Volkswagen: stop alla produzione per due settimane

L’emergenza coronavirus alla base della decisione di sospendere le attività in Europa. Incertezza per i prossimi mesi. Prosegue lo sviluppo hi-tech.

“Il 2020 sarà un anno difficile”: è la considerazione che Herbert Diess, amministratore delegato di Volkswagen, avanza in sede di commento ai risultati 2019 del “colosso di Wolfsburg”, già presentati a fine febbraio 2020, e nella contestuale illustrazione dei programmi 2020. Un anno che, sebbene iniziato molto bene sulla scorta delle performance 2019, potrebbe subire un brusco ridimensionamento sul fronte produzione: l’emergenza coronavirus, recentemente definita “Pandemia” dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, ha costretto i vertici del Gruppo Volkswagen a decretare una chiusura precauzionale dei suoi impianti di produzione in Europa, “Per almeno due settimane”, dichiara il numero uno di Wolfsburg.

Impianti chiusi: fino a quando?

Come già reso noto nei giorni scorsi da altri “big player” europei – Renault Groupe ha, all’inizio di questa settimana, comunicato la chiusura dei suoi stabilimenti francesi “fino a nuovo ordine” e quelli spagnoli “almeno per un paio di giorni”, rendendo peraltro incerte le strategie per l’immediato; Psa ha fermato la propria linea di produzione europea; Fca ha annunciato la chiusura della maggior parte degli impianti europei almeno fino al prossimo 27 marzo -, anche Volkswagen, dunque, opta per sospendere i processi di produzione. A suggerire la decisione (preceduta, occorre dirlo, dall’organizzazione di una serie di – necessari – provvedimenti, quali la sanificazione delle aree di lavoro ed altre misure accessorie, come ad esempio lo stop alle trasferte di lavoro e la chiusura delle mese), una serie di cause concomitanti: l’interruzione della filiera di fornitura di parti staccate e componenti per l’assemblaggio dei veicoli, un significativo calo della domanda, e la chiusura di alcuni stabilimenti del Gruppo già predisposta: nella fattispecie, Lamborghini e Ducati per l’Italia; ma anche Martorell e Pamplona (Spagna), Setubal (Portogallo) e Bratislava (Slovacchia). La chiusura di questi impianti era di recentissima applicazione, anche in ossequio alle ordinanze dei Paesi di appartenenza. A questa situazione, occorre aggiungere alcuni contagi che si sono registrati, in Germania, a Wolfsburg ed a Baunatal. L’iter di chiusura degli impianti europei del Gruppo Volkswagen avverrà per gradi: al termine dell’ultimo turno di lavoro di venerdì prossimo (20 marzo) le attività saranno ferme, e per almeno due settimane. Il pensiero di Herbert Diess, in questa delicatissima fase che colpisce ogni aspetto della vita quotidiana di gran parte dei Paesi del mondo, è quindi allineato alla condizione di incertezza che riguarda tanto la vita sociale quanto le strategie industriali e commerciali: “È ovviamente impossibile stabilire quanto la pandemia di coronavirus durerà. E questo ci mette di fronte ad una importante considerazione: è necessario, cioè, tenere i riflettori puntati sui mesi a venire, in quanto l’economia potrebbe subire un notevole impatto”. Quanto l’attuale emergenza potrà influire sull’intero Gruppo, è altrettanto arduo da stabilire: “Non sappiamo con certezza né l’entità e nemmeno la durata dell’impatto del Covid-19 sull’economia – osserva Frank Witter, responsabile finanziario per il Gruppo Volkswagen – Da parte nostra, stiamo facendo il possibile per venire incontro ai nostri dipendenti ed alle rispettive famiglie, oltre a cercare una stabilizzazione delle nostre attività”. Occorre tenere conto, ad indicazione della vasta presenza Volkswagen nel “Vecchio Continente”, che il Gruppo Vag possiede, in Europa, 71 stabilimenti, dei quali 28 hanno sede in Germania dove operano 290.000 persone (operai, impiegati, quadri, tecnici). Analogamente, nella giornata di lunedì 16 marzo i vertici Volkswagen hanno disposto la chiusura degli impianti di Chattanooga (Tennessee), dove lavorano circa 4.000 persone ed in cui vengono assemblati il SUV VW Atlas e la “medio-grande” VW Passat (in più, dal 2022 vi verrà assemblata la futura berlina elettrica ID.4), sebbene in questo caso si sia trattato di uno stop momentaneo, dovuto ad opere di sanificazione.

In Cina va meglio

La situazione appare un po’ più delineata in Cina: sebbene il “ritorno alla normalità” sia un concetto che soltanto nelle prossime settimane inizierà a concretizzarsi, la graduale diminuzione dei contagi fa ben sperare per il prosieguo delle attività industriali “all’ombra della Grande Muraglia”, dove le consegne di nuovi autoveicoli hanno, nelle prime due settimane di marzo 2020, ricominciato a crescere, tanto che 31 dei 33 siti produttivi VW cinesi sono stati nuovamente attivati; soltanto Changsha e Urumqi restano al momento chiusi.

