Motor Show Festival Terra di Motori 2019: presentata la manifestazione

Non più a Bologna ma a Modena; e, anziché a dicembre, a maggio; un evento che pone la Motor Valley al centro della scena. Illustrate le linee-guida della manifestzione: ecco i primi dettagli.

Le “voci di corridoio” trapelate nelle scorse ore diventano realtà: ed a conferma di quanto annunciato ieri, il Motor Show si prepara ad un drastico mutamento della propria identità, a cominciare dalla città di effettuazione, per proseguire nella data e nella “vision”. Ed ecco, in estrema sintesi, i “connotati” del nuovo Motor Show, che assumerà la denominazione di “Motor Show Festival – Terra di Motori” e si terrà a Modena dal 16 al 19 maggio 2019. Un mutamento che può definirsi epocale per la kermesse-spettacolo tradizionalmente bolognese e che è sempre andata in scena nella prima decade di dicembre. Ma andiamo con ordine.

L’illustrazione in anteprima del “Motor Show Festival – Terra di Motori 2019” è  avvenuta nella cornice dell’Hotel Principe di Savoia di Milano alla presenza del direttore generale di BolognaFiere Antonio Bruzzone, del presidente della regione Emilia Romagna Stefano Bonaccini, del sindaco di Modena Gian Carlo Muzzarelli e di Vincenzo Conte di Centro Studi Promotor. Questi i “grandi numeri” dell’evento in programma nella primavera dell’anno prossimo che, dall’impegno di BolognaFiere (sotto la cui “orbita” c’è ModenaFiere) e del Comune di Modena, con l’avallo della Regione, si prefigge un chiaro progetto pluriennale e, di riflesso, rivolto allo sviluppo del territorio quale “Emblema di una delle aree italiane a più alta produttività”, recita la nota diffusa dopo la presentazione milanese, e che si riferisce alla “Motor Valley”, il distretto ad “elevata densità” motoristica che si articola su oltre 9.500 realtà coinvolte nella filiera automotive, più di 100.000 addetti ad elevata specializzazione ed un volume di esportazioni che supera 10 miliardi di euro all’anno: l’impegno è di assoluto livello, e dovrà garantire – e, se possibile, superare – le cifre che hanno contrassegnato il Motor Show 2017 che oggi può considerarsi l’ultima dell’”era” bolognese, ovvero “370 espositori, 33 case auto e moto; grandi scuderie internazionali, musei e collezioni private; 45 gare ed esibizioni di free style; 280 mila presenze di pubblico pagante e proveniente da tutte le regioni italiane; più di 13 mila articoli tutti positivi, sui media, milioni di interazioni sui social network”, come evidenziato in sede di presentazione della rassegna 2019.

Dal canto suo, Modena mette sul tavolo una serie di  atout potenzialmente in grado di fornire valore aggiunto alla rassegna di primavera: oltre ai padiglioni del quartiere fieristico, c’è l’Autodromo (2 km da impiegare per gli eventi spettacolo, i test drive, le esibizioni); la “Motorvehicle University of Emilia-Romagna” (uno degli Atenei maggiormente qualificati per la formazione di tecnici addetti alla filiera automotive, nato dall’unione con le Università di Bologna, Parma e Ferrara e con alcune delle realtà industriali di maggiore spicco quali Ferrari, Lamborghini, Dallara, Ducati, HaasF1Team, HPE COXA, Magneti Marelli, Maserati, Pagani, Scuderia Toro Rosso). Per non parlare del circuito museale a tema unico nel proprio genere: dal Museo casa natale di Enzo Ferrari al Museo Ferrari a Maranello, dal Museo Pagani di San Cesario alle collezioni di auto storiche di Righini nel castello di Panzano a Castelfranco e a quella di Umberto Panini.

“La Motor Valley dell’Emilia-Romagna è da sempre un ingranaggio essenziale dell’economia regionale e negli anni ha saputo imporsi all’attenzione internazionale sempre più anche come una ‘destinazione turistica’ – basti pensare agli oltre 500mila visitatori annui dei due musei Ferrari di Modena e Maranello – capace di portare nel mondo il nome dell’Emilia-Romagna. Il Motor Show, che da fine anni 70 è la grande festa dei motori emiliano-romagnola, nata come risposta della nostra terra ai grandi Saloni di Torino e Ginevra, si terrà nel cuore pulsante della nostra Motor Valley, con l’auspicio che possa diventarne ancora di più l’emblema e lo spettacolare palcoscenico”, indica il presidente della Regione Emilia Romagna Stefano Bonaccini.

Una dichiarazione prontamente raccolta dal sindaco di Modena Gian Carlo Muzzarelli: “Nella ‘Terra di Motori’ ci sono le aziende che hanno fatto la storia del settore, ci sono tanti appassionati riuniti in club e associazioni e c’è un circuito museale e di collezionisti privati che si snoda nel nostro territorio, in un raggio di 40 chilometri: dal Museo della casa natale di Enzo Ferrari a Modena al Museo Ferrari di Maranello, dalla showroom della Maserati al Museo Stanguellini, dal Museo Pagani di San Cesario al Museo Lamborghini e al Museo Ducati nel bolognese, fino alle collezioni di auto storiche di Righini nel castello di Panzano a Castelfranco e a quella di Umberto Panini nell’ambito di una splendida azienda agricola”.

“In questi anni – afferma il direttore generale di BolognaFiere Antonio Bruzzone – noi organizzatori di fiere ci siamo domandati, coinvolgendo istituzioni, categorie economiche, case automobilistiche ed esperti del settore, come gli ingredienti della formula Motor Show, validi, attuali, potessero e dovessero evolvere”. L’indicazione del numero uno di BolognaFiere, che nei prossimi mesi articolerà via via il programma degli eventi in calendario al “Motor Show Festival – Terra di Motori 2019”, è dunque sintomatica dell’evoluzione in essere fra le principali rassegne dedicate al comparto automotive, al centro di un radicale mutamento di concetto e contenuti, che da “semplici” passerelle delle novità di mercato (oppure, come nel caso del Motor Show, maggiormente orientate verso lo spettacolo), propongono al pubblico programmi di attrazioni via via più articolate ed in grado di coinvolgere più settori dell’industria e della cultura. Il riferimento del presidente della Regione Emilia Romagna ai saloni di Ginevra e Torino, in questo senso, è auspicabile che possa concretizzarsi in una ampia proposta per il pubblico: che, cioè, i tre eventi possano un domani essere fra loro complementari, ed offrire una “lunga primavera” automotive che confermi l’Europa centro-meridionale ai vertici della cultura motoristica globale.

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