Lynk & Co 10Plus: la sfida cinese che promette il pieno in 9 minuti
La corsa alla ricarica ultraveloce delle auto elettriche si arricchisce di un nuovo, intrigante capitolo: la Lynk Co 10Plus. Una berlina sportiva che arriva dalla Cina con numeri che fanno girare la testa, ma che, come spesso accade nel mondo dell’automotive, vanno letti con la lente della realtà quotidiana. Sì, perché se sulla carta la tecnologia corre, sulle strade la musica è ancora un po’ diversa. E questa vettura, con la sua batteria Shield Gold Brick da 900 volt e 100 kWh, rappresenta una promessa tanto ambiziosa quanto complessa da realizzare su larga scala.
I dati, quelli puri, sono da primato: bastano 4 minuti e 22 secondi per passare dal 10% al 70% di carica, meno di 9 minuti per arrivare quasi al pieno (97%), con una potenza media di ricarica che sfiora i 492 kW. E qui entra in scena un altro protagonista della partita: le colonnine Zeekr V4 da 1,2 MW, vere e proprie “supercharger” utilizzate nei test che però, ad oggi, sono rarità da laboratorio più che realtà da autogrill. L’autonomia dichiarata? Ben autonomia 816 km secondo il ciclo CLTC, che in patria fa la voce grossa ma in Europa va sempre preso con le pinze.
Sotto il cofano, la Lynk Co 10Plus non lascia spazio ai compromessi: la piattaforma SEA del gruppo Geely, architettura modulare pensata per gestire correnti estreme, accoglie un doppio motore per la trazione integrale, con una potenza combinata di 680 kW (912 CV). Risultato? Accelerazione 0-100 km/h in appena 3,2 secondi, spunto 80-120 km/h in 2,1 secondi netti, e una dinamica di guida che, tra impianto frenante Brembo, ala posteriore in fibra di carbonio regolabile e cerchi forgiati da 21 pollici, strizza l’occhio agli appassionati di prestazioni pure.
Ma, come spesso accade, il diavolo si nasconde nei dettagli. La vera sfida, infatti, non è solo nei numeri della scheda tecnica, ma nell’infrastruttura che deve supportare questa rivoluzione. Le colonnine capaci di erogare 1,2 MW sono ancora mosche bianche, disseminate in pochi hub pilota e lontane dalla diffusione capillare necessaria per rendere la ricarica ultraveloce un’esperienza quotidiana. E qui la partita si gioca tutta su investimenti massicci in rete elettrica, trasformatori di nuova generazione e sistemi di raffreddamento in grado di gestire carichi che fino a ieri erano impensabili per il settore automotive.
Non basta, perché la gestione termica e la longevità delle celle sono temi caldissimi. Ricariche così spinte rischiano di accelerare l’invecchiamento delle batterie, a meno di non adottare soluzioni come la tensione a 900 volt della Shield Gold Brick, scelta che punta a minimizzare lo stress termico e a garantire performance costanti nel tempo. È una corsa all’innovazione che vede coinvolti non solo i costruttori cinesi, ma anche i big internazionali, tutti impegnati a dimostrare che l’architettura ad alta tensione è la chiave per il futuro della mobilità elettrica.
Eppure, non bisogna lasciarsi incantare solo dai numeri da laboratorio. Nella vita reale, tra temperature variabili, stili di guida diversi e reti di ricarica non sempre all’altezza, le prestazioni possono scostarsi – anche sensibilmente – da quelle promesse. I cicli di omologazione come WLTP ed EPA, più conservativi rispetto al CLTC cinese, potrebbero restituire valori meno eclatanti, ma più vicini alla quotidianità degli automobilisti europei.
Per ora, la Lynk Co 10Plus resta una protagonista destinata principalmente al mercato cinese, dove l’ecosistema di ricarica è in piena evoluzione e il marchio Lynk & Co gioca in casa. Tuttavia, la presenza del brand in Europa e i progetti di espansione infrastrutturale lasciano aperto uno spiraglio per il futuro: se la tecnologia continuerà a progredire e le reti di ricarica ad adeguarsi, non è escluso che vedremo presto soluzioni simili anche sulle nostre strade.
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