Auto blu: sì all’uso privato ma… non troppo

Una sentenza della Cassazione ha stabilito che non è reato l’uso dell’auto blu per scopi personali ma solo in “modica quantità”.

Una sentenza della Cassazione ha stabilito che non è reato l’uso dell’auto blu per scopi personali ma solo in “modica quantità”.

Una sentenza della sesta sezione della Corte di Cassazione ha stabilito che l’auto blu può essere utilizzare anche per “piccoli” scopi privati da parte delle cariche pubbliche. La pronuncia numero 7177 afferma il principio della “modica quantità” e nega il reato di peculato ai danni di 6 assessori del Comune di Napoli che avevano usato per scopi privati il veicolo messo a disposizione dalla pubblica amministrazione.

In sostanza, accompagnare il proprio figlio alla scuola sotto casa, andare a fare la spesa al supermercato che si trova lungo la direttrice casa-lavoro o fare una breve commissione personale mentre si torna a casa non è considerato reato visto che il Comune non aveva subito un danno economicamente apprezzabile.

Gli episodi relativi al caso specifico, poi,  sono stati considerati sporadici (9 volte in un anno). I supremi giudici hanno spiegato che “l’uso temporaneo del bene pubblico per ragioni private che esulino dalle funzioni d’ufficio non sempre è destinato a integrare il reato contestato. Il peculato d’uso si configura quando c’è un’effettiva appropriazione del mezzo, con consumo del carburante e dell’energia lavorativa dell’autista, tale da recare un concreto e significativo danno economico all’ente pubblico e da pregiudicarne l’ordinaria attività funzionale”.

Nel caso in oggetto, le auto blu erano sempre rimaste a disposizione della pubblica amministrazione e non erano mai state cedute a terzi. La Cassazione, pur non rilevando il reato, ha ritenuto il comportamento degli assessori come “moralmente riprovevole“, punibile eventualmente con una sanzione disciplinare.

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