Parco auto: in Italia è troppo elevato, servono nuovi incentivi?

Ci sono più auto sulle nostre strade (anche per le novità elettrificate), ma l’età media è 11 anni e mezzo. Quagliano: rinnovare per migliorare.

Le nuove immatricolazioni in Italia potranno superare quota 2 milioni di unità nel 2020 appena iniziato. E, in termini di crescita percentuale, il mercato dell’auto è potenzialmente in grado di concretizzarsi in un aumento del 5% in rapporto ai volumi 2019. Molto, in questo senso, è finalizzato al superamento della fase di stagnazione che ha contrassegnato il 2019 e, secondo una recente stima Istat, invertirà la propria rotta, tramutandosi in un aumento dello 0,6% del Pil. Qualora, d’altro canto, venisse messa in atto una nuova strategia statale di incentivi alla rottamazione – sulla falsariga di quella, “storica”, del 1997 – la crescita del Pil potrebbe essere ancora superiore, ed il comparto automotive nel nostro Paese potrebbe, già quest’anno, tornare ai livelli pre-crisi (ovvero il 2007).

In buona sostanza: lo svecchiamento del parco auto circolante incide in maniera diretta sullo sviluppo dell’indotto e sul prodotto interno lordo. Tutto ciò sembrerebbe, ad una prima occhiata, facilmente comprensibile; tuttavia, come evidenziato in questi giorni dal presidente di Centro Studi Promotor, Gian Primo Quagliano, intervenuto a Milano alla conferenza sul tema “L’Italia e la sfida dell’auto elettrica e dell’auto a guida autonoma”, in Italia l’età media delle auto continua ad essere elevata. Troppo alta in relazione ai “major market” europei, e con ovvie ripercussioni su temi di scottante attualità; due su tutti: inquinamento e sicurezza.

L’età media in Italia è elevata anche fra le auto

Dati alla mano, l’”anzianità” delle autovetture nel nostro Paese è, in media, di 11 anni e 6 mesi: i dati 2019, osserva il presidente di Centro Studi Promotor, non sono ancora disponibili; è peraltro probabile che la vetustà delle autovetture in Italia possa essere aumentata, tenuto conto dell’entità delle nuove immatricolazioni degli ultimi dodici mesi. Gli undici anni e mezzo che caratterizzano la media delle auto in circolazione sulle nostre strade sono di gran lunga superiori rispetto ai 7 anni e 6 mesi registrati nel 2007; e, per converso, sensibilmente più elevati in rapporto alla media registrata nei quattro maggiori Paesi UE: secondo i dati 2018, le autovetture in Francia avevano mediamente 9 anni, in Germania 9 anni e 6 mesi, e 8 anni nel Regno Unito.

Eppure il nostro parco auto è cresciuto

Sebbene a livello mondiale, osserva Quagliano, la crisi del 2008 sia stata superata nel 2010, e via via lasciata sempre più alle spalle (nel 2017, i volumi di vendita globali hanno raggiunto quota 70.694.834 unità) per assistere, in tempi ancora più recenti, ad un rallentamento dovuto anche ad una serie di incognite (il progressivo avvento dell’auto elettrica, una nuova frenata agli asset economici, la demonizzazione che ha interessato l’alimentazione a gasolio), l’Italia resta ben lontana dai livelli di prima della crisi del 2008. Addirittura, di oltre 23 punti percentuali. Tuttavia, le autovetture in circolazione hanno continuato ad aumentare, sebbene nell’ultimo decennio ci siano stati due anni (2012 e 2013) nei quali si è verificata una leggera flessione. A conti fatti, indica il presidente di Centro Studi Promotor, nel 2018 le auto che circolano in Italia hanno superato i 39 milioni di unità (39.018.170), ovvero il 9,36% in più rispetto al 2017. La tendenza è poi andata aumentando anche nel 2019. Ad oggi, il tasso di motorizzazione in Italia è fra i più elevati del mondo. Le motivazioni, tuttavia, hanno a ben vedere ben poco da spartire con la “eterna” passione degli italiani verso l’automobile. E si tratta di origini interessanti dal punto di vista sociologico: in Italia, una quota rilevante di popolazione risiede in molti centri abitati ed in un gran numero di abitazioni sparse; le condizioni dei servizi di trasporto pubblico non sono paragonabili, osserva Quagliano, a quelle dei Paesi con i quali l’Italia si confronta. In più, le immatricolazioni non sono state generate soltanto da una domanda di sostituzione, quanto anche da una domanda per nuova motorizzazione, il che ha comportato un incremento del parco auto circolante. Anche come seconda o terza auto, così come di prima motorizzazione per i “ceti emergenti” (ad esempio gli immigrati). La somma di tutte queste “voci” ha comportato un aumento dell’età media delle vetture in corrente circolazione.

Una questione che riguarda anche inquinamento e sicurezza

È chiaro che il rinnovo del parco auto significherebbe, in concreto, una corrispondente riduzione dell’inquinamento provocato dalla circolazione, e questo è un “capitolo” quanto mai attuale. E andrebbe ad incidere in maniera positiva anche sulla sicurezza stradale, essendo provato che più l’età media dei veicoli è elevata (ed il loro numero sulle strade aumenta), maggiore è il tasso di incidentalità. Il presidente di Centro Studi Promotor osserva, in questo senso, come nel 2018 il tasso di mortalità causato dagli incidenti stradali, vale a dire il numero di morti per milione di abitanti, fosse di 55,2, mentre ad esempio nel Regno Unito era 27,5.

Occorrono nuove campagne di incentivo

La ricetta per svecchiare il parco auto, e di riflesso migliorare la sicurezza e l’inquinamento prodotto dagli autoveicoli, potrebbe – indica Gian Primo Quagliano – essere legata ad un nuovo maxi progetto di rottamazione. Tutto sta a rendere economicamente sostenibili gli incentivi attraverso un meccanismo che metta in diretta relazione i bonus allo sviluppo. Per dire: dal 1997 agli anni immediatamente successivi, il “boost” dato alle nuove immatricolazioni raggiunse il 39%; quota che, per lo Stato, si tradusse in un aumento del prodotto interno lordo nell’ordine dello 0,4%. Un provvedimento differenziato, oggi come nella seconda metà degli anni 90 (quando, cioè, le somme erano corrispondenti al tipo di autoveicolo, e si abbinavano a sconti concessionaria non inferiori a quelli previsti dagli incentivi) e che tenesse in considerazione nuovi parametri, come ad esempio i livelli delle emissioni di CO2 attraverso dei “super-bonus”, contribuirebbe a rinnovare il nostro parco auto circolante.

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