Bmw, Daimler e VW: l’accusa di cartello potrebbe costare molto cara

Lo specifica una dichiarazione da parte del commissario UE sulla Concorrenza e raccolta dai taccuini della stampa specializzata.

Bmw, Daimler-Benz e Volkswagen (i big three del comparto automotive tedesco) potrebbero essere sottoposti a misure di sanzione “molto elevate”, qualora i sospetti di collusione – ovvero l’esistenza di un “cartello”– venissero ufficialmente comprovati. L’accordo, per diversi anni, avrebbe portato i tre Gruppi a condividere strategie di mercato in violazione alle norme dell’Antitrust, come rivelato nelle scorse settimane da una inchiesta condotta dal settimanale Der Spiegel.

La notizia viene diffusa dall’edizione online di Automotive News, che a sua volta riprende una dichiarazione avanzata ai taccuini di Business Insider dal commissario alla Concorrenza nell’Unione Europea Margrethe Vestager.

Nel dettaglio, gli organismi antitrust europei e nazionali (il riferimento, in questo caso, va alla Germania) starebbero al momento esaminando le rispettive posizioni di Bmw, Daimler-Benz e Volkswagen: l’obiettivo sarà stabilire se, effettivamente, fra i tre grandi Gruppi automotive si siano, nel tempo, svolti incontri e riunioni per accordare forniture, strategie e costi a svantaggio della concorrenza straniera.

Tuttavia, al momento e riprendendo la nota pubblicata da Automotive News, il commissario UE Vestager avrebbe anticipato che i tempi non sono ancora maturi per potere stabilire nei dettagli il ‘quando’ e il ‘come’ di eventuali misure da parte della UE.

A fine luglio, una inchiesta curata da Der Spiegel aveva esplorato le passate strategie industriali di Bmw, Daimler-Benz e VW: l’emblematica copertina del numero uscito in edicola lo scorso 23 luglio (“Das Kartell”, ovvero “Il cartello”) anticipava, all’interno, un servizio che conteneva pesanti accuse alle tre aziende.

L’inchiesta condotta dai giornalisti della rivista specializzata in giornalismo investigativo – che, secondo una indagine svolta alcuni anni fa da The Economist, rappresenta uno dei più influenti organi di informazione – sosteneva che, in una ventina di anni, più di 200 dirigenti di Audi, Bmw, Daimler-Benz, Volkswagen e Porsche avrebbero tenuto continui incontri con l’obiettivo di portare avanti un congiunto sviluppo di modelli, scegliere insieme le aziende fornitrici di componenti di primo equipaggiamento (si dice tutte le parti che compongono il veicolo) e stabilire i costi: un cartello, appunto.

A far emergere ciò che negli ambienti automotive viene visto come un nuovo “scandalo” sarebbe l’auto-denuncia (indirizzata all’Antitrust tedesca e alla Commissione europea) che Volkswagen e Daimler-Benz avrebbero formulato, all’inizio di luglio, perché preoccupate da una indagine che riguardava le forniture di acciaio alle aziende; ricordiamo che le aziende che violino le normative comunitarie sulla concorrenza rischiano sanzioni fino al 10% degli utili prodotti dalla vendita dei prodotti.

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