Monopattini elettrici: a Torino due multe da 1.079 euro in 24 ore

Mentre sta per partire la sperimentazione che ne regolamenta la circolazione, ecco le prime sanzioni (salate) agli “abusivi” della micromobilità.

Se “sperimentazione” dev’essere, che lo sia. Sono i programmi di graduale introduzione, in determinate aree urbane ed a precise condizioni, dei mezzi di trasporto personali che concorrono a formare il nuovo comparto della micromobilità elettrica. Per intenderci: monopattini, monoruota, segway, la scorsa estate “ufficializzati” attraverso un decreto legge (pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 12 luglio 2019) nel quale venivano stabilite le regole che ne stabiliscono le modalità di circolazione (chi può guidarli, dove ed in qual modo); successivamente, la questione era passata alle amministrazioni comunali, che per recepire il contenuto del decreto devono approvare delibere di Giunta che autorizzano la sperimentazione. Si tratta, quindi, di stabilire dove e come i microveicoli elettrici possono circolare.

Fra le città che si apprestano al “via” della fase sperimentale (per la quale i Comuni hanno tempo fino al 27 luglio 2020), che deve durare da un minimo di un anno fino ad un massimo di due anni, c’è Torino. Il capoluogo piemontese è, in questi giorni, agli onori delle cronache nazionali per due episodi ed altrettante contravvenzioni, appioppate dalla Polizia municipale ai danni di due giovani, “pizzicati” mentre circolavano – nel primo caso, riporta l’edizione di Torino del Corriere della Sera, in corso Principe Oddone; nel secondo episodio, su un marciapiede in corso Brescia – su monopattini elettrici. La multa, tanto nel primo caso quanto nel secondo, è stata di 1.079 euro. Una cifra che, di per se, supera il valore del “micromezzo” stesso, e che sicuramente provocherà un brivido di preoccupazione a più di un “monopattinista”.

Perché multe così salate?

La ragione per cui i “Civich” abbiano comminato contravvenzioni così elevate, e che con tutta probabilità faranno dimenticare per un bel po’ ai “trasgressori” la comodità di circolare su un monopattino elettrico nel centro città, è presto spiegata: una recente circolare del comando di Polizia municipale di Torino indica che i monopattini che sono in grado di superare i 6 km/h (praticamente tutti quanti, altrimenti non si vedrebbe che senso avrebbe spendere centinaia di euro per muoversi su un “mezzo” che va quanto chiunque a piedi) sono equiparabili a qualsiasi veicolo a motore che circoli su strada pubblica. In poche parole, devono essere corredati di libretto di circolazione, targa ed assicurazione. In mancanza di uno qualsiasi di questi tre requisiti, la contravvenzione è inevitabile. Nella fattispecie, gli agenti non hanno fatto altro che sommare le tre mancanze a ciascuno dei due “monopattinisti”. Dunque: 154 euro, 76 euro ed 849 euro. Appunto, 1.079 euro.

È chiaro che a ben pochi utilizzatori di “micromezzi” di mobilità elettrica verrebbe in mente di assicurarsi ed immatricolarli (ovviamente previo collaudo in Motorizzazione): ragione per cui, i Comuni che aderiscono al decreto emanato nei mesi scorsi, e che quindi avviano programmi di sperimentazione (come a Torino) applicano soltanto la legge. La quale dispone che la micromobilità elettrica è consentita esclusivamente all’interno di piste ciclabili e “zone 30” urbane (non nelle aree pedonali, dunque) contrassegnate dalla presenza dei cartelli specifici, con impressa la sagoma del monopattino. Viceversa, al di fuori di tali aree la circolazione di monopattini, segway, monowheel ecc., non è soggetta ad alcuna deroga.

Non vogliamo accanimento

I “Civich” di Torino sono stati particolarmente severi? Questa è la domanda. L’assessore alla Mobilità del Comune di Torino, Maria Lapietra, invita salomonicamente ad una “via del giusto mezzo”: “Trattandosi di una sperimentazione – osserva la rappresentante della Giunta comunale in una dichiarazione raccolta dal Corriere – chiedo a tutti di essere attenti per farla funzionare al meglio: che non vi sia accanimento contro i monopattini, e che dall’altra parte essi vengano utilizzati secondo le regole, che vanno rispettati se non si vuole essere sanzionati”.

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