “Bestemmia e manifestazioni oltraggiose verso i defunti” recita, nell’attuale versione, che “Chiunque pubblicamente bestemmia, con invettive o parole oltraggiose, contro la Divinità, è punito con la sanzione amministrativa da euro 51 a euro 309”. E ancora: “La stessa sanzione si applica a chi compie qualsiasi pubblica manifestazione oltraggiosa verso i defunti”, non quindi se l’oltraggio viene rivolto alla Madonna oppure ai santi, in quanto questi non sono considerati divinità.

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