Il mistero della LaFerrari distrutta due volte
Ci sono storie che, più di altre, sembrano fatte apposta per alimentare discussioni infinite tra appassionati e collezionisti. La vicenda di questa Ferrari LaFerrari ne è un esempio lampante: un’auto nata per essere leggenda, travolta però da una sequenza di eventi che ne hanno segnato irrimediabilmente il destino. Per chi vive di passione automobilistica, ogni dettaglio, ogni intervento, ogni cicatrice racconta molto più di quanto si possa leggere in una semplice scheda tecnica. E questa storia, che si snoda tra incidente e riparazioni milionarie, è la prova di quanto il passato di una vettura possa pesare sul suo presente e, soprattutto, sul suo futuro valore di mercato.
Tutto ha inizio a Shanghai, nel 2015. La protagonista? Una Ferrari LaFerrari in livrea rossa, destinata a far girare la testa a chiunque la incrociasse. Ma il destino, si sa, è spesso beffardo: un incidente devastante costringe la supercar a un viaggio della speranza verso l’Italia, dove i tecnici del Cavallino Rampante si trovano a dover affrontare una delle riparazioni più complesse e costose mai documentate per un’auto stradale. Il conto? Una cifra che lascia senza fiato: 1,4 milioni di dollari. Ma il bello — o il brutto, a seconda dei punti di vista — deve ancora arrivare.
Una volta tornata in pista, la Ferrari cambia pelle: il nuovo proprietario decide di abbandonare il classico rosso per un audace giallo, trasformando radicalmente l’identità cromatica dell’auto. Una scelta che, agli occhi dei puristi, è già di per sé una piccola eresia. Ma il vero colpo di scena arriva poco dopo: un secondo incidente, questa volta ancora più violento, con la supercar che va a schiantarsi contro una parete di cemento. Le zone colpite sono le più delicate: la zona del conducente, il paraurti anteriore e l’intero retrotreno. Gli specialisti Ferrari stimano un nuovo intervento superiore al milione di dollari, e qui la storia si complica davvero.
Dal punto di vista tecnico, la LaFerrari rimane un’opera d’arte ingegneristica: 1.255 kg di peso secco, una potenza complessiva di 963 CV grazie al leggendario motore V12 da 6,3 litri abbinato a un’unità elettrica, scatto da 0 a 100 km/h in meno di 3 secondi e una velocità massima che supera i 350 km/h. Numeri che, presi singolarmente, farebbero impallidire chiunque. Eppure, quando si parla di hypercar da collezione, non basta la scheda tecnica a determinare il valore reale di un esemplare.
Nel mercato delle auto d’élite, il passato di una vettura pesa come un macigno. Gli esemplari perfetti, con basso chilometraggio e una documentazione cristallina, raggiungono quotazioni che sfiorano o superano i 3 milioni di euro, con picchi rari fino a 11 milioni. Ma una Ferrari LaFerrari con una storia tormentata, segnata da riparazioni ufficiali e interventi strutturali su zone nevralgiche, difficilmente potrà ambire agli stessi traguardi. E qui entrano in gioco fattori come la qualità del ripristino, la conservazione del telaio e del numero di serie, la completezza della documentazione e, soprattutto, la presenza delle parti originali. Tutti elementi che possono arginare la perdita di valore, ma non cancellare i dubbi degli intenditori più esigenti.
C’è poi il nodo delle modifiche estetiche: una verniciatura che stravolge la livrea originale e, ancor di più, danni alla cellula di sicurezza sono segnali d’allarme che pesano come macigni sulle valutazioni dei collezionisti. In un mondo dove l’autenticità e l’integrità strutturale sono sacre, ogni intervento non certificato rischia di trasformarsi in una zavorra insormontabile.
Anche sul fronte assicurativo e legale, la situazione non è meno intricata. I costi delle riparazioni su vetture di questo calibro vengono coperti solo in parte dalle compagnie, mentre i premi assicurativi salgono alle stelle. Restaurare una hypercar con interventi ufficiali può significare investire somme pari a quelle necessarie per acquistare una berlina di lusso usata, erodendo ogni possibile ritorno economico.
La comunità dei collezionisti, di fronte a storie come questa, si divide. C’è chi sostiene che, con le giuste certificazioni e una storia documentata, anche un esemplare segnato da incidente possa conservare una certa attrattiva. E c’è chi, invece, non transige: solo la perfezione assoluta merita di essere pagata a peso d’oro. Nel mezzo, un mercato secondario vivace, dove officine specializzate e acquirenti disposti a chiudere un occhio si contendono pezzi unici, pur consapevoli della loro storia complessa.
Alla fine, resta una domanda che non smette mai di affascinare: quanto conta davvero il passato di una Ferrari d’eccezione rispetto al suo potere emotivo e prestazionale? La risposta, forse, sta proprio nell’equilibrio tra documentazione, certificazione e condizioni fisiche. Un equilibrio sottile, che decide il destino economico di ogni hypercar, oggi come domani.
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