Il 2019 VW marchio per marchio

L’analisi dell’andamento 2019 dei “brand” che fanno capo al grande ombrello Vag ha visto la capogruppo Volkswagen (che, lo ricordiamo, nel 2019 ha, su tutti, “lanciato” l’ottava generazione di Golf e dato il via alla produzione della elettrica ID.3) aumentare i propri ricavi del 4,5% fino a 88,4 miliardi di euro, ed una crescita di margine di utile operativo al 4,3% (3,8 miliardi di euro); Audi, pur avendo archiviato una leggera diminuzione dell’utile operativo (4,5 miliardi “contro” 4,7 miliardi di euro messi a segno nel 2018) ha nel contempo registrato una crescita del margine operativo (ora all’8,1%); Porsche ha fatto registrare un +2,5% dell’utile operativo ed un +10% in termini di fatturato; Seat, che prosegue la propria escalation avviata da alcuni anni sotto la guida di Luca De Meo, archivia il 2019 con un utile operativo di 445 milioni di euro ed un +12,7% in termini di fatturato; Skoda, marchio individuato per una significativa strategia di penetrazione del Gruppo Volkswagen in India, ha visto aumentare il proprio utile operativo ad 1,7 miliardi di euro ed un +14,5% in termini di ricavi. Anche Bentley è tornata “in attivo”: il nobile marchio di Crewe ha nel 2019 fatto segnare un margine operativo di 65 milioni di euro.

Strategie di elettrificazione

Oltre all’emergenza Coronavirus, il 2020 si farà a lungo ricordare come anno “spartiacque” verso i nuovi obiettivi di controllo delle emissioni decisi dall’Unione Europea. Sul tavolo ci sono in effetti nuovi e più severi requisiti, nella fattispecie la soglia di 95 g/km alle emissioni di CO2 nella media della lineup da parte di ciascuna Casa costruttrice. “Il metodo più efficiente per raggiungere questo obiettivo viene rappresentato dai veicoli elettrici e ibridi plug-in nel segmento premium in determinati mercati – osserva Herbert Diess – Allo stato attuale, siamo ben posizionati per affrontare il 2020 ed il 2021 con il nostro nuovo portfolio di modelli elettrificati. Entro il prossimo anno, come Gruppo Volkswagen potremo contare su una lineup di quindici modelli elettrici e diciotto novità ad alimentazione ibrida plug-in sul mercato”.

Programmi di sviluppo IT

“Le vendite dei nostri modelli elettrificati procedono di pari passo con l’impegno nella fornitura di batterie e di organizzazione delle nostre start-up”, dichiara il numero uno del Gruppo Volkswagen, stimando che il delicatissimo (per emergenze sanitarie in atto ed incertezza nei mesi a venire) 2020 ed il 2021 saranno “Cruciali per sfruttare le nostre sinergie già in atto in termini di capacità degli impianti di produzione, progetti per componenti identiche, controllo dei ‘brand’ e riduzione dei licenziamenti”. “Nello stesso tempo ci troviamo a dover affrontare un’altra grande sfida: l’evoluzione del concetto di autoveicolo verso un nuovo ruolo di auto connessa e generatrice di dati ed informazioni”. Il riferimento ai servizi alla mobilità è chiaro: l’intero comparto automotive è da tempo al centro di una sostanziale evoluzione in questo senso. “I fornitori di servizi di car sharing si insinueranno fra noi, intesi come Gruppoo automotive, ed i nostri clienti? Certamente lo faranno, e per questo continueranno a perfezionare i propri modelli di business”, sottolinea Diess. “Tuttavia, siamo sicuri che l’automobile possiede un grande futuro: non esistono altri mezzi di trasporto in grado di soddisfare le più varie esigenze di mobilità in maniera altrettanto diversa, affidabile, flessibile e conveniente per milioni di persone”. L’auto sta però cambiando abito: diventa elettrificata, dunque necessita di una nuova domanda di approvvigionamento energetico; e si fa via via più connessa, per comunicare con gli altri veicoli e con le infrastrutture esterne. Il tutto va considerato tenendo conto dell’attenzione ai costi.

L’auto come Internet device

Per garantire a Volkswagen un ruolo di primo piano nel processo di radicale trasformazione che interessa il comparto automotive inteso come “veicolo finale”, Herbert Diess sostiene che “Occorrerà creare le condizioni affinché l’automobile possa funzionare come un Internet device, vale a dire con aggiornamenti software costanti ed un numero crescente di nuovi servizi”. “Compito della nostra lineup di veicoli sarà anche quello di diventare generatore e utente al tempo stesso di enormi quantità di dati, in modo da assicurare ai nostri veicoli un apprendimento alla guida sempre più preciso”. Occorre, quindi, rafforzare le competenze in ambito software in modo ancora più approfondito: “Per questo stiamo effettuando una serie di acquisizioni strategiche, partnership e unione delle rispettive competenze all’interno del Gruppo. I primi passi sono stati fatti: abbiamo rilevato WirelessCar e diconium, e in collaborazione con Microsoft  lavoriamo per lo sviluppo della piattaforma basata sul cloud”. “Inoltre, Car Software Org unisce le competenze digitali per l0intero Gruppo Vag. La nuova Divisione, messa in funzione e guidata da Chridstian Senger dallo scorso 1 gennaio 2020, riunisce circa 3.000 esperti IT che provengono da società del Gruppo e controllate. L’obiettivo è di aumentare il numero di collaboratori ad oltre 10.000 persone entro il 2025: l’implementazione in materia digitale ha la massima priorità”.

Primi dettagli sulla seconda generazione di Amarok

Durante la press conference VW, è stato pubblicato un primo teaser relativo alla prossima generazione del pickup Amarok, sviluppato dalla Divisione Veicoli Commerciali e che, per la prossima serie – il cui debutto dovrebbe avvenire non prima del 2022 – sarà frutto della partnership avviata nel 2019 tra Wolfsburg e Ford. Si tratterà di un progetto unico: “Amarok” per l’Europa, e Ford Ranger per il nord America.

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