Ipotesi di cartello tra i costruttori tedeschi

Lo svela un’inchiesta del settimanale tedesco Der Spiegel

Di solito ne sentiamo parlare in merito ad altri ambiti relativi all’economia, ci riferiamo al fare cartello, un’attività che in regime di libera concorrenza non è legale e che adesso, secondo i colleghi del settimanale tedesco Der Spiegel riguarda anche le principali case automobilistiche teutoniche.

Sono loro infatti che, tramite un’inchiesta, hanno fatto luce su un’eventuale accordo tra nomi blasonati che andrebbe a violare le leggi dell’antritrust. Precisamente, si tratterebbe, il condizionale è d’obbligo, di Audi, BMW, Daimler, Porsche e Volkswagen che, sempre secondo il Der Spiegel, hanno avuto diversi incontri per una ventina d’anni in modo da poter sviluppare in perfetta armonia i vari modelli. Quindi, non ci sarebbe stata concorrenza, ma cooperazione e sinergia a tutti gli effetti, addirittura in merito alla scelta dei fornitori.

L’inchiesta in questione parla di un numero di circa 200 rappresentanti di alta carica dei rispettivi Brand che si sarebbe incontrato per lavorare fianco a fianco come i membri del medesimo gruppo. Insomma, una mole di riunioni che andrebbe a sottolineare una cooperazione di lunga data e quindi una continua violazione delle norme dell’antitrust.

L’aspetto più inquietante della vicenda è che i costruttori tirati in ballo avrebbero programmato anche i dettagli delle vetture da produrre, addirittura le dimensioni del serbatoio dell’additivo AdBlue che serve a ridurre la produzione dell’ossido d’azoto, il cosiddetto NOx che tanto sta a cuore ai legislatori americani.

Ebbene, il serbatoio di questo liquido non doveva superare, per tutti i Brand, gli 8 litri, in modo da poter risparmiare qualcosa come 80 euro per ogni vettura prodotta. Una situazione paradossale che, se confermata, potrebbe generare ulteriori stangate al mondo dell’automotive.

Insomma, la situazione è calda, anzi caldissima, qualcuno a luglio avrebbe già fatto delle autodenunce, vedi Daimler e Volkswagen, sottolineando l’eventualità di possibili inosservanze in tema di concorrenza, un po’ come mettere le mani avanti, anche se siamo solo all’inizio.

Solo il tempo ci dirà se questo comportamento verrà provato o se il tutto scomparirà nel polverone alzato da Der Spiegel.

 

 

 

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