Il mondo dell’auto dice addio a Ferdinand Piech

Il leggendario ex “patron” di Volkswagen è scomparso improvvisamente a 82 anni: è stato uno degli uomini chiave nel rilancio VW e Audi.

Un altro dei grandi nomi dell’industria automotive se n’è andato: è Ferdinand Piech, già amministratore delegato del Gruppo Volkswagen e presidente del Consiglio di Sorveglianza di Wolfsburg, scomparso nelle scorse ore a 82 anni (era nato a Vienna il 19 aprile 1937), come conseguenza di un malore che lo aveva colpito domenica scorsa mentre presenziava ad un evento in Baviera.

Figura-chiave nel panorama automobilistico del dopoguerra, Ferdinand Piech – nipote dell’altrettanto leggendario Ferdinand Porsche che ebbe un ruolo di primissimo piano nello sviluppo del settore automotive in Germania fra le due guerre e subito dopo la conclusione del Secondo conflitto mondiale – viene ricordato dai vertici VW come una figura che “Ha scritto la storia dell’automobile – è il commento di Hans-Dieter Pötsch, attuale Presidente del Consiglio di Sorveglianza di Volkswagen AG – come manager appassionato, ingegnere geniale e imprenditore visionario. A partire dagli anni Sessanta, ha plasmato in modo significativo lo sviluppo dell’automobile e dell’intera industria, e ha soprattutto trasformato Volkswagen in un gruppo di mobilità a livello globale”. Il CEO del Gruppo Volkswagen Herbert Diess, indica Ferdinand Piech come “Uomo coraggioso, imprenditorialmente coerente e tecnicamente brillante. Da giovane ingegnere ha fatto di Porsche un ‘brand’ sportivo grazie a vetture leggendarie come la 917 e alla vittoria a Le Mans”.

Il ricordo di Herbert Diess

Diess, ripercorrendo in una nota diramata da Volkswagen in queste ore il ruolo guida di Piech nell’evoluzione tecnologica dei “brand” che fanno capo al Gruppo VAG, ne ricorda la capacità di portare Audi ai vertici del panorama automobilistico (nel 1975 Piech era entrato nel CdA di Ingolstadt, per assumere nel 1983 l’incarico di amministratore delegato) che ebbe nella celebre Quattro del 1980 il punto più alto di un processo evolutivo avviato all’inizio del decennio precedente, e che di fatto è arrivato fino ai giorni nostri: “Dal 1972 – osserva Herbert Diess – Ferdinand Piech ha portato Audi a un livello tecnologico superiore con innovazioni come la tecnologia quattro e il motore TDI e, da amministratore delegato, l’ha resa un marchio premium”. “Alla guida del Gruppo Volkswagen, ha sviluppato la sua dimensione globale, integrato Bentley, Lamborghini e Bugatti e portato i nostri marchi alla competitività internazionale grazie a una convincente strategia di piattaforme. Ha integrato nel Gruppo anche Scania e MAN, mettendo le basi per farlo divenire un fornitore di veicoli commerciali competitivo a livello mondiale. Dal punto di vista tecnologico, con i suoi team di Ricerca e Sviluppo, ha raggiunto confini impensati: dalla prima vettura al mondo in grado di percorrere 100 km con solo 1 litro di gasolio, alla Bugatti Veyron da 1.001 CV. Più di tutto, Ferdinand Piëch ha portato qualità e perfezione nel DNA Volkswagen e in ogni dettaglio nella costruzione dell’automobile. Guardo al suo lavoro di una vita con gratitudine e grande rispetto”, conclude Diess.

Una vita nel Gruppo Volkswagen

Ferdinand Piech era entrato a Wolfsburg nel 1971, con l’incarico di responsabile degli Uffici tecnici. Un’epoca nella quale Volkswagen attraversava una fase decisamente delicata: con il Maggiolino che sentiva inesorabilmente il peso degli anni, la produzione essenzialmente legata a questo modello ed una concorrenza già rivolta a concezioni ben più moderne (motore trasversale, trazione anteriore, sospensioni a ruote indipendenti, carrozzerie compatte) e non ultima la crisi petrolifera del 1973-74, contribuirono ad accelerare il nuovo corso a Wolfsburg, e parallelamente a Ingolstadt. Da qui l’ammodernamento della lineup Audi ed il lancio di Volkswagen Passat, prima, e Golf poi: quest’ultima fu, in parte, progetto dovuto all’interesse che Ferdinand Piech nutriva per la produzione italiana, tanto da portarlo ad affidarsi a Giorgetto Giugiaro per la definizione di uno stile radicalmente nuovo: una visione cui lo stilista cuneese rispose con la realizzazione delle forme di Volkswagen Golf.

I dissapori con i massimi dirigenti Porsche

È rimasto celebre, negli annali della storia dell’automobile, lo scontro che contrappose Ferdinand Porsche a Wendelin Wiedeking, presidente e CEO di Porsche, incarico caldeggiato dallo stesso Ferdinand che quest’ultimo, dopo il famoso tentativo di scalata Porsche nei confronti di Volkswagen, riuscì a destituire dalla massima poltrona di Zuffenhausen, permettendo alla “Cavallina” di rientrare sotto l’ala VW. Gli ultimi decenni videro Ferdinand Piech nei ruoli di, rispettivamente, amministratore delegato Volkswagen (dal 1993 al 2002) e, successivamente, presidente del Supervisory Board VW dal 2002 al 2015. Fu nel primo periodo che portò a Wolfsburg, da General Motors, il manager spagnolo Jose Ignacio Lòpez de Arriortua, conferendogli l’incarico di preparare un progetto di risanamento aziendale: un programma di contenimento delle spese nei confronti delle aziende fornitrici che ebbe un certo effetto a breve termine, ma che tuttavia si rivelò, in un’ottica a più ampio spettro, negativa dal punto di vista della qualità. Nel 1996, l’amministratore spagnolo lasciò Volkswagen, anche per via di un’accusa di spionaggio industriale.

Gli ultimi anni e l’uscita da VW

Negli ultimi anni, di Ferdinand Piech si ricordano in particolare la rottura con l’amministratore delegato di Volkswagen, Martin Winterkorn, che condusse Piech alla decisione di abbandonare il proprio incarico di presidente del Consiglio di Sorveglianza VW. Dopo pochi mesi (si era nella primavera inoltrata del 2015) esplose il “Dieselgate”: il comparto dell’auto non sarebbe più stato lo stesso. E fra pochi giorni Volkswagen svelerà al grande pubblico, al Salone di Francoforte 2019, la attesissima ID.3, prima berlina compatta VW ad alimentazione 100% elettrica e modello-capofila della nuova lineup ID. chiamata a giocare un ruolo di primo piano nello sviluppo della e-mobility secondo Wolfsburg: una rivoluzione paragonabile a quella che ottant’anni fa riguardò il Maggiolino e, quarantacinque anni fa, ebbe come protagonista la attuale bestseller Golf.

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