Ponte di Genova quasi finito: verso il completamento del progetto

Prosegue l’operazione di posa in quota dell’ultima campata: nella mattinata di martedì 28 il posizionamento. In estate la riapertura al traffico.

Seicentoventi giorni dopo il tragico crollo che costò la vita a 43 persone e di fatto isolò per mesi il territorio centro-occidentale della Liguria dal nord ovest del Paese e dalle regioni meridionali della Francia, il nuovo ponte di Genova si prepara a fare bella mostra di sé. Nella medesima posizione di quello precedente, disegnato negli anni 60 dall’architetto Riccardo Morandi e crollato in una piovosa tarda mattinata di mezza estate che resterà eternamente impressa nella mente dei genovesi e non solo. Erano le 11,36 del 14 agosto 2018: i 250 metri della sezione del “Viadotto sul Polcevera” sovrastante l’area fluviale e industriale fra i quartieri di Sampierdarena e Rivarolo crollò improvvisamente, insieme al pilone numero 9 che la sosteneva. Le conseguenze furono devastanti: oltre ai 43 morti, si contarono quasi 600 persone sfollate (per lo più residenti nelle abitazioni al di sotto del pilone numero 10). Ed ecco, a poco più di un anno e mezzo dal crollo ed a quattordici mesi dal via alla demolizione del “Viadotto” (avviata a febbraio 2019), il via al countdown per il completamento dell’opera.

Manca pochissimo

Per vedere il nuovo ponte nella sua interezza non resta che attendere la definitiva sistemazione in quota della diciannovesima ed ultima campata: il “varo” dell’ultimo troncone – la “porzione” compresa fra l’undicesima e la dodicesima “pila” del ponte – è imminente. Una volta posizionata anche l’ultima campata del nuovo ponte sul Polcevera, avrà inizio l’ultima fase dei lavori. Vale a dire, gli interventi conclusivi ed i collaudi. L’apertura definitiva al traffico – ricordiamo che il ponte, come già il precedente viadotto, è cruciale per il nodo viario ligure e del nord-ovest del Paese: collega infatti la A7 Genova-Milano con la A10 Genova-Ventimiglia e, da lì, verso Torino; consente inoltre di bypassare i quartieri centro-occidentali del capoluogo ligure e raccorda il ponente con la Riviera di Levante e la Toscana – potrebbe avvenire verso la metà del prossimo luglio.

L’emergenza da Covid-19 non ha fermato i lavori

A rendere ancora più drammatica la ricostruzione del nuovo ponte di Genova (dieci mesi esatti: il via venne dato il 24 giugno 2019; si lavora 24 ore su 24, sette giorni su sette, con 250-300 fra tecnici e operai ogni giorno) a cura di “Per Genova”, consorzio formato dalla joint venture Fincantieri-Salini Impregilo, è nel frattempo arrivata la pandemia da Coronavirus che avrebbe rischiato di allungare i tempi di esecuzione dell’opera. Tuttavia, nonostante il contagio di un operaio e la conseguente messa in quarantena dei colleghi che nelle scorse settimane avevano avuto dei contatti con loro, i lavori di completamento del nuovo ponte sono proseguiti. Decisamente contenuto, in rapporto alla “tabella di marcia”, il ritardo sull’iter di edificazione: all’incirca tre settimane. Risolutive le ultime fasi (in ordine di tempo): il completamento, avvenuto lo scorso 10 marzo, della campata lato ponente collocata proprio dove avvenne il crollo; il posizionamento di una seconda maxi campata, il 20 marzo. E, nella notte del 21 aprile, la collocazione in quota della penultima campata (compresa, cioè, fra la seconda e la terza “pila” del ponte).

Il ministro De Micheli sarà presente al completamento del “varo” 

La posa in quota della diciannovesima e ultima sezione permetterà al nuovo ponte di raggiungere lunghezza (1.067 m complessivi) ed aspetto pressoché definitivi: l’importante traguardo, atteso nella mattinata di martedì 28 aprile, avverrà alla presenza del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Paola De Micheli. Da confermare la partecipazione del presidente del Consiglio Giuseppe Conte.

Renzo Piano: “Non festeggiamo”

Intervenuto domenica sera al programma Tv di Fabio Fazio “Che tempo che fa”, l’architetto genovese Renzo Piano – il cui studio ha firmato il progetto del nuovo ponte – considera la posa dell’ultimo impalcato come “una giornata importante, ma non di festa: fa seguito ad una tragedia terribile”. Il celebre architetto invita altresì a non vedere il rapido completamento del ponte come un “miracolo”: “Non lo è; se mai, va visto come un nuovo modello Italia”. “Il nostro Paese – prosegue Piano in collegamento con Fazio – è in grado di fare queste cose. È triste che lo faccia soltanto quando si trova in situazioni di emergenza”.

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