Revisione moto: cambia la direttiva europea

Dal 20 maggio entrerà in vigore una nuova direttiva dell’Unione Europea riguardante la revisione dei veicoli, anche a due ruote. Ci sarà l’introduzione di un certificato di revisione.

Revisione moto: cambia la direttiva europea

di Tommaso Giacomelli

17 Maggio 2018

Ci sono dei cambiamenti in vista per quanto riguarda la procedura di revisione delle moto. Infatti dall’Unione Europea arriva una nuova direttiva, la n. 2014/45, in vigore dal 20 maggio, che andrà ad incidere su tutti i Paesi facenti parte dell’Unione Europea. I cambiamenti saranno molteplici, il primo dei quali riguarda l’introduzione di un nuovo certificato di revisione, sul quale verranno segnati tutti i dati del veicolo verificati nel corso della revisione, chilometri compresi. Questo atto serve a tutelare i compratori, specialmente quando sono alle prese con l’acquisto di un usato, per evitare eventuali truffe sullo status del veicolo a due ruote.

Questo nuovo documento oltre ad annotare i chilometri reali del veicolo, che saranno da quel momento visibili a chiunque sia direttamente sul sito internet Portale dell’Automobilista sia sul documento unico di circolazione. Quest’ultimo è un nuovo attestato in vigore dal 1 luglio 2018 che sarà l’unione del certificato di proprietà e della carta di circolazione. Insieme ai chilometri, sul nuovo certificato di revisione verranno registrati anche i risultati di tutte le prove eseguite e il valore ottenuto all’interno della revisione; tutti dati che poi verranno inviati al Ministero dei Trasporti.

Quello che non cambia è la periodicità dell’obbligo di revisione: per ciclomotori, moto e scooter adibiti ad uso privato il primo controllo dev’essere effettuato dopo quattro anni dalla prima immatricolazione, le successive revisioni andranno fatte con una scadenza biennale. Non cambiano nemmeno i soggetti adibiti ad effettuare la revisione: la Motorizzazione Civile e i centri di revisione autorizzati. Con queste nuove misure si dovrebbe instaurare un meccanismo atto ad inibire il regime dei furbetti, che in Italia ha tanto attecchito. Scalare i chilometri sui veicoli a due e quattro ruote è un reato, e questo certificato dovrebbe garantire un maggior incentivo a fermare questo malcostume e a fornire una garanzia in più verso il privato.

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