Dieselgate: perché VW chiede un risarcimento agli ex massimi dirigenti Winterkorn e Stadler

Il Supervisory Board di Wolfsburg annuncia un procedimento legale nei confronti degli ex CEO Volkswagen e Audi: un “regolamento di conti” interno utile a contribuire al completamento di una nuova immagine?

I lunghi strascichi del Dieselgate tornano a far parlare di se, a dimostrazione che per i vertici del Gruppo Volkswagen la vicenda – “vecchia” di ormai più di cinque anni e che fra rimborsi, multe e spese legali, al Gruppo VAG è finora costata qualcosa come 30 miliardi di dollari – non è ancora risolta. O, per lo meno, non lo è all’interno del Gruppo, sebbene da tempo si sia dato il fischio d’inizio ad una nuova immagine “green” (articolata e decisamente impegnativa tanto dal punto di vista industriale quanto sotto l’aspetto economico) che fra l’altro contribuirebbe ad indicare all’opinione pubblica che l’episodio – clamoroso, drammatico – può dirsi quasi superato. Non del tutto, però.

Cinque anni e mezzo di indagini

L’ultima notizia (in ordine di tempo) riguarda la conclusione di una inchiesta avviata dal Consiglio di Sorveglianza del colosso di Wolfsburg subito dopo l’esplosione dello scandalo sui defeat device installati su alcuni dei motori turbodiesel VW per la questione degli ossidi di azoto. L’indagine interna, che aveva preso il via nell’ottobre 2015, è terminata con la decisione, da parte dello stesso Consiglio, di procedere con una richiesta di risarcimento danni nei confronti di due ex massimi dirigenti: Martin Winterkorn, già amministratore delegato del Gruppo VAG, e Rupert Stadler all’epoca CEO di Audi.

Tutti i dettagli

La motivazione indicata dal “Supervisory board” nei confronti dei due ex top manager è di “violazione degli obblighi di diligenza”, in quanto – si apprende da una nota stampa diffusa dalla stessa Volkswagen – Winterkorn non avrebbe da fine luglio 2015 chiarito in modo esaustivo e puntuale le condizioni che hanno portato all’impiego di funzioni illegali nei software che equipaggiavano i motori turbodiesel 2.0 TDI venduti in nord America fra il 2009 ed il 2015. In più, lo stesso Winterkorn non ha fornito alcuna risposta “Tempestiva, completa e veritiera” alle domande formulate dalle autorità USA. Nel caso di Rupert Stadler, c’è la conclusione di avere “Violato i suoi doveri di diligenza, non essendo stato riuscito dal 21 settembre 2016 in avanti a garantire che i motori diesel 3.0 TDI e 4.2 TDI sviluppati da Audi ed installati a bordo di alcuni modelli Volkswagen, Audi e Porsche destinati ai mercati UE potessero essere sottoposti ad indagini che riguardassero le funzioni illegali dei software”.

Un’enorme quantità di file e documenti esaminati

Secondo il comunicato emesso da Volkswagen, lo studio legale Gleiss Lutz ha effettuato un approfondito esame delle richieste di risarcimento per conto del Consiglio di sorveglianza: l’inchiesta ha riguardato tutti i membri del CdA che erano in carica durante il periodo in questione. Enorme il “faldone” raccolto, si parla di oltre 65 Petabyte di dati (un Petabye corrisponde ad un milione di Giga), e più di 480 milioni di documenti trasferiti nelle data room – di questi, circa 1,6 milioni di file sono stati classificati come rilevanti, sottoposti a screening e riesaminati – e sono stati condotti oltre 1.550 fra colloqui informativi ed interrogatori. L’indagine, comunica Volkswagen, è stata di gran lunga la più complessa ed articolata, nei confronti di un’azienda, nella storia economica tedesca. E non c’è da averne alcun dubbio, tenuto conto del “volume” di file e documenti esaminati. Da qui la decisione del Supervisory board, cui si aggiunge l’esame dei risultati di altrettante indagini condotte dai Consigli di Sorveglianza Audi e Porsche all’interno delle rispettive aziende: anche in questi casi basate sulla perizia redatta da Gleiss Lutz, ed analoghe le conclusioni: si sono verificate violazioni colpose dei doveri, accusa formulata nei confronti degli ex membri del CdA di Audi Ulrich Hackenberg e Stefan Knirsch, e dell’ex membro del “Board” di Porsche Wolfgang Hatz.

Un deterrente per i futuri manager?

A carico di Winterkorn e Stadler, ci sono peraltro altrettanti procedimenti per frode commerciale. Un’interpretazione della decisione presa dal Supervisory Board Volkswagen potrebbe indirizzarsi verso un “regolamento di conti” interno. La chiave di tutto potrebbe essere trovata nella “mancata risposta veritiera ed esaustiva” a quesiti posti a suo tempo dalle autorità USA (e sappiamo bene come il mercato del nord America sia di primaria importanza per Wolfsburg). Potrebbe essere, come indica un’analisi del Frankfurter Allgemeine, che la decisione di reclamare un risarcimento danni nei confronti dei due ex massimi dirigenti vada interpretata come “Un ricorso che faccia rumore” e che costituisca un deterrente per le future generazioni di manager. Come dire, per riallacciarci alla considerazione di apertura: un’immagine “limpida” non soltanto dal punto di vista dell’attenzione all’ambiente, ma anche riguardo alla gestione dell’azienda.

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