Mercato auto Europa 2019: anche ottobre è in positivo

Anche se la il confronto risente in parte dei risultati di fine estate 2018, il consuntivo di ottobre si mantiene “in attivo”.

A ottobre 2019, il mercato auto in Europa ha messo a segno un ulteriore risultato complessivamente in positivo. È quanto emerge dall’analisi dei dati relativi alle nuove immatricolazioni nei Paesi UE ed Efta (Norvegia, Islanda, Liechtenstein, Svizzera), dai quali risulta un totale di 1.214.989 autovetture immesse in circolazione; cifra che corrisponde ad un +8,6% sullo stesso mese del 2018.

Il quantitativo delle nuove immatricolazioni è, ad una prima occhiata, piuttosto consistente; e quel “segno più” sembra voler dimostrare il consolidamento di una fase a tinte rosa per il settore nel “Vecchio Continente”. In realtà, le performance del mercato auto in tutti i Paesi dell’Unione e nei quattro che fanno capo alla European Free Trade Association vanno lette anche in relazione all’onda lunga della seconda parte dell’estate 2018: come si ricorderà, agosto 2018 aveva fatto registrare un clamoroso +29,8% di nuove immatricolazioni, dovute per lo più all’allora imminente entrata in vigore definitiva dei nuovi standard di omologazione Wltp, che consigliò le Case costruttrici a promuovere le vetture nuove di fabbrica attraverso forti sconti, per smaltire le scorte di unità ancora da immatricolare e non più adeguate alle normative sulla determinazione dei consumi e delle emissioni sull’utilizzo reale che divennero ufficialmente operative il 1 settembre 2018. In effetti, una volta andato esaurito il “boost” conseguente alle promozioni, il comparto europeo dell’auto conobbe un brusco calo (-23,4%), sensazionale tanto quanto lo era stato, ma in positivo, il mese precedente. Le acque, in buona sostanza, erano tornate molto più calme. Ed ecco come, adesso, il +8,6% messo a segno ad ottobre 2019 nei mercati UE ed Efta è, così come il +14,1% registrato a settembre, interpretabile più da un punto di vista statistico che “obiettivo”.

Sebbene abbiamo scelto di analizzare i risultati del mercato auto in Europa ad ottobre anticipandone lo studio con questa considerazione iniziale, ciò non toglie che, nero su bianco, le vendite di nuove autovetture abbiano conosciuto un ulteriore segno positivo. Ed i prossimi mesi saranno da seguire con altrettanta attenzione, in quanto all’orizzonte c’è la concretizzazione della fusione tra Fca e Psa Groupe, destinata a dar vita al quarto grande Gruppo automobilistico mondiale.

Il 2019 si chiuderà in pari?

Nello specifico, e prendendo spunto dai dati diffusi in queste ore da Acea, la tendenza in negativo che ha caratterizzato il settore nel 2019 va a smorzarsi: il consuntivo per i primi dieci mesi dell’anno vede un totale di 13.330.918 nuove immatricolazioni, corrispondenti ad un -0,7% dalle 13.427.130 unità del periodo 1 gennaio-31 ottobre dello scorso anno. Proseguendo su questo binario, è in teoria possibile che il 2019 si concluderà, se non proprio “in positivo”, quantomeno con un risultato prossimo alla parità. Staremo a vedere.

In calo soltanto il Regno Unito

Se si eccettuano Regno Unito, Norvegia, Islanda e Cipro, 26 dei 30 Paesi UE ed Efta hanno concluso il mese mettendo a segno performance in aumento. Ancor più nel dettaglio, dall’analisi dei cinque “Major market” europei – ovvero Germania, Francia, Spagna e Italia e, appunto, Regno Unito – emerge, in termini percentuali, una crescita che corrisponde a, rispettivamente, +13%, +8,7%, +6,3% e +6,7% mentre oltremanica (dove l’incertezza della Brexit continua a farsi sentire) le nuove immatricolazioni hanno fatto registrare un calo del 6,7%. Restando fra i cinque principali mercati UE, il totale dei primi dieci mesi 2019 vede soltanto la Germania “in positivo” (+3,4%), laddove tanto Spagna (-6,3%) quanto, nell’ordine, Regno Unito (-2,9%), Italia (-0,8%) e Francia (-0,3%) contribuiscono ad incidere per il leggero “segno meno”.

Fca: prosegue la crescita

Il consuntivo mensile delle nuove immatricolazioni vede l’”asse Torino-Detroit” nuovamente “a segno più”: Fiat-Chrysler Automobiles ha, nei mercati UE ed Efta, messo a segno una crescita complessiva pari al 2,5%. Tutti i marchi che vi fanno capo hanno concluso ottobre “in attivo”: +1,3% per Fiat (46.848 nuovi autoveicoli immessi in circolazione), +5,1% Jeep (11.499 vetture), +6,9% Lancia (presente soltanto in Italia, e con la longeva Ypsilon rimasta unica portabandiera del nobile marchio torinese che da più parti si vorrebbe riportare a nuova auge: e chissà che non vi si riesca con la fusione Fca-Psa) e Chrysler; ed un ottimo +11,4% per Alfa Romeo, che ad ottobre ha immatricolato 3.830 nuove autovetture nei Paesi UE ed Efta. Perdono il 41%, invece, gli altri “brand” Fca (comprese, dunque, Maserati e Dodge).

