La guida difensiva in autunno

Francesco Giorgi
04 Novembre 2018
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Strade bagnate, viscide, innevate, in ogni caso dall’aderenza spesso insufficiente a garantire un “grip” ottimale: ecco un vademecum per mantenere una condotta sicura.

Uno dei fenomeni a più elevato rischio nella stagione autunnale è la guida su strade a scarsa aderenza. Non si intenda bollare come “banale” questo argomento: a molti è capitato, in almeno una occasione, di dover rimediare con manovre di emergenza ad improvvise perdite di “grip” della propria autovettura. Del resto, l’adozione dei sistemi hi-tech di assistenza alla guida non deve essere accolta come una “manleva” da responsabilità personali nel controllo del veicolo. Ciò che quindi può apparire come ovvio – nel caso specifico: i piccoli “trucchi” da tenere a mente per una guida sicura e responsabile – in effetti non è scontato. Prova ne siano i progetti di divulgazione delle tecniche di guida preventiva periodicamente diffusi dalle Case auto, dalle aziende di produzione pneumatici e componenti OEM ed aftermarket.

La casistica delle condizioni alle quali ci si può trovare “a tu per tu” è tanto varia quanto reale, tenuto conto – come si accennava – della stagione autunnale: repentini sbalzi di temperatura, improvvise variazioni dei “depositi” sul manto stradale e condizioni meteo che possono mutare nello spazio di pochi minuti – e, giocoforza, contribuiscono ad una diminuzione dell’aderenza del veicolo si strada, che può limitarsi anche in maniera notevole – rappresentano lo scenario naturale cui l’automobilista ha a che fare (e questo vale, ovviamente, anche per autotrasportatori, conducenti di bus, motociclisti e ciclisti). Sempre meglio, dunque, affrontare la questione in maniera “difensiva”, ovvero non lasciarsi trovare impreparati attuando un programma di prevenzione che, nel caso specifico, equivale a conoscere i limiti fisici del veicolo (oltre che, beninteso… i propri), e proiettarli in funzione delle caratteristiche del fondo stradale in un determinato istante.

La fisica (cioè quella che si impara sui banchi di scuola) parla chiaro: minore è l’attrito di un corpo su una superficie, tanto maggiore sarà la “deriva relativa” e, dunque, lo spazio di frenata. In soldoni: se si procede su strada a scarsa aderenza, la forza di trazione esercitata dalle ruote motrici del veicolo è inferiore in rapporto ad una corrispondente strada dall’asfalto asciutto. È quindi opportuno moderare la velocità “preventivamente”, e nel contempo agire dolcemente sui comandi di acceleratore, freno e sterzo, per far sì che il veicolo venga meno portato ad “allungare” verso l’esterno per inerzia causata dalla forza centrifuga. Allo stesso modo, è bene – qualora ci si trovi in condizioni di asfalto bagnato o, in genere, viscido – aumentare ulteriormente la distanza di sicurezza dal veicolo che precede, per evitare qualsiasi rischio di tamponamento (non per niente, sulle autostrade il limite di velocità, in caso di pioggia, si abbassa “per legge” da 130 km/h a 110 km/h). Tutto questo, va da se, è consigliabile effettuarlo tenendo ben saldo il volante, per non farsi trovare impreparati qualora le ruote motrici inizino a “pattinare” oppure la vettura segnali tendenza all’aquaplaning (fermo restando, in questo senso, l’obbligo di legge oltre che morale e civile, di tenere sempre sotto controllo gli pneumatici che equipaggiano il proprio veicolo: battistrada sempre superiore a 2 mm di spessore, niente “tagli” né screpolature, convergenza e incidenza sempre corrispondenti ai valori indicati dalla fabbrica). Attenzione: con l’espressione “tenere ben saldo il volante” non si intende costringere i muscoli delle braccia ed i relativi tendini ad un superlavoro che, a lungo andare, può provocare eccessiva stanchezza o, peggio, crampi improvvisi quanto rischiosi nella guida: è sufficiente una presa “ferma” ma nello stesso tempo “soffice” delle dita sul volante.

Dunque: mani e piedi vadano utilizzati in funzione delle condizioni del fondo stradale. Gli esperti di guida sicura, a questo proposito, consigliano di evitare brusche frenate ed altrettanto “brucianti” accelerazioni e “decisi” – o comunque “eccessivi” – colpi di sterzo. La guida deve essere, appunto, moderata. Allo stesso modo, è importante dosare l’acceleratore in maniera graduale nelle fasi di partenza. Si può senza dubbio ricorrere, ove possibile, al freno motore, che consente di far “veleggiare” la vettura al regime di coppia più elevato e le fornisce motricità senza dover intervenire sui freni, lasciando che sia il cambio a sobbarcarsi il “lavoro” di controllo trazione.

Detto delle condizioni degli pneumatici – questione che da parte nostra non ci stancheremo mai di raccomandare a tutti gli utenti -, per i quali è bene tenere a mente che in caso di basse temperature la relativa pressione tende a diminuire e, quindi, ad influire in maniera negativa sull’aderenza dell’auto, è altrettanto essenziale ricordarsi che in Italia siamo, da un paio di settimane, entrati nel “mese di tolleranza” che anticipa la definitiva entrata in vigore del “semestre invernale” (dal 15 novembre) in cui, secondo quanto dispone l’art. 6 dell’attuale Codice della Strada (legge 120 del 29 luglio 2010), è obbligatorio equipaggiare il proprio autoveicolo con pneumatici invernali (individuabili dalla marcatura M+S, ovvero Mud&Snow, Fango-Neve) o anche “MS”, “M/S”, “M-S”, “M&S” presente sul fianco di ciascuna “gomma”), oppure con catene da neve a bordo. Una disposizione che si accompagna alla raccomandazione di mantenere la corretta distanza di sicurezza, aumentandola qualora ci si trovi a dover circolare su strada bagnata, viscida oppure innevata.

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