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Fleximan torna a colpire: danni e indagini sull’autovelox distrutto

Di Vincenzo Calvarano
Pubblicato il 2 gen 2026
Fleximan torna a colpire: danni e indagini sull’autovelox distrutto
Nella notte un autovelox è stato abbattuto sulla Statale 16 a Ravenna. Le forze dell'ordine indagano: è il sesto episodio collegato al fenomeno Fleximan, la nebbia ha favorito l'attacco.

Nel cuore della notte, quando la nebbia avvolge ogni cosa e il silenzio regna sovrano sulle strade di provincia, a Ravenna si riaccende il dibattito su un fenomeno che ormai da tempo non è più soltanto cronaca, ma sintomo di una tensione sociale profonda: il ritorno di Fleximan. L’ultimo episodio si è consumato lungo la Statale 16 a Mezzano, dove un autovelox è stato letteralmente annientato da ignoti, approfittando proprio delle condizioni meteo avverse che hanno reso tutto più facile e rischioso al tempo stesso. Non si tratta di un caso isolato: è il sesto atto di vandalismo che scuote la provincia in pochi anni, una scia di gesti che lascia dietro di sé non solo dispositivi distrutti, ma anche interrogativi e costi crescenti per le amministrazioni locali.

L’azione, che porta la firma ormai inconfondibile di chi i media hanno ribattezzato Fleximan, non è soltanto un attacco materiale a un oggetto fisico, ma diventa subito materia di discussione pubblica. Da una parte, c’è chi si interroga sull’efficacia degli autovelox come deterrente e sulla reale funzione che questi strumenti dovrebbero avere nella tutela della sicurezza stradale. Dall’altra, amministratori e cittadini fanno i conti con i danni economici e con il senso di insicurezza che simili episodi inevitabilmente alimentano.

La notte tra il 29 e il 30 dicembre è stata caratterizzata da una nebbia fitta, quasi complice, che ha permesso agli autori del gesto di agire indisturbati. Le immagini delle telecamere di sorveglianza, ora sotto esame da parte dei Carabinieri e della Polizia Locale, potrebbero essere la chiave per ricostruire quanto accaduto e, forse, dare un volto ai responsabili. Le forze dell’ordine, in una corsa contro il tempo, stanno incrociando i dati raccolti, analizzando i frammenti dell’autovelox e monitorando ogni possibile traccia lasciata nella notte.

Il fenomeno, però, non si esaurisce nell’atto di vandalismo in sé. C’è un effetto domino che preoccupa gli investigatori: la possibilità che episodi isolati si trasformino in veri e propri movimenti imitativi, alimentati dall’eco mediatica e dalla narrazione che circonda la figura di Fleximan. È qui che la comunicazione gioca un ruolo fondamentale: informare senza alimentare, denunciare senza fornire involontariamente istruzioni per il prossimo colpo.

Le amministrazioni locali, strette tra la necessità di garantire la sicurezza e quella di non gravare ulteriormente sui bilanci già provati, stanno correndo ai ripari. Si parla di potenziamento dell’illuminazione pubblica, di installazione di nuove telecamere d’area e di contenitori blindati per i rilevatori mobili. Ma la domanda resta: basterà? O ci troviamo di fronte a una sfida che richiede una risposta più profonda, capace di coinvolgere non solo la tecnologia ma anche la cultura e la responsabilità collettiva?

Dal punto di vista legale, l’abbattimento di un autovelox non è una bravata: si configura come danneggiamento aggravato e, in certi casi, come interruzione di pubblico servizio. Reati che comportano conseguenze pesanti, non solo per chi li commette, ma per l’intera comunità che si trova privata di uno strumento pensato per la tutela di tutti. Le autorità stanno lavorando senza sosta, consapevoli che ogni dettaglio può essere decisivo per risalire agli autori e per prevenire ulteriori episodi.

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