FCA azzera il debito, ma taglia alcune stime per il secondo semestre

Per la prima volta il Gruppo arriva a sfiorare 500 milioni di euro di liquidità netta. 1,301 milioni di veicoli consegnati, 2,505 milioni nel semestre. Confermati gli obiettivi indicati da Marchionne al 2022.

Fca ha chiuso il secondo trimestre 2018 mettendo a segno l’attesissimo azzeramento del debito industriale, ed una liquidità netta nell’ordine di 456 milioni di euro: “Una pietra miliare per il Gruppo”, commentano i vertici Fiat-Chrysler Automobiles al termine del “giorno più lungo” per l’”asse” Torino-Detroit, iniziato nel peggiore dei modi e conclusosi con la notizia del raggiungimento del “debito zero”. Un traguardo fortemente voluto da Sergio Marchionne, il quale peraltro l’aveva anticipato lo scorso 1 giugno, in occasione della presentazione del piano industriale 2018-2022 da 45 miliardi di euro, 9 dei quali verranno destinati allo sviluppo di una nuova gamma di modelli elettrificati.

Quanto annunciato dall’ex amministratore delegato Fca, scomparso ieri mattina nella Clinica universitaria di Zurigo dove era ricoverato da fine giugno, e le cifre riportate dalla dirigenza Fiat-Chrysler Automobiles, rappresentano peraltro in maniera concreta l’eredità del manager in maglioncino blu che per 14 anni ha assunto il ruolo di primo timoniere della “corazzata” Fiat, sotto il cui comando si è trasformata in Fca-Fiat Chrysler Automobiles ed ha assunto una identità sempre meno “italocentrica” e sempre più internazionale. L’azzeramento del debito industriale era, per Sergio Marchionne, un biglietto da visita per rendere il Gruppo ancora più attraente agli investitori, anche nell’eventualità (che a molti analisti appare meno remota di un tempo) di giocare un ruolo “di peso” nella realizzazione di alleanze strategiche, indicate da Marchionne come “inevitabili” per rimanere a galla nelle sempre più articolate “alliance” fra big player del comparto automotive.

Dati alla mano, il secondo trimestre 2018 di FCA (prima del quale, come vedremo, il neo amministratore delegato Mike Manley, insieme al “braccio destro” Richard Palmer, direttore finanziario Fiat-Chrysler, hanno voluto ricordare la figura di sergio Marchionne), che “Non è stato facile”, ammette lo stesso Manley, pur se terminato con l’azzeramento del debito, mette in evidenza ricavi di 29 miliardi di euro (+4% sul secondo trimestre del 2017, che aumenta all’11% a parità dei cambi di conversione), un utile netto adjusted – ovvero, voci straordinarie escluse – di 981 milioni di euro, cioè in calo del 9%, ed un utile netto pari a 754 milioni di euro (in questo caso, la diminuzione è del 35%, che diventa -26% tenendo conto della parità dei cambi) “contro” gli 1,155 miliardi dello stesso periodo 2017. In termini di consegne globali, FCA ha totalizzato, nel secondo trimestre, 1.301.000 operazioni (+6% sullo stesso periodo del 2017, grazie soprattutto ad un “boost” registrato in nord e sud America, aree NAFTA e LATAM). Negli USA, la quota di mercato ha raggiunto il 13%, soprattutto in virtù del recente arrivo di nuovi modelli Jeep (Wrangler, Compass, Cherokee) e Dodge (Journey). Confermata la leadership di Fiat in Brasile (quota di mercato aumentata al 18,4%) e crescita locale anche in Argentina (quota di mercato al 13,7%). In Europa e nell’area EFTA, la quota di mercato è calata al 6,9% per le autovetture ed al 12,5% per il comparto Van: si registra una sostanziale stabilità nelle consegne, anche grazie alla compensazione messa a segno dal positivo andamento di Jeep ed Alfa Romeo.

Riguardo al primo semestre 2018 (gli autoveicoli consegnati sono stati, globalmente, 2,505 milioni, in crescita del 6% sui primi sei mesi del 2017), l’utile netto FCA ammonta a 1,775 miliardi di euro, cifra di poco inferiore ad 1,796 miliardi che erano stati registrati nel periodo 1 gennaio-30 giugno 2017, dunque 1% in meno (performance in linea con lo scorso anno). I ricavi netti aumentano dell’1%, raggiungendo 56 miliardi.  Da segnalare i 570 milioni di euro di ricavi fatti registrare da Maserati, cifra pressoché dimezzata rispetto al secondo trimestre 2017, e dovuta in massima parte ad una diminuzione delle consegne in Cina causato ad alcuni ritardi di acquisto da parte delle concessionarie e dei clienti finali come conseguenza della riduzione ai dazi sulle importazioni nel Paese della Grande Muraglia, in vigore dallo scorso 1 luglio. Proprio la Cina si conferma uno dei mercati di riferimento per FCA, e in special modo per Jeep dove si intende riposizionare il “brand”.

Per il secondo semestre dell’anno, sul taccuino delle priorità dei vertici del Gruppo c’è l’obiettivo di chiudere l’esercizio con un utile di 5 miliardi di euro; leggermente “rivedute e corrette” al ribasso altre precedenti stime: si prevede una liquidità netta di 3 miliardi di euro (da 4 indicati in precedenza); per i ricavi netti, il preventivo è di arrivare ad una cifra oscillante fra 115 e 118 miliardi di euro “contro” i 125 stimati, ed un ebit adjusted di 7,5-7,8 miliardi di euro (si preventivava 8,7 miliardi). Del resto, non soltanto FCA si è trovata a dovere sforbiciare alcune stime: lo ha fatto anche General Motors, principalmente per via degli aumentati costi di alcune materie prime e della svalutazione in Brasile ed Argentina.

Sull’intera sessione di presentazione delle performance FCA relative al secondo trimestre dell’anno pesava, come appariva ovvio fin da subito, l’improvvisa scomparsa di sergio Marchionne, avvenuta nelle ore precedenti. Prima del via alla conference call, è stato osservato un minuto di silenzio, terminato con una dichiarazione di affetto, da parte del neoamministratore delegato Mike Manley, nei confronti del predecessore: “È un momento molto triste, molto difficile; la notizia è stata straziante. Sergio è un uomo unico, ci mancherà. Ogni giorno ho lavorato con lui, per nove anni: il mio cuore è spezzato. Trasparenza, individuazione degli obiettivi, rispetto: su questo si basava il nostro rapporto reciproco”.

Adesso, la mission del Gruppo è di procedere con quanto indicato da Marchionne ad inizio giugno: tutti gli obiettivi al 2022 restano confermati. Sul tavolo, ci sono i 45 miliardi di euro indicati ad inizio giugno al Capital Markets Day, dei quali 9 miliardi verranno destinati alla realizzaione di nuovi modelli a propulsione elettrificata.

Fiat al Salone di Ginevra 2018 Vedi tutte le immagini
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