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Il "Final Boss" delle Mercedes: 1000 CV per la Pullman del 1971

Di Fabrizio Gimena
Pubblicato il 12 feb 2026
Il
'Final Boss', un restomod fonde la carrozzeria della Mercedes 600 Pullman 1971 con la meccanica dell'AMG S63 E Performance.

Quando si parla di restomod, il rischio di inciampare nel già visto è dietro l’angolo. Ma a S-Klub LA non interessa giocare sul sicuro: con il loro nuovo progetto, ribattezzato senza mezzi termini Final Boss, hanno preso una leggenda su quattro ruote e l’hanno catapultata nell’iperuranio della tecnica moderna. Il risultato? Una Mercedes 600 Pullman del 1971 che si lascia alle spalle ogni nostalgico cliché, vestendo la potenza e la tecnologia della più recente AMG S63 E Performance. Siamo di fronte a un’opera che non ammette mezze misure, capace di scatenare reazioni tanto entusiaste quanto scandalizzate tra gli appassionati del settore, soprattutto dopo il debutto al SEMA Show 2025.

La ricetta è tanto semplice a parole quanto complessa nella realizzazione: prendere l’iconica berlina di rappresentanza, quella che per decenni ha trasportato capi di Stato e rockstar, e infonderle il cuore di una supercar del nuovo millennio. Sotto la sontuosa carrozzeria, rifinita in un verde metallizzato che non passa certo inosservato, pulsa ora il V8 biturbo da 4.0 litri abbinato a un motore elettrico della AMG S63 E Performance. Il dato che fa saltare sulla sedia è la potenza complessiva: 1000 cavalli tondi tondi e una coppia mostruosa di 1.356 Nm, valori che fanno impallidire persino molte hypercar blasonate.

Ma il vero colpo di scena è che il lavoro di S-Klub LA non si limita al mero trapianto meccanico. Il telaio della Mercedes 600 Pullman è stato completamente rivisto per accogliere l’assetto attivo dell’AMG, con tanto di barre stabilizzatrici elettroniche e sterzo all’asse posteriore, ereditando così la dinamica e il comfort della piattaforma W223. Si tratta di un’operazione chirurgica che, a livello ingegneristico, ha richiesto una cura maniacale: ogni componente è stato adattato per garantire che la sontuosità della Pullman potesse convivere con la reattività e la precisione di una superberlina moderna.

Dal punto di vista estetico, il restomod si concede qualche licenza poetica che non ha mancato di far discutere. I passaruota allargati, l’alettone posteriore pronunciato e l’emblema frontale di dimensioni extra-large sono dettagli che spostano l’ago della bilancia verso un look decisamente audace. All’interno, la rivoluzione è totale: via le finiture anni Settanta, spazio a una plancia completamente riprogettata secondo il linguaggio della nuova Classe S, con schermo OLED centrale da 12,8 pollici, quadro strumenti digitale e sedili sportivi in pelle Nappa che abbracciano pilota e passeggeri. È un ambiente che mescola passato e futuro senza alcun timore reverenziale.

Non sorprende che la presentazione del Final Boss abbia diviso la platea del SEMA. Da un lato, c’è chi ha lodato la perfezione dell’adattamento tecnico, sottolineando come un lavoro di tale portata non sia affatto banale. Dall’altro, non sono mancati i puristi che hanno storto il naso di fronte alle scelte stilistiche, giudicando sproporzionato l’alettone e troppo marcato l’emblema frontale, quasi a voler gridare al mondo la sua nuova identità. Nei commenti social, qualcuno ha addirittura parlato di un’estetica “AI-generated”, un’accusa che, più che una critica, è il segno dello stupore di fronte a un accostamento così ardito tra forme classiche e dettagli da concept car.

Il progetto restomod di S-Klub LA non è solo un esercizio di stile, ma una vera e propria provocazione. Solleva domande che dividono la community degli appassionati: è lecito trasformare un’icona del patrimonio automobilistico con interventi così radicali? Oppure si tratta di un atto d’amore, un modo per restituire vita e attualità a modelli che rischierebbero altrimenti di finire confinati nei musei? Di certo, la Mercedes 600 Pullman reinterpretata da S-Klub LA è destinata a far parlare di sé ancora a lungo, perché incarna il paradosso di un’epoca che vuole celebrare il passato senza rinunciare alle prestazioni, alla sicurezza e alla tecnologia di oggi.

In fondo, è proprio questa tensione tra memoria e innovazione a rendere affascinante il fenomeno restomod. E il Final Boss, con i suoi 1000 cavalli sotto una pelle d’epoca, ne è l’esempio più clamoroso: una sfida lanciata senza paura, che non cerca il consenso ma il confronto. E forse, proprio per questo, è destinato a diventare una nuova pietra di paragone per chi sogna di vedere il meglio dei due mondi – tradizione e futuro – finalmente insieme, anche a costo di qualche polemica di troppo.

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