Furti di rame alle colonnine elettriche: allarme in Europa e Italia
:format(webp)/www.motori.it/app/uploads/2025/03/wp_drafter_3639450-scaled.jpg)
Negli ultimi mesi, un’ondata di furti di rame sta mettendo a dura prova il futuro della mobilità elettrica in Europa, trasformando le infrastrutture di ricarica in bersagli privilegiati per bande sempre più organizzate. Se fino a poco tempo fa le cronache raccontavano di cantieri e linee ferroviarie saccheggiate, oggi il fenomeno si sposta con forza sulle colonnine di ricarica per veicoli elettrici, diventate ormai il nuovo eldorado per chi cerca profitti rapidi e facili ai danni della collettività.
Non si tratta di episodi isolati, ma di una vera e propria “epidemia criminale” che sta assumendo proporzioni allarmanti in tutto il continente. Basti pensare a quanto accaduto in Portogallo, dove il Supercharger Tesla di Fatima è stato letteralmente messo fuori uso da un raid notturno: ben 20 dei 32 punti di ricarica sono stati devastati in poche ore, lasciando a piedi decine di automobilisti e mandando in fumo gli investimenti in tecnologia e sostenibilità. Ma il Portogallo non è un caso isolato. In Francia, la situazione è persino più preoccupante: durante l’estate 2025 i furti sono decuplicati, con intere aree di servizio lasciate senza energia e utenti esasperati costretti a rivedere i propri piani di viaggio.
La corsa al cosiddetto “oro rosso”, come ormai viene soprannominato il rame, ha innescato una spirale di attacchi che non risparmia nessuno: dalla Spagna alla Germania, passando per l’Olanda, il bottino fa gola per il suo valore di mercato e per la facilità con cui può essere riciclato nel circuito illegale. Le colonnine di ricarica, spesso installate in aree poco sorvegliate e ancora prive di sistemi di sicurezza avanzati, rappresentano per i malintenzionati una preda fin troppo facile. Il danno economico è solo la punta dell’iceberg: il vero rischio è quello di minare la fiducia degli utenti, rallentando in modo significativo il percorso verso una mobilità a zero emissioni e mettendo in discussione gli obiettivi ambientali fissati dall’Unione Europea.
Furti di rame, anche l’Italia paga dazio
Anche l’Italia, purtroppo, non fa eccezione. Se da un lato si registrano alcuni successi, come l’arresto di una banda specializzata grazie alla collaborazione tra le forze dell’ordine e operatori del settore come Enel X, dall’altro la situazione resta critica. Gli addetti ai lavori parlano chiaro: servono misure preventive più efficaci, dalla videosorveglianza intelligente all’impiego di tecnologie che rendano il rame meno appetibile o facilmente rintracciabile. La criminalità si muove in modo sempre più sofisticato, sfruttando ogni punto debole di un’infrastruttura ancora in fase di consolidamento.
Non va sottovalutato il forte impatto sociale di questi atti vandalici. Un automobilista che trova la propria stazione di ricarica fuori uso si trova di fronte a un doppio disagio: da un lato la frustrazione per il servizio negato, dall’altro la crescente percezione di insicurezza. È evidente che senza un intervento deciso, la mobilità elettrica rischia di perdere slancio proprio nel momento in cui dovrebbe accelerare la transizione verso un futuro più pulito. E non è solo una questione di tecnologia o di investimenti: in gioco c’è la credibilità stessa di un sistema che punta a rivoluzionare il modo di muoversi delle persone.
In questo scenario, il ruolo della Commissione UE diventa cruciale. Gli esperti e gli operatori del settore invocano a gran voce una risposta coordinata a livello comunitario, capace di superare i confini nazionali e di armonizzare le strategie di contrasto. Occorrono regole comuni, investimenti mirati nella sicurezza delle infrastrutture e una maggiore collaborazione tra i paesi membri per tracciare e bloccare i canali di riciclaggio del rame rubato. La posta in gioco è alta: senza un’azione incisiva e condivisa, il rischio è quello di vedere compromessi anni di sforzi per una mobilità sostenibile.
Le proposte sul tavolo sono molteplici: dall’installazione di sistemi di allarme collegati direttamente alle centrali operative, alla progettazione di colonnine di ricarica con materiali alternativi o dotate di dispositivi anti-manomissione, fino alla creazione di una task force europea dedicata alla prevenzione dei furti di rame. Ma il tempo stringe. Ogni colpo messo a segno rappresenta un passo indietro per l’intero settore, alimentando la diffidenza degli utenti e mettendo a rischio la fiducia nei confronti di una tecnologia che dovrebbe invece essere sinonimo di progresso e innovazione.
Se vuoi aggiornamenti su News inserisci la tua email nel box qui sotto:
Ti potrebbe interessare
:format(webp)/www.motori.it/app/uploads/2025/08/wp_drafter_3649648.jpg)
:format(webp)/www.motori.it/app/uploads/2025/08/wp_drafter_3649650-scaled.jpg)
:format(webp)/www.motori.it/app/uploads/2025/08/Fiat-132-Mirafiori-Heritage-2.avif)
:format(webp)/www.motori.it/app/uploads/2025/08/wp_drafter_3649631-scaled.jpg)