Lancia verso l’abbandono dei mercati europei

Francesco Giorgi
15 Maggio 2017
Lancia logo

Eutanasia per il glorioso marchio torinese che da tre anni si affida esclusivamente a Ypsilon? Staremo a vedere.

Il marchio Lancia ha chiuso i propri siti Web europei , ad esclusione dell’Italia. Non una novità in senso assoluto – lo “stop” alla presenza del glorioso marchio torinese aleggia da molto tempo – tuttavia, un laconico “Grazie del vostro interesse per Lancia” è quanto si legge, dallo scorso weekend, sulle rispettive homepage dei siti Lancia di Germania, Olanda, Francia, Spagna e Svizzera: un messaggio accompagnato dalla spiegazione su dove trovare “Le informazioni di assistenza” e il relativo link che conduce alle informazioni necessarie.

D’altro canto, giusto una settimana fa avevamo pubblicato la notizia relativa alla conclusione della presenza Lancia in Germania, mercato nel quale il 2015 aveva fatto segnare appena 648 unità vendute.

La spiegazione di questo fenomeno è semplice quanto amara per gli appassionati dell’azienda fondata nel 1906 da Vincenzo Lancia (e non sono affatto pochi): il marchio si basa, esclusivamente, sulla produzione di Lancia Ypsilon. E questo da ormai tre anni. Un po’ pochino per costituire una offensiva di rilievo nel segmento B. Se a ciò si aggiungono le poco felici esperienze di re-badging di una parte della produzione Chrysler per ribattezzarne alcuni con denominazioni riprese dalla celebre tradizione Lancia (“Thema e “Flavia” accanto a Voyager), il gioco sembra essere fatto.

È vero che, in Italia, la piccola Lancia Ypsilon è stabile nelle prime posizioni delle top ten di mercato relative ai volumi di vendita. Ma si tratta di un fenomeno del tutto marginale nel novero della ben più ampia – e agguerrita – ottica europea, e tanto più circostanziato al nostro Paese quanto si considera che, in Italia, non sembra esserci nemmeno l’ombra di una eventuale erede della vendutissima Fiat Punto. Anzi: questo fenomeno, se mai, aggiunge dispiacere al lento declino che da alcuni anni Lancia sembra avviata a percorrere: perché ciò significa che i clienti che apprezzano lo stile Lancia ci sarebbero, seppure potenzialmente.

E poco ha inciso sul mercato l’ultima generazione di Lancia Delta (terza serie che debuttò nel 2009): la sua uscita di scena – avvenuta nell’estate del 2014, curiosamente a pochi mesi dal rilascio dell’edizione “restyling” (Francoforte 2013), come conseguenza della decisione dai vertici FCA di rinnovare le strategie produttive dello stabilimento di Cassino per far posto alla produzione di Alfa Romeo Giulia – passò quasi inosservata ai più.

L’arrembaggio di Alfa Romeo nei programmi di sviluppo dei brand che fanno capo ad FCA è quanto mai sintomatico: lo “Scudo” Lancia di Torino non ha potuto difendersi dagli attacchi del “Biscione”. Ma non è… “colpa” di Alfa Romeo: è una scelta dettata dai piani alti dell’”asse Torino – Detroit”, che da tempo puntano i riflettori su Alfa, Fiat, Ferrari e Maserati.

Con tutto ciò, non intendiamo “mettere una pietra sopra” al futuro di Lancia in senso assoluto. Soltanto il tempo dirà se sui taccuini dei vertici Fiat – Chrysler Automobiles non ci siano effettivamente delle righe dedicate a un eventuale rilancio del marchio torinese. Al momento, per Fca sembra esserci spazio soltanto per lo sviluppo dei segmenti Suv, crossover e alto di gamma. Il ruolo – guida delle “baby – premium” è affidato a Fiat 500. Occorrerebbero grandi investimenti per un new deal di Lancia sul mercato. E questo, almeno per il momento, sembra poco probabile. Sulle priorità del Gruppo guidato da Sergio Marchionne – e indicate in dettaglio nel piano industriale al 2020 – finora non compare il rilancio del marchio Lancia.

A meno che non venga a concretizzarsi l’indiscrezione – pubblicata a metà aprile da alcuni media brasiliani, su tutti il magazine “Diario do Comercio” – relativa ad una possibile cessione di Lancia al colosso cinese che fa capo al Gruppo GAC (ricordiamo che Fca e la stessa GAC formano da tempo una partnership per la produzione dei modelli Jeep Renegade e Cherokee negli stabilimenti cinesi per la commercializzazione sul mercato locale). Un’analoga operazione era stata realizzata da Geely con l’acquisizione di Volvo: potrebbe essere, questa, una ricetta valida anche per Lancia? Staremo a vedere.

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