Frizione auto bruciata: sintomi, cosa fare, cambio e costo

Se non funziona, sono guai: impossibile proseguire il viaggio. Ecco come accorgersi per tempo che la frizione va cambiata, consigli utili e quanto costa.

Ecco una questione che riguarda tutti, indistintamente, gli autoveicoli: dalle più “umili” citycar alle stratosferiche hypercar; dagli instancabili furgoni alle versatili SUV e crossover; dalle vezzose spider alle sportivissime coupé. Ci si riferisce alla frizione, componente imprescindibile nel sistema motopropulsore in quanto, detta in soldoni, consente il trasferimento del lavoro dall’unità motrice al… dispositivo di controllo di essa (ovvero il cambio). Da questa elementare spiegazione sulla frizione è facile accorgersi che, se qualcosa non va “come si deve”, i problemi non sono rimandabili “sine die”; quanto, purtroppo, immediati, e come tali necessitano di altrettanto subitanea soluzione. In questa guida, ci occuperemo dei malfunzionamenti che interessano la frizione e, in particolare, del caso in cui essa “si bruci”; da qui, analizzeremo quali sintomi sono da tenere in considerazione per intervenire in tempo (in alcuni casi, la sua sostituzione, cioè “extrema ratio”, può essere procrastinata: è sufficiente “ascoltare” i funzionamenti degli organi meccanici, e – sempre! – una condotta di guida adeguata, per prolungarne la vita operativa il più possibile); e, qualora essa sia effettivamente da sostituire, in cosa consiste l’intervento.

Frizione: cos’è

Come molte parti che compongono l’autoveicolo, ci si accorge della sua esistenza… solamente quando si guasta. Eppure la frizione, come abbiamo accennato, svolge un compito fondamentale in quanto, senza di essa, il veicolo non si muove “tout court”. Prima di esaminare i guasti, può essere utile un rapido ripasso sul suo funzionamento.

Tecnicamente, una frizione viene costituita da tre parti:

  • Disco, cioè un piatto, realizzato con l’impiego di materiale di attrito (fino ad alcuni anni fa, si utilizzava l’amianto, da tempo eliminato), da un insieme di molle la cui funzione consiste nello smorzamento delle vibrazioni, e da un foro centrale provvisto di scanalature che riproducono quelle che si trovano nell’alberino del cambio
  • Spingidisco, cioè un “pacco” di lamelle che vengono collegate ad un disco costituito da acciaio; al centro di esso, si trova il:
  • Cuscinetto reggispinta, il cui compito consiste nell’”assorbire” il movimento che il conducente compie premendo il pedale della frizione, e conseguentemente trasferire questo movimento verso lo spingidisco, facendolo arretrare in modo da “liberare” il cambio dal lavoro del motore e, perciò, poter cambiare marcia.

All’inverso, quando l’automobilista alza il piede dal pedale, tanto il cuscinetto reggispinta che lo spingidisco vengono riavvicinati verso il volano; compito dello spingidisco è, in questa fase, una pressione sul disco della frizione, per portarlo ad una progressiva ri-aderenza con il volano, finché essi non gireranno alla medesima velocità per forza di attrito. Dal canto suo, il disco torna ad assestarsi sulle scanalature dell’alberino del cambio, per trasferirvi il movimento.

È forte ma delicata

A ragionare sugli elementi che compongono un gruppo-frizione, non è “immediato” determinarne idealmente i principi di funzionamento. Tuttavia, chiunque sa che queste operazioni si compiono in brevissimo tempo, talvolta – nei sistemi più sofisticati – anche meno di un secondo. È, quindi, più facile a farsi che a dirsi. In ogni caso, è sempre bene avere in mente come funzionano gli organi che compongono il veicolo, in quanto – come i piloti da corsa insegnano – sapere “come” un componente lavora, equivale a sapere in anticipo “come” comportarsi e, nella pressoché totalità dei casi, rispettare la meccanica del veicolo e, alla lunga, ottenere dei costi di gestione inferiori. Ciò è valido soprattutto per la frizione, che in poche decine di cm di diametro si trova a dover sopportare una forza lavoro di centinaia di newton-metri (Nm), senza dover battere ciglio. E, possibilmente, durare il più a lungo possibile. È dunque giustificato affermare che la frizione è tanto forte quanto delicata, nella misura in cui venga trattata dal conducente.

Innanzitutto, e ad esprimersi per sommi capi, si può considerare che una frizione, così come tutte le parti che compongono l’autoveicolo, è soggetta ad usura (è una cosa fisiologica, dunque non c’è da preoccuparsi). Considerato che la sua durata è quanto mai variabile – vi incidono diversi fattori: da modalità di utilizzo più o meno corrette, alle abitudini del conducente, ai tipi di utilizzo prevalenti del veicolo: di tutto questo parliamo qui sotto – si può indicare, “sui generis”, che sia meglio sottoporre la frizione ad un controllo in officina ogni 70.000 km qualora la vettura venga utilizzata soprattutto su percorsi urbani (ciò in quanto gli organi di trasmissione sono maggiormente sollecitati dal traffico cittadino); e ad intervalli molto più ampi (si può arrivare anche a 140.000 km prima di effettuare un check-up dal meccanico) se la vettura viene impiegata prevalentemente su percorsi extraurbani e/o autostradali.