Volkswagen Group guida la classifica

La leadership resta, tuttavia, appannaggio del Gruppo VAG, che ad ottobre 2019 ha immesso in circolazione 304.635 nuove autovetture, ovvero il +31,1% rispetto ad ottobre 2018. La capogruppo Volkswagen archivia ottobre 2019 con 146,982 nuove immatricolazioni (+29% sullo stesso mese dello scorso anno); seguono, via via, Audi (+65,2%), Seat (+27,9%), Skoda (+6,8%) e, addirittura, +394,3% per Porsche. Risultati abbondantemente a doppia cifra anche per i marchi di altissima gamma del Gruppo, cioè Bentley, Bugatti e Lamborghini, che insieme totalizzano un +67,5% su ottobre 2018. Proseguendo con l’analisi del “big” tedeschi, il consuntivo di ottobre 2019 permane in chiaroscuro: se, ad esempio, Bmw Group ha fatto registrare 88.047 nuove immatricolazioni, corrispondenti ad un +2,9% (la capogruppo Bmw chiude ottobre a +5,6%, MINI è in calo del 7%), Daimler AG è sostanzialmente stabile (-0,2%: 85.523 le nuove vetture immatricolate, contro 85.666 di ottobre 2018), tuttavia Mercedes chiude ottobre a +2% su dodici mesi prima, mentre Smart fa segnare -17,9%.

Francesi: performance altalenanti

Meno consistenti sono, invece, le performance dei Gruppi d’oltralpe rispetto al mese precedente: ottobre 2019 ha visto Renault Group registrare un +12,9% su ottobre 2018 (+15,8% per Renault, +7,8% per Dacia, +44% per Alpine e -20,7% per Lada); mentre Psa Groupe, con un -4,9% complessivo in rapporto a dodici mesi prima, segna il passo (+0,8% per Peugeot, +11,6% per Citroen, +66,5% per DS e, quale contraltare, -27,1% da parte di Opel e Vauxhall).

Giapponesi e coreani: chi sale e chi scende

Ancora più marcata è, dal canto suo, la forbice fra i big player asiatici nei Paesi UE ed Efta: nello specifico, il +37,8% di Lexus ed il +9,4% di Toyota porta Toyota Group a chiudere ottobre in crescita del 10,9%; Mazda fa segnare un +27% su ottobre 2018, e Nissan mette a segno un +0,6% (ricordiamo che, a settembre, il “brand” aveva fatto segnare un -7%); sono in negativo, invece, le nuove immatricolazioni di Honda (-12,9%) e Mitsubishi (-13,4%). Hyundai Group è in crescita del 7,4%, laddove Hyundai fa registrare un +13,4% e Kia un +1,3%.

Ford, Volvo, Jaguar Land Rover

Tornando alle Case costruttrici occidentali, sono da segnalare il consuntivo pressoché stabile da parte di Ford (che “lascia” lo 0,2% con un totale immatricolazioni di 75.988 nuove unità), il +3,4% di Volvo (28.283 le autovetture registrate a ottobre) e il-14,3% complessivo per Jaguar Land Rover: il marchio di Coventry perde il 6,2%, e Solihull scende del 28,3%.

Unrae: “No a nuove tasse sulle auto aziendali”

Secondo l’Associazione che raggruppa le Case costruttrici estere, la domanda di autovetture nuove nei principali mercati UE appare “Debole nella componente dei privati, e sostenuta soltanto dagli acquisti di auto aziendali, il che li rende più resilienti ai molteplici ‘scossoni’ cui sono sempre più spesso soggetti”, osserva Andrea Cardinali, direttore generale Unrae; il quale, puntando i riflettori su un differente trattamento fiscale nei “major market” europei rispetto all’Italia (“In quegli stessi mercati la quota di autovetture acquistate dalle società, compresa tra il 54% e il 65% nel 2019, è più alta che in Italia, al 43%, favorendo un più rapido rinnovo del parco circolante che ha quindi un’anzianità media anche di 3 anni inferiore rispetto al nostro Paese”), sottolinea un parere decisamente contrario a “Qualunque proposta di aumento della tassazione sulle auto aziendali in uso promiscuo, che colpirebbe il segmento più dinamico del mercato auto, non solo rallentando lo svecchiamento del parco, con un impatto negativo sia sull’ambiente sia sulla sicurezza dei cittadini, ma risultando del tutto inefficace, anzi addirittura controproducente dal punto di vista del gettito fiscale: lo dimostra una rigorosa analisi di impatto elaborata dal nostro Centro Studi e già in possesso delle istituzioni”.

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