Crollo d’immagine per il ritorno di un campione

Quando sembrava che arrivasse in soccorso della “sua” Ferrari erano tutti felici della sua rentrée, oggi è criticato persino dai suoi connazionali

Quando sembrava che arrivasse in soccorso della “sua” Ferrari erano tutti felici della sua rentrée, oggi è criticato persino dai suoi connazionali

A un’età in cui gli altri ex in genere scrivono memorie, partecipano ad eventi commemorativi o al massimo fanno i commentatori televisivi, il grande Michael torna in F1, prima, anzi primissima guida di un team tutto tedesco che per la prima volta dopo 55 anni si chiama Mercedes.

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E’ una sfida da par suo audace, senza precedenti di successo, ma pochi credono che dopo due stagioni di stop in F1 anche uno Schumi possa tornare vincente.

E poi c’è un fatto nuovo. L’estate scorsa, quando sembrava prossimo ad accorrere in soccorso della “sua” Ferrari e riprendere la guida della Rossa, temporaneamente orfana di Massa, tutti – appassionati, giornalisti, piloti, addetti ai lavori, opinionisti – avevano un atteggiamento rispettoso, positivo, quasi affettuoso nei confronti della nobile decisione del grande campione che con generosità e per passione sarebbe tornato a dare una mano alla Ferrari, al suo amico Luca Montezemolo, all’allievo Felipe, protagonista innocente di un drammatico incidente, alla sua famiglia motoristica.

Schumi non è mai stato molto simpatico, ma in quella circostanza tutti erano ben disposti nei suoi confronti, disposti a credere che con la sua classe, la sua straordinaria sensibilità nella messa a punto, il metodo, la concentrazione, la visione tattica, il grande Michael sarebbe stato in grado di essere di nuovo protagonista. E’ andata come sappiamo (o non sappiamo?), l’emozione si è spenta e Michael è tornato alla sua vita di pensionato di lusso, in giro per garette ed esibizioni.

Ma la svolta dell’ultimo periodo è diversa: tutti, anche i connazionali, hanno letto il suo ritorno in chiave meno romantica e molto più cinica. Il peso di un ingaggio favoloso, il tradimento della “famiglia” Ferrari a cui sembrava aver giurato eterna fedeltà, l’immagine arrogante del team “tutto tedesco” hanno guastato la percezione di questo clamoroso ritorno.

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