Renault Clio Cup: la prova in pista

Abbiamo preso parte alle qualifiche per la Press League con la pepatissima Clio da competizione.

Abbiamo preso parte alle qualifiche per la Press League con la pepatissima Clio da competizione.

Quale appassionato non sogna, almeno una volta nella vita, di indossare i panni del pilota per provare ad emulare i suoi miti del volante? Ebbene, Renault ha trasformato un desiderio, covato sin dall’infanzia, in realtà, con la Press League, dando la possibilità ad un manipolo di giornalisti di correre nelle tappe del campionato riservato alle Clio Cup. Teatro delle qualifiche è stato l’Autodromo di Modena, una pista corta, ma tecnica ed impegnativa, dove una frenata può fare la differenza, come ho potuto provare in prima persona.

L’approccio, per chi come me non ha licenza e non è avvezzo a frequentare l’ambiente delle competizioni, è stato cauto. Un misto tra ansia da prestazione e paura di fare danni. Si girava in 4 o 5 contemporaneamente, per cui era un attimo cadere nell’incomprensione. Così, con lo stato d’animo di uno studente al primo giorno di scuola, ho fatto le cose con calma, anche troppa nelle prove libere, al punto che il cronometro è parso decisamente impietoso. Ma c’era da memorizzare il tracciato, bisognava prendere confidenza con una vettura selvaggia, priva di ABS e con le gomme slick.

Su una macchina da corsa è tutto esagerato all’ennesima potenza: i suoi limiti, i sassolini che sbattono nel sottoscocca, il click delle marce, e poi il motore, che ruggisce mentre arriva a limitatore. Nei pressi del finestrino c’è persino una rete che fa tanto Nascar, al punto che avere una reminiscenza del film “Giorni di Tuono” è un attimo. Ma qui non ci sono ovali, i cordoli si pizzicano con determinazione, e sono le curve del tratto misto a fare la differenza.

Già entrare nell’abitacolo è un’operazione complessa: bisogna scavalcare la parte bassa del roll-bar, fissare la cintura da corsa e poi, con il casco ben allacciato, cercare di capire come funzionano i vari pulsanti sul volante. Uno di questi, in collaborazione con il paddle di destra innesta la prima marcia, e viene pure utile con quello di sinistra per mettere in folle o inserire la retro. La pedaliera era settata per un pilota più alto di me, e i tempi non consentivano di tirarla indietro, anche il sedile non poteva andare avanti, per cui la posizione di guida nel mio caso non era ottimale, ed ho rimediato, parzialmente, con un cuscino. Ma fa parte del gioco; d’altra parte, già salire su una Clio Cup è stata una vera fortuna!

In 10 minuti, vissuti intensamente tra i cordoli, ho dovuto studiare traiettorie, punti di frenata, di corda, ma soprattutto ho dovuto comprendere come sfruttare al meglio il cambio, visto che per salire di rapporto basta spingere il paddle di destra, ma per scendere si utilizza anche la frizione. Il tutto cercando di capire il limite della macchina per esplorarlo. Il fatto è che in pista non c’è tempo per pensare, per rifiatare, e, ovviamente, sulla Clio Cup non c’è nemmeno il climatizzatore, roba da auto di serie.. Alla fine delle prove libere, il cronometro, come mi aspettavo, ha nettamente sottolineato la mia inadeguatezza alla situazione e la cosa non mi andava giù, sapevo di poter far meglio, ne ero convinto, ma dovevo dimostrarlo.

Per fortuna c’erano le qualifiche: 15 minuti di pura adrenalina, dove avrei potuto quanto meno pareggiare i conti con me stesso e prendermi la rivincita su una situazione che non mi aveva reso giustizia. Così sono rientrato in pista con una determinazione differente, ho iniziato a comprendere dove poter mettere le ruote e dove lasciavo secondi preziosi e, giro dopo giro, ho limato 5 secondi dal mio tempo! Un progresso a dir poco importante, dovuto all’accresciuta confidenza con l’auto, ad una maggior sicurezza acquisita e ad un’autostima che ritornava a livelli convenzionali ad ogni tornata. Il bello è che la migliore prestazione è arrivata poco prima della bandiera a scacchi, segno che stavo progredendo a vista d’occhio. Peccato per quella pedaliera lontana, al punto che dovevo sporgermi in maniera innaturale toccando, a volte, anche il pedale dell’acceleratore in maniera inconsapevole, proprio quando avevo la necessità di poter contare sulla massima forza frenante. In queste situazioni, perdere o guadagnare 1-2 secondi è un attimo, e gli attimi, alla fine, sono quelli che fanno la differenza. Ma è inutile nascondersi dietro una difficoltà, perché in pista, quando si cerca il tempo non è mai facile. Nella mia batteria ho mancato il terzo posto non di molto, e forse, con qualche giro in più, in una posizione più confortevole adesso starei raccontando una storia diversa, ma con i se e con i ma non si va da nessuna parte, e il risultato, incontrovertibile, è che non ho ottenuto la possibilità di correre in una delle gare del campionato riservato alle Clio Cup. Ma ho accumulato esperienza, ho preso le misure ad una vettura da corsa, e forse, su una pista amica, avrei le basi per potercela fare. Ecco, il fatto di averla domata, di averla capita, di aver sperimentato l’adrenalina di una guida al massimo, senza filtri, inebriato dall’odore di benzina e da un sound coinvolgente, mi ha reso più completo, trasmettendomi la vera essenza del motorsport, con delle emozioni che fino ad oggi avevo solo immaginato. Bisogna ripartire da qui, se ce ne sarà l’occasione, nel frattempo, per un giorno, per 25 terrificanti, meravigliosi, eccitanti minuti, sono stato protagonista di un mondo che ho sempre visto da spettatore.

In alcuni casi ho dovuto schivare colleghi che erano arrivati a limite con tanto di testacoda in piena curva, in altri sono stato impegnato nel contrastare le reazioni ribelli di una vettura nuda e cruda che spinge forte ma pretende rispetto, precisione e determinazione. Ma lo rifarei, anche domani, perché l’imprevisto fa parte dell’essenza delle competizioni.

Da oggi in poi dunque, quando mi allaccerò la cintura, cercherò quella a 4 punti, e magari terrò l’auto su di giri per non farla spegnere in partenza, anche se non ce ne sarà bisogno, forse non accenderò nemmeno il climatizzatore per rivivere quell’atmosfera, e mi verrà naturale andare alla ricerca dei paddles anche con il cambio manuale. Il fatto è che una volta che il brivido della competizione entra dentro di te, ti cambia per sempre, perché è tutto così dannatamente veloce, brutale e affascinante da dare assuefazione. Forse sarà meglio che compri una tuta, non si sa mai, perché è meglio essere pronti nel caso arrivi un’altra chiamata. 

 

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