Recovery Plan: i programmi per la mobilità

Redazione
14 Gennaio 2021
autostrada

Principali iniziative connesse a mobilità sostenibile e sviluppo delle infrastrutture fra i punti che compongono il PNRR-Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

Via libera dal Consiglio dei Ministri al programma di investimenti da sottoporre all’esame del Parlamento Europeo per sbloccare i 196,5 miliardi di euro disposti dal Recovery Fund, piano di finanziamento europeo finalizzato alla ripresa economica dei Paesi per il dopo-pandemia da Covid-19.

Stanziati 222 miliardi di euro

Nel dettaglio, il PNRR-Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (così è stato ribattezzato il mega progetto nazionale) verrà inviato all’esame di Camera e Senato per le valutazioni. Successivamente, a Bruxelles saranno vagliati i progetti in essere, per l’erogazione vera e propria delle risorse. Cifre alla mano, l’ammontare della somma è di 222 miliardi di euro: 196,5 miliardi dal Recovery Fund vero e proprio, cui si aggiungono i fondi europei del React EU e del Just Transaction Fund.

I settori di interesse

Le aree di intervento sono sei, articolate in 47 linee di azione:

  • Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura (per 46,18 miliardi di euro, somma che comprende 11,45 miliardi per programmi di innovazione e sicurezza nella Pubblica amministrazione e 8 miliardi per turismo e cultura 4.0)
  • Istruzione e ricerca (la somma stanziata è di 28,5 miliardi di euro, di cui 16,7 per potenziare competenze e diritto allo studio e 11,7 per finanziare progetti ricerca-impresa)
  • Sanità (19,72 miliardi di euro, ripartiti fra innovazione, ricerca e digitalizzazione dell’assistenza sanitaria, per 11,82 miliardi di euro, e assistenza di prossimità e telemedicina, per 7,9 miliardi di euro)
  • Inclusione sociale e coesione (27,6 miliardi di euro, di cui 12,62 da destinare alle politiche per il lavoro; 10,8 miliardi per infrastrutture sociali, famiglie, comunità e terzo settore; 4,18 miliardi per interventi speciali di coesione territoriale)
  • Rivoluzione verde e transizione ecologica (68,9 miliardi, in cui la parte più consistente riguarda l’efficientamento energetico e la riqualificazione degli edifici, compresa la messa in sicurezza del patrimonio edilizio pubblico ed in particolar modo a scuole, edilizia residenziale pubblica, Comuni e sedi giudiziarie. Seguono, nell’ordine, 29,35 miliardi per incentivare la riqualificazione energetica e l’adeguamento del patrimonio immobiliare privato ai criteri antisismici, cioè il Superbonus 110%; e 18,5 miliardi per l’efficienza energetica e sismica dell’edilizia residenziale privata e pubblica)
  • Infrastrutture e mobilità sostenibile (31,98 miliardi di euro: ne parliamo più diffusamente qui sotto).

Il riparto delle spese prevede l’impegno del primo 70% dei fondi da definire entro fine 2022 e da spendere entro fine 2023; il 30% residuo andrà stabilito e speso fra il 2023 ed il 2025.

Mobilità e trasporti

Nello specifico, alle infrastrutture ed alla mobilità sostenibile – “voci” che riguardano il riassetto della viabilità e delle reti di trasporto – il documento approvato dal Consiglio dei Ministri assegna, rispettivamente, quasi 32 miliardi (per la precisione: 31,98 miliardi di euro) alle infrastrutture e poco più di 18 miliardi (18,22 miliardi di euro) per implemento di progetti di mobilità nel novero della “Rivoluzione verde e transizione ecologica”.

Ovvero, ancor più nello specifico: potenziamento delle principali linee di comunicazione nazionale (ferrovie e strade) con 28,3 miliardi di euro a disposizione, messa in sicurezza di ponti e viadotti – cioè le infrastrutture che, in anni recenti, hanno più volte evidenziato notevoli criticità – e poco meno di 3,7 miliardi di euro che andranno a favore di programmi di intermodalità e di logistica integrata. Infine, riguardo al capitolo “Rivoluzione verde e transizione ecologica”, finalizzato alla riduzione delle emissioni e migliorare la qualità dell’aria nelle città, ci sono investimenti destinati all’idrogeno verde (cioè quello prodotto da fonti rinnovabili), a progetti di mobilità “last mile” ed all’implemento delle energie rinnovabili e delle politiche di decarbonizzazione e mobilità condivisa, nonché per la realizzazione di nuove piste ciclabili: sul taccuino ci sono 1.000 km di ciclovie urbane e più di 1.600 km di piste ciclabili ad uso turistico.

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