Porsche: richiamo per 60.000 Cayenne e Macan turbodiesel

L’ombra lunga del Dieselgate scrive un nuovo capitolo: il KBA (la Motorizzazione tedesca) ha ordinato il richiamo di circa 53.000 Macan 3.0 V6 TDI e 6.750 Cayenne 4.2 V8 TDI.

Nuova tornata di richiami per uno dei big player del comparto automotive tedesco. Questa volta tocca a Porsche: la notizia, diffusa in queste ore dall’edizione online del quotidiano Der Spiegel e ripresa da numerose fonti Web, riguarda la decisione, da parte del KBA (la Motorizzazione tedesca) di procedere al richiamo di 60.000 unità, fra Porsche Cayenne e Porsche Macan, recentemente vendute in ambito europeo. Il motivo è stato individuato in una anomalia nel “chip” di controllo delle emissioni dei motori turbodiesel, che l’autorità federale tedesca ha segnalato ai vertici di Zuffenhausen: una decisione scaturita dal timore che i valori relativi alle emissioni di ossido di azoto (NOx) in laboratorio possano essere inferiori rispetto a quelli effettivi su strada.

Il provvedimento giunge a meno di due settimane dall’annuncio dei vertici Audi, inoltrato alla relativo al richiamo di circa 60.000 Audi A6 e A7 dopo che, analogamente, erano state rilevate alcune irregolarità nel software di controllo delle emissioni nelle unità turbodiesel V6 che equipaggiano le rispettive lineup precedenti alla nuova generazione, indagine che aveva portato la dirigenza di Ingolstadt a “congelare” le consegne delle vetture.

Nel dettaglio, le versioni di Porsche Macan e Cayenne interessate al “fermo officina” per il controllo dei dispositivi elettronici di gestione delle emissioni di NOx sono quelle equipaggiate con il diesel 3.0 V6 (Macan) e con il diesel 4.2 V8 (Cayenne), entrambi Euro 6 e sviluppati da Audi: in termini assoluti, il richiamo riguarda circa 53.000 unità di Porsche Macan e 6.750 di Porsche Cayenne. I proprietari degli esemplari interessati dal richiamo verranno contattati dalle concessionarie, per l’applicazione di un “Aggiornamento software” – in forma ovviamente gratuita – che comporterà una breve sosta presso i centri assistenza ufficiali Porsche.

Tecnicamente, riferisce la news pubblicata da Der Spiegel, gli ispettori del Kraftfahrt-Bundesamt (KBA) hanno individuato, nel software di Porsche Macan, la presenza di cinque dispositivi irregolari, che come accennato altererebbero i valori degli ossidi di azoto fra le prove in laboratorio e l’effettivo utilizzo su strada. Il “chip”, del resto, sarebbe già stato aggiornato nel 2016: e a proposito di ciò, i vertici di Zuffenhausen – pur ammettendo la propria “Responsabilità nei confronti dei clienti” ma nello stesso tempo affrettandosi a dichiarare che i motori diesel destinati all’equipaggiamento della propria lineup “Non sono sviluppati né prodotti da noi” -, respingono ogni accusa, indicando altresì di avere informato, lo scorso febbraio, le autorità federali tedesche.

Non è la prima volta che Porsche si trova al centro di indagini federali rivolte all’adeguamento dei software di controllo delle emissioni degli ossidi di azoto: a luglio 2017, il ministro dei Trasporti tedesco, Alexander Dobrindt, aveva disposto il richiamo di circa 30.000 unità Porsche Cayenne (7.500 in Germania, 22.000 in altri Paesi europei) equipaggiate con il 3.0 V6 TDI: il provvedimento aveva avuto inizio nello scorso autunno.

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