“Le Mans 66-La grande sfida” arriva nei cinema

Il film diretto da James Mangold racconta il culmine della “guerra Ferrari-Ford” che contrappose due filosofie industriali agli antipodi.

Sei anni fa, con “Rush”, Ron Howard dipinse con sapienti pennellate l’ambiente della F1 di metà anni 70. Il duello Niki Lauda-James Hunt, fulcro della pellicola, era servito per confezionare un prodotto di grande qualità, e che aveva reso rispettosa giustizia al mondo delle competizioni come lo avrebbe potuto osservare un neofita che, senza alcun pregiudizio in merito alla natura di affascinante rischio del motorsport, si accinga ad assistervi per la prima volta, non senza tuttavia essersi documentato a dovere. Un approccio ragionato, dunque, ed obiettivo.

Tutto nacque dal “gran rifiuto”

Oggi (giovedì 14 novembre 2019) nelle sale cinematografiche italiane esce “Le Mans ’66-La grande sfida”, ovvero il racconto della epica sfida che cinquantatré anni fa intercorse tra Ford e Ferrari per la conquista della “Maratona della Sarthe”: più che un evento, quello fu – e gli appassionati di tutto il mondo sono concordi nell’affermarlo – il culmine di un’epopea tanto breve quanto intensa: “appena” tre anni, o poco meno. Quanto, cioè, intercorse fra il “grande rifiuto” opposto nel 1963 da Enzo Ferrari (che chiedeva la massima libertà di gestione delle proprie attività sportive) alle proposte di acquisizione del “Cavallino” da parte dell’”Ovale Blu”, e la “macchina da guerra” organizzata dal colosso di Detroit per dimostrare al mondo che “il Drake” (in questo film è interpretato da Mario Girone) si era sbagliato nel rigettare la proposta Ford di entrare nella propria orbita.

Due mondi a confronto

Nel film “Le Mans ’66-La grande sfida”, distribuito dalla 20th Century Fox e costato la bellezza di 100 milioni di dollari, il regista James Mangold ha impresso nei fotogrammi il racconto di una rivalità sportiva (più che industriale: le dimensioni delle due aziende non erano, e non sono tuttora, paragonabili; così come i segmenti di mercato ai quali Ferrari e Ford si rivolgono) che riporta – si perdoni la banalità di tale osservazione – il duello Davide contro Golia che da millenni costituisce parte imprescindibile della natura competitiva dell’essere umano.

Il culmine della guerra Ferrari-Ford

Del resto, oltreoceano il nome Ferrari era, a metà degli anni 60, già da tempo al centro delle cronache sportive e di costume: Luigi Chinetti, che dal quartier generale di New York importava ufficialmente le vetture del “Cavallino” per il nord America, attraverso la propria organizzazione sportiva Nart-North American Racing Team aveva contribuito largamente a costruire una solida fama per Ferrari oltreoceano. Henry Ford II, che vedeva nelle competizioni un valido strumento di promozione, aveva cercato di acquistare Ferrari (anche perché mal digeriva il fatto che una piccola azienda, con sede nella “provincia” emiliana, fosse in grado di battere i giganti di Detroit: poco, fino allora, avevano potuto le strapotenti ma poco agili Shelby Cobra). Il “no” da parte di Enzo Ferrari fu l’episodio scatenante di una “vendetta” sportiva che Henry Ford II decise, dietro consiglio del vicepresidente Lee Iacocca (John Betnthal nel film) di intraprendere… a tutti i costi: per l’occasione, costituì una emanazione europea (Ford Advanced Vehicles, con sede a Slough) e individuò nella Lola Cars di Eric Broadley la struttura cui affidare la progettazione e lo sviluppo di una nuova biposto Sport. Prese così, detto in estrema sintesi, il via all’”operazione Ford GT40”, che dopo un primo anno (1964) di risultati non all’altezza delle aspettative, venne riveduta e corretta nel telaio, nell’aerodinamica e nel motore grazie all’interessamento di Carroll Shelby (nel film interpretato da Matt Damon) e dell’esperto pilota-collaudatore Ken Miles (cui nella pellicola è Christian Bale a prestare il volto).

Da lì prese il via l’”offensiva Ford”, che già nel 1965 si aggiudicò la 2.000 km di Daytona e, nel 1966, si presentò ai nastri di partenza della 24 Ore di Le Mans nella variante-evoluzione GT40 MkII dalla cilindrata portata a 7.000 cc e in possesso di una maggiore affidabilità. E con l’obiettivo di battere le Ferrari 330 P3 progettate da Mauro Forghieri. Come andò a finire? Lo vedremo… da stasera.

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