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Il CEO di Ford: "La nostra strategia EV è stata un disastro"

Di Simone Fiderlisi
Pubblicato il 1 apr 2026
Il CEO di Ford:
Ford riconosce errori nella strategia EV: Jim Farley annuncia 19,5 miliardi di svalutazioni, stop a partnership e sviluppo di una piattaforma universale per modelli a basso costo.

Nel cuore dell’industria automobilistica americana, una confessione che ha il sapore di una resa dei conti scuote il panorama dei veicoli elettrici: Ford si trova a fare i conti con una débâcle senza precedenti, un bagno di realtà che porta a galla errori di visione e strategie da ripensare. Le parole del CEO Jim Farley – “Abbiamo sbagliato approccio alla transizione elettrica” – suonano come un’ammissione senza sconti, che non lascia spazio a fraintendimenti. La casa dell’Ovale Blu si trova costretta a rimettere mano a quasi venti miliardi di dollari di svalutazioni, a rivedere rapporti con i fornitori e a ridefinire il proprio orizzonte industriale, mentre la concorrenza corre e detta il passo.

Non si tratta di una semplice battuta d’arresto: qui si parla di un vero e proprio cambio di paradigma, di un errore di fondo che affonda le radici in una mentalità “vecchio stampo”, poco incline a cogliere la portata rivoluzionaria del segmento EV. Secondo Jim Farley, il peccato originale di Ford è stato quello di affrontare la mobilità elettrica con la stessa logica di sempre, senza rendersi conto che la partita si gioca su regole nuove, dove efficienza, integrazione e flessibilità fanno la differenza tra chi resta in corsa e chi è costretto a fermarsi ai box.

Un episodio, più di altri, ha rappresentato la proverbiale goccia che fa traboccare il vaso: il confronto diretto tra la Mustang Mach E e un modello rivale di Tesla ha svelato una realtà difficile da digerire. Il cablaggio della vettura di casa Ford risultava più pesante di 70 libbre e più lungo di 1,6 chilometri rispetto a quello della concorrente californiana. Un dettaglio? Tutt’altro: ogni grammo in più si traduce in costi maggiori, maggiore complessità produttiva, efficienza energetica sacrificata e, soprattutto, autonomia ridotta. In un mercato dove ogni chilometro di autonomia può fare la differenza, un errore del genere pesa come un macigno.

La crisi, però, non nasce solo da scelte tecniche infelici. La pandemia di COVID-19 ha avuto un ruolo non secondario: i picchi improvvisi di domanda e i prezzi alle stelle durante i lockdown hanno illuso Ford circa la sostenibilità di certi margini, portando a investimenti e piani di lancio che si sono rivelati fuori fuoco non appena il mercato è tornato a respirare aria di normalità. Così, la svalutazione da 19,5 miliardi di dollari diventa il simbolo di una strategia che ha rincorso un’illusione, mentre la realtà chiedeva ben altro.

Ma ora, archiviata la stagione delle illusioni, per Ford si apre la fase del rilancio. La parola d’ordine è “semplificazione”: nasce così la piattaforma universale per veicoli elettrici, una scommessa industriale che punta tutto su modelli accessibili, ad alto volume e con una struttura produttiva snella. Addio – almeno per ora – all’elettrificazione di modelli iconici dal prezzo stellare; il futuro, nelle intenzioni del management, è fatto di auto democratiche, dove efficienza e costo sono le stelle polari. Ford abbraccia la standardizzazione, ma la sfida è tutt’altro che semplice: realizzare una piattaforma davvero scalabile e competitiva significa investire pesantemente in ricerca e sviluppo, rinegoziare accordi con i fornitori e ripensare da zero l’intera catena produttiva.

Il mercato osserva con il fiato sospeso. Da un lato c’è chi apprezza la trasparenza e la volontà di correggere la rotta; dall’altro, non mancano le voci scettiche, che vedono nelle perdite accumulate e nei ritardi un rischio concreto di lasciare campo libero a rivali come Tesla, Volkswagen e GM, già avanti nella corsa alle piattaforme modulari e all’integrazione verticale. La partita, però, è tutt’altro che chiusa: la capacità di Ford di convertire l’autocritica in azioni concrete sarà il vero banco di prova. Ridurre la complessità architettonica, siglare nuovi accordi commerciali, tenere sotto controllo la spesa e proporre un’offerta di prodotti realmente in linea con la domanda sono le tappe obbligate di un percorso a ostacoli.

Nel mondo dei EV, dove la velocità del cambiamento è la sola costante, non c’è spazio per chi resta ancorato al passato. L’industria si muove, le regole cambiano e chi non si adatta rischia di essere travolto. Ford ha avuto il coraggio di guardarsi allo specchio e ammettere i propri errori: ora la sfida è tutta nel trasformare questa autocritica in un nuovo slancio, perché – come spesso accade nel settore automobilistico – il tempo non aspetta nessuno.

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