Rischio di incendio: Toyota richiama più di un milione di auto ibride

Vasto programma di controllo ai cablaggi dell’unità di propulsione ibrida per Prius (anche plug-in) e CH-R prodotte da giugno 2015 a maggio 2018 e vendute in Giappone, Usa, Australia ed Europa.

Sul taccuino delle priorità per i vertici Toyota, in queste ore si trova scritta a grandi lettere la scritta “Richiamo”: il colosso giapponese si prepara ad un nuovo maxi-programma di interventi in officina che riguarda, dati alla mano, oltre un milione di unità a propulsione ibrida ed ibrida plug-in circolanti in tutto il mondo.

All’origine della decisione, suggerita da una segnalazione effettuata nei giorni scorsi dal Ministero giapponese dei Trasporti, la verifica – attuata dai tecnici Toyota – dei punti di cablaggio dei moduli powertrain benzina-elettrico. I primi controlli hanno riscontrato un rischio di incendio che potrebbe verificarsi qualora lo stesso connettore si deteriori; allo stesso modo, le vibrazioni potrebbero accelerare tale eventualità. Fonti interne indicano che, finora, si è preso nota di un episodio soltanto: nel caso specifico, dal cofano della vettura è fuoriuscito del fumo che, tuttavia, non ha fortunatamente generato alcun incendio e non ha provocato alcun danno fisico agli occupanti del veicolo.

Ovviamente, da parte della dirigenza Toyota è scattata la decisione di sottoporre al richiamo una parte della propria produzione ibrida, assemblata in Giappone fra giugno 2015 e maggio 2018 e venduta, oltre che nel mercato nazionale, anche in Australia, USA ed Europa: segnatamente, il provvedimento – rende noto una notizia pubblicata nell’edizione online di Automotive News – riguarderebbe i modelli Prius (comprese le varianti hybrid plug-in) ed il crossover-coupé CH-R. Circa 554.000 unità da controllare sono circolanti in Giappone, e 192.000 si trovano negli Stati Uniti.

Se si esclude la megacampagna di richiami del “caso airbag” prodotti da Takata, il provvedimento deciso in queste ore rappresenta uno dei più estesi di sempre per Toyota: ricordiamo che, nel 2016, il colosso giapponese aveva provveduto ad ordinare i controlli in officina per 2,87 milioni di vetture a causa di una perdita ai serbatoi del carburante, e 1,43 milioni di veicoli per airbag non prodotti da Takata.

Toyota C-HR in prova Vedi tutte le immagini
Altri contenuti