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Francia, reato penale per chi supera i limiti di 50 km/h

Di Vincenzo Calvarano
Pubblicato il 5 gen 2026
Francia, reato penale per chi supera i limiti di 50 km/h
In Francia eccesso di velocità oltre 50 km/h è un reato: fino a 3 mesi di carcere, multa, revoca patente e confisca del veicolo.

Quando si parla di sicurezza stradale, la Francia si appresta a compiere un passo destinato a far discutere e, probabilmente, a tracciare una nuova rotta per l’intero continente. Dal 2026, infatti, superare i limiti di velocità di oltre 50 km/h non sarà più una semplice “leggerezza” da sanzionare con una multa: la nuova disciplina, introdotta da un decreto attuativo della legge del 9 luglio 2025, trasforma questo comportamento in un vero e proprio reato penale, con sanzioni che lasciano poco spazio all’immaginazione e, soprattutto, alla clemenza.

L’eccesso di velocità in questione, quello che va ben oltre la soglia dei 50 km/h sopra il limite consentito, diventa ora un atto gravissimo, perseguito con una severità senza precedenti. Si parla di una pena detentiva fino a tre mesi, di una multa che può raggiungere la cifra di 3.750 euro, della confisca del veicolo e, forse l’aspetto più impattante per la vita quotidiana di molti, della revoca della patente per tre anni, con divieto assoluto di richiederne una nuova per tutto il periodo. E non finisce qui: la trascrizione dell’illecito nel casellario giudiziale, il divieto di guidare specifiche categorie di veicoli per cinque anni e la partecipazione obbligatoria a corsi di sensibilizzazione sulla sicurezza stradale rappresentano ulteriori strumenti di pressione su chi si mette al volante con leggerezza.

Il contesto in cui nasce questa svolta non è casuale. I dati parlano chiaro e, per una volta, non lasciano spazio a interpretazioni di comodo: nel 2024 sono state rilevate oltre 63.217 infrazioni di questo tipo, un incremento del 69% rispetto al 2017 e un picco di quasi 71.000 nel 2022. Le autorità sottolineano come la velocità eccessiva sia ormai la prima causa di incidenti gravi sulle strade francesi, superando addirittura i sinistri correlati all’alcol. In questo scenario, la decisione del legislatore appare quasi inevitabile, una risposta forte a un’emergenza che rischia di sfuggire di mano.

Marie-Pierre Vedrenne, ministra delegata presso il Ministero dell’Interno, non ha lasciato spazio a dubbi circa la filosofia che anima la riforma: “Superare il limite di velocità di oltre 50 km/h non è una semplice infrazione: è un comportamento che mette deliberatamente in pericolo la vita”. Parole che pesano come macigni e che segnano un cambio di passo rispetto al passato, quando la stessa condotta era qualificata come infrazione di quinta classe, punita con una multa massima di 1.500 euro e la decurtazione di sei punti dalla patente, diventando reato solo in caso di recidiva. Oggi, invece, la criminalizzazione scatta già al primo illecito, con conseguenze immediate e spesso irreversibili per chi si trova a doverle affrontare.

Non sorprende, dunque, che le reazioni siano tutt’altro che unanimi. Da un lato, i sostenitori della riforma esultano: pene più severe avrebbero, secondo loro, un effetto deterrente e potrebbero contribuire a salvare vite umane, riducendo drasticamente il numero di incidenti gravi. Dall’altro, le associazioni di automobilisti e i gruppi per i diritti civili mettono in guardia: misure come la confisca del veicolo e la revoca della patente per tre anni rischiano di stravolgere la vita lavorativa e familiare, soprattutto nelle zone rurali dove l’auto è spesso l’unico mezzo di spostamento possibile. La questione, insomma, non è solo giuridica o tecnica, ma tocca da vicino il tessuto sociale e le abitudini di milioni di cittadini.

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