Impariamo a riconoscere una frizione usurata

Se l’auto si blocca in mezzo alla strada, con le marce che non entrano più, c’è poco da fare: la frizione è completamente “partita” (ovvero non “stacca” più), e non resta che chiedere assistenza (ovviamente, dopo avere provveduto a collocare il veicolo in posizione sicura e che non crei intralcio alla circolazione). Prima di giungere a questi “estremi”, è importante sapere riconoscere i sintomi di una frizione molto consumata e che suggeriscono quanto prima un controllo in officina. Ciò potrebbe essere opportuno anche nel caso che si intenda acquistare un’auto usata, con un chilometraggio piuttosto importante: è bene tenere a mente che la frizione – a meno che non si ravvisino problemi (come improvvisi “strappi” o anormale indurimento del pedale) alla molla dello spingidisco – non è generalmente coperta da garanzia, proprio per il carattere in parte “soggettivo” dei tempi di usura. Questi sono i casi più frequenti che denotano una notevole usura della frizione:

  • Il cambio tende a “impuntarsi”. Avviene quando, ad esempio, la scatola del cambio necessiti di un cambio dell’olio (attenzione a controllarne il livello ogni 60-80.000 km), condizione che provoca un eccessivo attrito del disco frizione sul volano. Meglio intervenire per tempo, in quanto il “superlavoro” cui si costringe la frizione potrebbe portarla a danneggiarsi in maniera definitiva
  • La frizione “strappa”. Nella maggior parte dei casi, gli “strattoni” si verificano quando lo spingidisco è molto consumato o danneggiato
  • La frizione “slitta”. Ciò può verificarsi, tanto nelle fasi di partenza quanto con la vettura in movimento,  qualora fra il disco e il volano non vi sia più l’attrito necessario a far sì che la giusta coppia motrice venga trasferita fra volano e cambio, i quali di conseguenza “girano” a regimi differenti
  • Il cambio “gratta”. Vedi il primo caso
  • Si avverte una eccessiva durezza al pedale. In questo caso, che molte volte avviene insieme ad una lenta risalita del pedale, potrebbe essere che lo spingidisco fa troppo attrito.
  • Odore molto forte. Particolarmente acre, lo si avverte in special modo quando si spegne il motore.

Ho bruciato la frizione: che fare?

Se, appunto, la frizione non “stacca” più, e rende impossibile l’utilizzo della vettura, non ci sono “cure palliative”: occorre armarsi di pazienza, e lasciare l’auto alle cure dell’autoriparatore. E qui iniziano le dolenti note: quanto si tratterà di aspettare? E quanto costerà?

Attenzione alla spesa

La sostituzione del gruppo frizione (il “kit” che comprende cuscinetto reggispinta, disco frizione e spingidisco) dipende da due fattori: il costo del kit, e il tempo necessario di intervento. Un gruppo frizione, per un’autovettura di fascia medio-bassa (è bene stare attenti ad acquistare ricambi di qualità: che siano aftermarket oppure originali della Casa costruttrice, devono sempre essere ben sigillati nel “packaging” ed avere la garanzia di due anni prevista dal Codice del Consumo, ovvero il D. Lgs. n. 206 del 6 settembre 2005) può avere un costo, al cliente, oscillante fra un centinaio di euro e fino ad oltre 500 euro. Lo stesso si può dire per la manodopera, che in base alla complessità del lavoro può avere un costo anche superiore a quello del kit.

Allungare la vita della frizione si può

Come per tutte le cose, occorre conoscerle: la frizione, come qualsiasi altro componente, non è eterna dunque, prima o poi, andrà sostituita. È tuttavia possibile “giocare” sulla sua durata, mantenendo la giusta attenzione a questa parte essenziale del gruppo motopropulsore. È chiaro, come abbiamo avuto modo di vedere, che i tempi di usura della frizione derivano da situazioni oggettive (l’incidenza di utilizzo del veicolo in ambito urbano rappresenta una delle cause più “importanti” di usura). Tuttavia, se si tengono presenti alcuni piccoli “trucchi”, è possibile conservare l’efficienza della frizione (o meglio: delle parti che compongono il gruppo frizione) più a lungo:

  • Evitare le partenze “brucianti” (certe evoluzioni lasciamole ai piloti)
  • Non caricare di troppo “lavoro” il veicolo, per non surriscaldare la frizione
  • Stare attenti a dove si mettono i piedi: quello sinistro, in particolare, non va mai tenuto appoggiato sul pedale della frizione; tanto durante le brevi soste (ai semafori, agli incroci, agli stop) quanto durante il movimento del veicolo
  • Evitare di tenere la “prima” innestata durante le fermate
  • Cercare di far “pattinare” la frizione il meno possibile: ovvero, attendere che il pedale della frizione sia sollevato quasi del tutto, prima di accelerare (sempre senza “strappi”).

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